La vita agra di Miracolo a Milano in scena al Piccolo Teatro
Miracolo a Milano, con la regia di Claudio Longhi è al Teatro Strehler di Milano sino al 1 aprile 2026. La trasposizione teatrale di Paolo Di Paolo dell’omonimo film di De Sica del 1951 è sicuramente un omaggio alla città meneghina, al suo mito e all’umanità che la abita.
Ma anche alla relazione di impegno civile tra questa e il Piccolo Teatro. Che il 14 maggio 1947 tra le macerie del dopoguerra, sceglieva come spettacolo di apertura L’albergo dei poveri di Gor’kij per osservare attraverso la lente della povertà, la città stessa.
E poi c’è lei, Giulia Lazzarini in scena a 92 anni. Sintesi straordinaria della città di Milano e del teatro italiano dal dopoguerra ad oggi, che recita come un soffio leggero e luminoso, incarnando il miracolo della vita e del teatro.
Miracolo a Milano, concepito come operetta milanese brechtiana, è la nuova produzione del Piccolo Teatro.
Sul palco più di 40 attori si muovono sulle scene di Guia Buzzie, indossano i costumi di Gianluca Sbicca e parlano in dialetto milanese (più o meno originale).
Formano una massa grigia, disarticolata, così diversa da quella fiera, avvolta da una luce vagamente mistica, di Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, opera-manifesto di una auspicata palingenesi sociale.
I poveri infatti nella Milano del dopoguerra possono volare, ma neanche un miracolo può farli marciare sicuri e compatti verso il futuro luminoso, verso il riscatto degli umili immaginato tra la fine dell’800 e l’inizio del 900.
In Miracolo a Milano infatti, nonostante scope volanti e colombe magiche, non c’è più l’orizzonte sociale.
I tempi del film sono dilatati. Immagini dello stesso, vengono proiettate in bianco e nero su uno schermo dalle dimensioni del boccascena.
Gli attori sembrano dunque muoversi su più fasi temporali e assi spaziali. Sembrano essere sul palco, nello schermo e sul proscenio dove arrivano attraversando le due porte poste sui due lati del velatino talvolta interagendo col pubblico. Come se passato e presente fossero solo apparentemente lontani.
Ambientato a Milano, racconta la storia di Totò, un sorprendente Lino Guanciale, trovato neonato sotto un cavolo dalla dolce Lolotta, l’eterea Giulia Lazzarini. Lei lo alleva con cura e amore sino alla sua morte.
Dopo la quale, il bimbo viene mandato in orfanotrofio, il Martinitt simbolo secolare di assistenza e filantropia meneghina. Ne esce a 18 anni con una sola valigia come compagna, rubatagli dopo poco da un ladro. Totò allora lo insegue sino ad arrivare in piena periferia dove i due si fermano e diventano amici.
Il ladro in realtà abita in una baracca. Intorno a lui ce ne sono tante altre, dove i molti sfollati di guerra hanno trovato alloggi fatiscenti.
Praticare la distanza: guardare la Milano di ieri per capire meglio quella di oggi
Questi poveracci compongono una massa informe e disarticolata. Sono vestiti di stracci dalle tante variazioni di grigio, come le loro esistenze. Dal giorno successivo Totò, augurando a tutti quegli abitanti poveri e straccioni un “ Buongiorno” carico di speranza e positività, li convince a migliorare quella baraccopoli.
Le giornate piene di lavoro, fatica e fame, si susseguono in bianco e nero, ma con un nuovo sentimento di fratellanza e di militanza civile.
Sullo sfondo un’Italia dove si va profilando il miracolo economico degli anni 60, ma anche la sua “ vita agra” nonostante la radio e gli elettrodomestici che cominciano ad entrare nelle case. Mentre Sanremo presenta il suo primo festival.
