Federprivacy: attenzione ai dati rilasciati ai consulenti medici online

Federprivacy: attenzione ai dati rilasciati ai consulenti medici online

DOTTORE-PAZIENTEFIRENZE – Il rapporto tra dottore e paziente durante una visita medica, si caratterizza da sempre per un certo livello di fiducia che si viene a creare tra il professionista – che manterrà il riserbo sul nostro stato di salute – e i pazienti, che possono confidare al proprio medico le loro condizioni di salute sicuri di essere tutelati anche da un codice deontologico.

Il problema che sta però emergendo va a minare le sicurezze fin qui assodate e tipiche del rapporto faccia a faccia: se le stesse informazioni che un paziente dà a un medico venissero invece richieste attraverso il form di contatto di un sito internet, il livello di riservatezza riscontrato tra professionista e sottoposto rimarrebbe tale? la scarsa trasparenza è un catalizzatore di dubbi su come saranno realmente impiegati i nostri dati più riservati.

Con il progredire delle nuove tecnologie e del web 2.0 sta prendendo campo anche la consulenza medica online, che può spaziare da referti scaricabili da siti web, consultazioni mediche e arriva anche a richieste di pareri e preventivi per operazioni di chirurgia estetica. Qui sorge il problema in questione: nonostante le informazioni riguardanti la salute del paziente siano classificate dal nostro Codice Privacy come ‘dati sensibili’ – per questo soggette a misure di protezione specifiche dalla normativa in materia di protezione dei dati personali – le vicende legate alla tutela della riservatezza in ambito sanitario hanno sempre richiesto speciale attenzione da parte del Garante, che di recente ha preannunciato 200 ispezioni entro la fine dell’anno per verificare – oltre all’adozione delle misure di sicurezza – anche l’impiego di programmi e software che prevedono la conservazione di dati sensibili presso terzi e la loro eventuale condivisione. Le ispezioni coinvolgeranno anche medici di base e pediatri.

L’allerta innescata dal Garante, è divenuta un vero e proprio allarme rosso per ospedali, cliniche, laboratori di analisi, studi medici, dentisti, chirurghi estetici e altri professionisti dei settori sanitari. A levare il sonno ai diretti interessati, ci sono i risultati di una ricerca condotta da ‘Federprivacy’, la quale ha evidenziato che il 17% dei siti web che svolgono attività legate alla salute violano il Codice della Privacy in quanto non forniscono all’interessato l’informativa per spiegare come saranno trattati i suoi dati personali. In molti casi si omette persino di chiedere il consenso per essere autorizzati a trattare i dati sensibili.

Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy ha dichiarato: “Per quanto riguarda il settore sanitario, dei 1.690 siti web fuorilegge, ben 292 sono riferiti ad attività sanitarie, per un ammontare di circa 3 milioni e mezzo di euro in sanzioni amministrative. Questo senza contare le omissioni delle richieste di consenso,del trattamento dei dati, per le quali sta alle autorità giudiziarie verificare se vi sono implicazioni penali. Sta di fatto – prosegue il presidente – che quello dei 2.500 siti esaminati nel corso dello studio è un campione che corrisponde ad un millesimo del totale dei 2 milioni e mezzo di siti italiani, per cui il fenomeno delle violazioni alla privacy in internet assume dimensioni preoccupanti anche per i settori legati alla salute, laddove i cittadini si aspettano di essere maggiormente tutelati dalla legge. In attesa che il Garante effettui le ispezioni annunciate, e auspicando che svolga nel contempo anche i controlli nei siti web dei trasgressori, consigliamo a tutti i cittadini che si rivolgono a prestazioni mediche attraverso internet di verificare con attenzione che ricevano una informativa trasparente, stampando e conservando il documento prima di dare il consenso, perchè possano eventualmente utilizzarlo come prova nel caso in cui si accorgessero che i dati che li riguardano non sono stati trattati correttamente”.

E’ infatti un diritto dell’interessato, quello di ricevere un`idonea informativa sul trattamento dei dati personali per poter essere in grado di scegliere se prestare o meno il proprio consenso, e l’art. 161 del Dlgs 196/2003 punisce le infrazioni a tale prescrizione con sanzioni pesantissime che vanno dai 6.000 ai 36.000 euro, cifre che possono essere anche raddoppiate se tali violazioni coinvolgono numerosi interessati, come nel caso dei siti internet accessibili al pubblico, o addirittura quadruplicate se il contravventore è un soggetto facoltoso. Attenzione dunque a rilasciare i propri dati sensibili a spasso per il web, potrebbero finire nelle mani sbagliate e trasformarsi in un’arma molto pericolosa.

Davide Lazzini
27 settembre 2014

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook