Le impronte digitali non bastano a difenderci

Le impronte digitali non bastano a difenderci

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Il repentino sviluppo tecnologico ha portato sempre più spesso a problemi di sicurezza e privacy. È un tema frequente ed alla portata di tutti, tanto che anche nei social network, come Facebook, sono stati introdotti sistemi per decidere chi può visualizzare i nostri contenuti. L’imperativo è difendere. Difendere i nostri dati, le nostre informazioni, i numeri della nostra carta di credito. Non si parla, qui, di grandi aziende, di governi, ma di persone comuni, il consumer medio, sempre più immerso nello sviluppo tecnologico, ma sempre più a rischio se non si prendono le giuste precauzioni. La soluzione, o meglio, una delle soluzioni, oltre le classiche password e sistemi OTP, sembrava essere il sistema biometrico: il più diffuso è il riconoscimento delle impronte digitali. Immaginate di avere la possibilità di autorizzare un pagamento soltanto grazie alle proprie impronte: chi potrebbe mai bypassare un sistema di sicurezza simile? Jan Krissler, hacker meglio noto come Starbug, ci è riuscito. Questi ha dichiarato di essere riuscito a riprodurre le impronte digitali del ministro della difesa tedesco, partendo da una semplice foto. Si, da una comunissima foto è riuscito a replicare la sua impronta. Nemmeno il sistema biometrico sembra reggere. Per quanto riguarda gli smartphone il problema non si pone: vi è sempre bisogno di avere il dispositivo stesso. Ma in alcuni paesi del mondo sono stati adottati sistemi biometrici nelle operazioni di voto, o per alcune serrature e cancelli. I sistemi biometrici si basano su elementi statici: non solo impronte, ma anche, ad esempio, il riconoscimento del volto. Nel prossimo futuro si cercherà di utilizzare elementi dinamici, difficilmente riproducibili, se non impossibili.

Marco Piacentini

3 gennaio 2015

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