Loco al Teatro Parenti, un viaggio identitario vertiginoso
La Compagnia Belova–Iacobelli con il suo stile inconfondibile di teatro di figura torna nuovamente al Teatro Franco Parenti di Milano con Loco. Lo spettacolo diretto da Natacha Belova, in spagnolo sovratitolato in italiano, è andato in scena il 10 e 11 aprile 2024.
Loco: un capolavoro di incanto, ironia, umiltà e delicatezza che indaga sui meccanismi con cui si alimentano realtà e finzione.
Sul palco semibuio e vuoto, ad eccezione di un grande letto che si trasforma continuamente in cose e luoghi, si muove una marionetta ibrida dalle dimensioni reali. Ha il volto triste, contratto. Due attrici, le bravissime Marta Pereira e Tita Iacobelli, le danno voce e movimento, prestandole una gamba e un braccio ciascuna.
I loro capelli castani talvolta si uniscono nel chiaro scuro della scena e formano una macchia informe, un’ombra ancora più nera. Tutto sembra infatti spesso destrutturato e moltiplica le latenti potenzialità creative del teatro di figura offrendo allo spettatore una libertà inusuale e incantatrice, sempre piena però di compassione. La marionetta ibrida rappresenterà la società benpensante ed ipocrita, i sogni grandiosi del protagonista e la sua malattia.
Loco: la Compagnia Belova–Iacobelli torna a lavorare su un testo russo.
Se l’anno scorso, sempre al Teatro Parenti, la riflessione era su Il Gabbiano di Cecov (Tchaika), ora è su un lavoro di Gogol: Le memorie di un pazzo.
É la storia di un povero funzionario, Popriščin, nella Pietroburgo zarista stratificata in gerarchie sociali rigidissime. Lavora nello studio di un uomo importante. Ne ricopia gli scritti e tempera le matite.
Pensa intelligentemente ma fa dei raccordi sempre più assurdi che, seppure muovono al riso, tendono a scivolare lentamente nella pazzia, unica difesa da una vita sguaiata.
La sua testa è un formicolio di pensieri che si attorcigliano tra loro, tra cani che scrivono lettere e pesci fantastici che appaiono durante i sogni. Per questo il palco talvolta è invaso da bisbiglii incomprensibili, quasi un concerto di tarli che lentamente corrodono un bel mobile di legno.
É innamorato della bella figlia del capo, Sofia. E forse questo amore umano ma considerato folle perché socialmente inammissibile in una società disumana, più che il suo stato sociale da “umiliato e offeso”, è la causa della sua malattia. Che però gli consente di cambiare la sua umile identità ed arrivare ad essere Re di Spagna.
Per questo ci si abbandona dolcemente, con poesia e con quel riso beffardo di chi sa che il mondo è ingovernabile e crudele e non cerca più di controllarlo.
In Loco la lingua rivoluziona l’universo della forma
La lingua antipsicologica che la Compagnia Belova–Iacobelli crea, è conforme alla percezione del mondo che ha la marionetta.
Ci sembra infatti che il fulcro della pièce più che nella storia in sé, sia in questa tessitura linguistica non strutturata, riprodotta con mimica, sussurri e articolazione della voce dalle due bravissime attrici. Tra confessione, declamazione patetica, espressioni melodrammatiche-sentimentali in un frullato di effetto fonico spesso bisbigliato che tocca l’anima.
Anche senza conoscere la storia di Gogol, sentiamo questa marionetta vicina, vittima come molti di noi, di un mondo alla rovescia. Ci incanta la sua narrazione mimica e declamata mentre è assalita da pensieri che non le danno tregua.
Ci sembra infatti che, nonostante il buio della scena e della malattia, quell’unico fascio di luce che la illumina faccia luce anche sulla sua piccola grande vittoria su se stessa e sulla società: l’aver mantenuto, grazie al suo delirio, un calore di vita in una società disumana.
Teatro Franco Parenti
Via Pier Lombardo 14, Milano
www.teatrofrancoparenti.it
Loco
drammaturgia e regia Tita Iacobelli
messa in scena, drammaturgia, disegni della scena e teatro di figura Natacha Belova
con Marta Pereira e Tita Iacobelli
coreografia e occhio esterno Nicole Mossoux
assistente alla drammaturgia e occhio esterno Raven Rüell
disegno luci Christian Halkin
burattini Loïc Nebreda
disegno sonoro e musica Simón González
costumi Jackye Fauconnier
assistente all’allestimento e alla scenografia Camille Burckel de Tell
produzione Javier Chávez
produzione artistica Daniel Córdova
luci Gauthier Poirier dit Caulier
si ringrazia per il contributo artistico Sophie Warnant
uno spettacolo di Compagnia Belova–Iacobelli
produzione Théâtre National Wallonie-Bruxelles / Théâtre de Poche Bruxelles / L’Atelier Théâtre Jean Vilar Louvain-la-Neuve / Maison de la Culture de Tournai / Festival Mondial des Théâtres de Marionnettes Charleville-Mézières / Fondation Corpartes Santiago Chili / Le théâtre de la Cité de Toulouse
con il supporto di Fédération Wallonie–Bruxelles Arts de la scène.
Spettacolo in lingua spagnola con sovratitoli in italiano.




