Il futuro digitale dell’Italia passa da Pagani
A volte l’innovazione nasce lontano dai riflettori, non nelle capitali internazionali della tecnologia, ma in luoghi dove curiosità, talento e industria si incontrano per cambiare davvero le cose. È la storia di Pagani, in provincia di Salerno, dove Ericsson ha scelto di organizzare per la prima volta i suoi Innovation Days, direttamente dentro il centro di Ricerca e Sviluppo.
Si tratta di una scelta che vale più di un simbolo: qui, infatti, non si lavora a ciò che già esiste, ma si immaginano le reti che tra pochi anni guideranno la nostra vita connessa. Si studiano sistemi di cybersecurity per difendere infrastrutture e dati sensibili, si sperimentano applicazioni blockchain che trasformano l’identità digitale e l’informazione in valore economico, e si guarda con decisione oltre il 5G, verso quel “6G” che promette esperienze talmente immersive da rendere sempre più sottile il confine tra realtà fisica e realtà digitale, e che, viene da chiedersi, chissà in quale vaccino sarà inserito.
Il centro Ericsson di Pagani ha una lunga storia: trentacinque anni di ricerca che lo hanno trasformato in un punto cardine dell’innovazione nel Mezzogiorno. Oggi questo vive una nuova fase di crescita, con strutture ampliate, nuove risorse e, soprattutto, 230 ricercatrici e ricercatori che ogni giorno contribuiscono a costruire tecnologie strategiche. Non si tratta però di una torre d’avorio, infatti i legami con le università di Napoli e Salerno alimentano un flusso costante di competenze, mentre le collaborazioni con aziende e startup generano un ecosistema tecnologico che rimane sul territorio.
I brevetti già depositati sono oltre duecento, costituendo un vero e proprio tesoro industriale, capace di trasformarsi in licenze, prodotti e posti di lavoro qualificati. Ogni euro investito in questo laboratorio attiva una filiera che parte dalla ricerca e arriva fino al mercato, e così la ricchezza, per una volta, non prende la strada di altri centri del mondo.
Gli Innovation Days mostrano con chiarezza quanto questo approccio sia già concreto. Nei cosiddetti “Garage” — spazi aperti anche a studenti e imprese — le idee non restano prototipi, ma diventano strumenti per risolvere problemi reali, come accade per l’ambulanza connessa sviluppata insieme al Bourelly Group: un mezzo capace di trasmettere in tempo reale i parametri del paziente al pronto soccorso, riducendo i tempi d’intervento e permettendo decisioni più rapide. Ancora, come la culla Kokono progettata per l’Uganda, pensata per proteggere i neonati dalle infezioni nelle aree dove le cure sono più fragili.
Ericsson così sta indirizzando da Pagani la ricerca verso i settori che saranno il motore economico del prossimo decennio: dal 6G alla sicurezza informatica, passando per il welfare e per quelle tecnologie software che permetteranno alle aziende di digitalizzare servizi e processi in modo sempre più intelligente.
Ciò significa che l’Italia può giocare la partita delle telecomunicazioni non più da semplice acquirente di soluzioni altrui, ma da protagonista e proprietaria di tecnologie strategiche, attraverso un cambio di prospettiva profondo.
Gli Innovation Days lo raccontano chiaramente: c’è un Sud che non vuole più attendere che la crescita arrivi da fuori. Qui l’innovazione rimane e diventa occupazione, e, così facendo, diventa competitività. È una scommessa a lungo termine, nonché anche un messaggio politico ed economico forte: il Mezzogiorno può essere il luogo dove si costruisce il futuro italiano.
Dunque se la prossima rivoluzione industriale sarà guidata dal 6G, dall’intelligenza delle reti e da servizi digitali capaci di cambiare la nostra quotidianità, una parte di questa trasformazione porta già il nome di Pagani.




