Tagli di Poste Italiane: Nardi e il Pd difendono gli uffici apuani che rischiano la chiusura

Tagli di Poste Italiane: Nardi e il Pd difendono gli uffici apuani che rischiano la chiusura

un-ufficio-postale_01MASSA – L’annunciata privatizzazione di Poste Italiane e le conseguenze che tale misura potrebbe portare sul territorio nazionale e sui comuni, ha suscitato reazioni diverse reazioni da parte di associazioni di consumatori, sindacati  e politica. La settimana scorsa, dopo avere raccolto le preoccupazioni e le richieste di intervento da parte di amministratori comunali e regionali, il sottosegretario allo Sviluppo economico ha organizzato un incontro che si è tenuto oggi al Ministero dello Sviluppo economico tra il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli, l’a.d. di Poste Italiane Francesco Caio e il presidente dell’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni Angelo Cardani. Dalla riunione – spiega il Ministero in una nota – è emerso che “il confronto con Regioni e Comuni precederà la fase attuativa del piano di razionalizzazione degli uffici postali”.

Poste Italiane – prosegue la nota – “si è impegnata a coinvolgere Regioni ed enti locali per spiegare come servizi innovativi assicureranno la tutela del servizio universale per i cittadini. Il piano di chiusura degli uffici postali previsto nel 2015 è conforme ai criteri fissati dalla delibera Agcom: spetterà all’Authority – come da sue prerogative – verificare il rispetto degli obblighi del piano annuale fissati dal decreto 7 ottobre 2008 sulla distribuzione degli uffici postali sul territorio”.

La decisione di ‘razionalizzare’ presa da Poste Italiane, però, non è vista di buon occhio dalla politica: tra i parlamentari che hanno deciso di far luce sulla vicenda e scongiurare la riduzione del numero di uffici postali c’è l’onorevole apuana del Pd Martina Nardi, una dei firmatari dell’Interrogazione – a risposta scritta – presentata dal Partito Democratico alla Camera dei deputati e rivolta al Ministro per lo Sviluppo Economico Federica Guidi.

Martina Nardi e altri 67 iscritti al Pd, guidati dal Presidente dell’Intergruppo Parlamentare per lo Sviluppo della Montagna Enrico Borghi hanno presentato la domanda seguente: “Quali azioni il Ministro intenda intraprendere per garantire il rispetto dei disposti stabiliti dall’Autorità per il Garante delle Comunicazioni in ordine al divieto di chiusura degli uffici postali nelle aree svantaggiate. E conseguentemente favorire una concertazione tra la direzione di Poste Italiane Spa e le amministrazioni locali, al fine di
scongiurare la possibile chiusura degli uffici postali nei comuni più piccoli del territorio nazionale. Nonché come si intenda intervenire per evitare che decisioni unilaterali assunte da Poste Italiane Spa arrechino disagi ai cittadini utenti, che non vedono garantita l’effettiva erogazione di un servizio pubblico di qualità, nel rispetto
dell’accordo siglato fra le Poste Italiane Spa e lo Stato”.

Il ridimensionamento del servizio di Poste Italiane in aree marginali, rischia di colpire – nuovamente – i comuni dell’intera provincia apuana, che per la sua particolare conformazione geografica presenta significativi agglomerati urbani insediati proprio nelle aree montane – dunque marginali – i quali, anche a fronte di volumi di traffico bassi e di costi di esercizio ritenuti alti, non possono comunque essere abbandonati.

A livello nazionale l’ipotesi di chiusura riguarderebbe 455 uffici postali e la riduzione degli orari di apertura in 608. L’onorevole Martina Nardi ha inoltre precisato che “Poste Italiane non può
perseguire logiche di guadagno a scapito delle esigenze della collettività, sacrificando uffici che ritiene ‘improduttivi’ o ‘diseconomici’, senza considerare che rappresentano un punto di riferimento per i cittadini dei piccoli comuni”. Ora si attende la risposta del Ministro, che dovrà arrivare in tempi brevi poiché il piano di Poste Italiane dovrebbe divenire effettivo dal prossimo 13 aprile.

Davide Lazzini
12 febbraio 2015

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