Quando poi, per caso trovano il petrolio, ecco arrivare il capitalista. Estende da subito la sua ombra come un avvoltoio su quell’appezzamento che vuole sgombrare con modi apparentemente suadenti. Ma i poveri si ribellano e sono pronti a combattere con i pochi mezzi a disposizione.
In un picco di realismo fantastico e fiabesco che è il registro narrativo del film, arriva la prima grande magia: Totò sente la voce della mamma “Lolotta” che dal cielo gli offre una colomba bianca con cui arriva a fare i miracoli. Sconfigge apparentemente la polizia e esaudisce molti desideri di quei poveri abitanti.
Ma dopo la polizia, arriva l’esercito con i cannoni, eco di quelli utilizzati da Bava Beccaris per sedare i moti del pane.
E i poveri sono caricati dalla polizia visto che, nel frattempo gli angeli, gelosi della colomba miracolosa, l’hanno rubata. Come se anche Dio avesse abbandonato i poveracci. Ma la dolce Lolotta ritorna ancora e ne offre un’altra al buon Totò.
E allora vedrete levarsi in volo sulla piazza del duomo, le scope con a bordo questa massa informe e grigia pronta a cercare fuori dal mondo un posto dove Buongiorno voglia ancora dire Buongiorno.
Lo spettacolo, malgrado la durata che supera le tre ore, non stanca. Con i suoi 46 attori, molti dei quali frequentano ancora la scuola del Piccolo, ci offre vitalità e energia contagiose.
La regia inoltre inserisce dati statistici che mettono a confronto il 1951 con il 2026.
Aldilà di quello relativo al consumo settimanale di carne, che ricorda il pollo delle statistiche di Trilussa, questi dati rimandano a quelli enunciati in La vita agra di Branciardi e rimbalzano all’oggi.
Tutto ciò che è medio aumenta, compreso però il numero dei poveri. Che devono imparare a “non collaborare tra loro” per non essere mai protagonisti di impegno civile.
Questa massa informe e grigia infatti, dà noia e fa paura da sempre. Anche oggi, all’ombra della Milano patinata, dove la carenza abitativa popolare è più che mai un problema e la soglia della povertà è in continua crescita.
Non è un caso che quando il film uscì nel 1951, ebbe un’accoglienza negativa sia a destra, in quanto considerata eversivo e comunista, che a sinistra perché visto come consolatorio e con vena “angelica”. Nessuno poteva accettare infatti che i protagonisti fossero poveri con la voglia semplicemente di vivere in pace.
Teatro Strehler
dal 4 marzo al 1° aprile 2026
Miracolo a Milano
di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, trasposizione teatrale Paolo Di Paolo
regia Claudio Longhi
scene Guia Buzzi, costumi Gianluca Sbicca, luci Manuel Frenda
visual design Riccardo Frati
dramaturg Lino Guanciale, Corrado Rovida
assistente alla drammaturgia Davide Gasparro
assistenti alla regia Davide Gasparro e Giulia Sangiorgio
assistente costumista Marta Solari
Interpreti Personaggi
(in ordine alfabetico)
Daniele Cavone Felicioni Baraccato Alfredo il ladro, Dottore, Signore borghese, Brambi, Giornalista Michele Dell’Utri Dottore, Giornalista, Rappi, Generale
Lino Guanciale Totò
Giulia Lazzarini Lolotta
Diana Manea, Baraccata Marta signora ex borghese, Segretaria orfanotrofio,
Signora dal parrucchiere, Rappresentante cioccolato Fano,
professoressa Adalgisa
Mario Pirrello Mobbi
Sara Putignano Edvige, Direttore orfanotrofio, Spettatrice Scala
Giulia Trivero Annunciatrice radiofonica, Segretaria orfanotrofio, Signora dal parrucchiere
e con le allieve e gli allievi del corso “Luca Ronconi” della Scuola di Teatro “Luca Ronconi”
del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
Orari: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30
(salvo mercoledì 25 marzo, ore 15 riservata per le scuole); domenica, ore 16. Lunedì riposo.




