Il rivoluzionario errante: Vite, utopie e fallimenti di Nikolaj Sudzilovskij
Nell’intimità della semplice ma accogliente sala della Cavallerizza, nel cortile del bel Teatro Litta di Milano, dal 20 al 25 febbraio 2024 va in scena Il rivoluzionario errante, Vite, utopie e fallimenti di Nikolaj Sudzilovskij.
È liberamente tratto dal libro di Claudio Facchinelli, “Lumpatius Vagabundus. Sulle tracce di Nikolaj Sudzilovskij medico e rivoluzionario”. Lumpatius è la latinizzazione del termine lumpen, straccio, usato da Marx per identificare il sottoproletariato( lumpenproletariat).
Lo spettacolo vuole essere un omaggio al russo Nikolaj Sudzilovskij ancora sconosciuto in Italia e alla sua passione civile e politica.
Ma prima ancora è un gesto d’amore toccante della moglie dello scrittore, Rosana, che come regalo per il suo, di lui, ottantesimo compleanno, ha pensato di far vivere sul palco le parole scritte dal marito e ricomposte per la scena dalla brillante penna di Tommaso Urselli.
Nikolaj Sudzilovskij, classe 1874, fu un nobile, medico, politico, rivoluzionario, scienziato, viaggiatore, costretto per i suoi ideali “sovversivi” a lasciare la Russia e non tornarvi più. Vedeva infatti l’educazione, l’assistenza sociale e la sanità come diritti per tutti. La medicina, diceva, è uno strumento di rivoluzione e come tale deve arrivare ovunque.
Sognava infatti una sorta di “Clinica Mobile” per i poveri, capace di spostarsi ovunque. Proprio come lui, grande viaggiatore, che attraversò Europa, Oriente e America.
L’America, immaginata, sognata, fantasticata, lo deluse. Anche per l’ostilità mostrata dal vescovo russo, terzo occhio della polizia russa, che lo presentò subito alla comunità come ateo, nichilista e sovversivo.
Anche alle Hawai, dove inizialmente fu salutato come eroe per aver sfidato la prepotenza dei latifondisti, arrivando ad essere eletto presidente del senato, venne poi calunniato e costretto ad andarsene. Morirà in Asia, povero e dimenticato. Un “lumpen” appunto.
La drammaturgia leggera di Tommaso Urselli ce lo presenta in una luce estiva. Mario Sala è vestito di chiaro, su una scena dove dominano una grande poltrona di vimini, stile equalorial-coloniale, ed una enorme voliera.
Al suo interno c’è seduto un “grande pappagallo antropizzato ”. È Angelo Tronca che, con tanto di piume colorate e in un grammelot simil-russo, inizialmente racconta la biografia di Sudzilovskij.
Durante lo spettacolo sarà proprio questo pappagallo a interloquire, talvolta un po’ troppo, con il medico. Ciò fa ridere il pubblico e rompe la solitudine cosmica del medico che si abbandona ad un flusso di coscienza. Che, se discontinuo da un punto di vista cronologico, geografico ed emotivo, segue le fil rouge dei suoi ideali.
La regia di Alberto Oliva armonizza i diversi registri. Lascia così emergere l’utopia attiva e rivoluzionaria di questo donchisciotte della rivoluzione sempre pronto a non chiudere gli occhi e a combattere dominio, prepotenza e arroganza.
Una di quelle figure di cui ci sarebbe molto bisogno anche oggi. Forse per questo Urselli decide di chiudere lo spettacolo facendo tuffare questo sognatore di una religione panica e profonda, nel mediterraneo di oggi. Il luogo non è indicato, ma possiamo immaginarlo non lontano da Lampedusa, o da Cutro o dalle spiagge turche, tra scarpe, vestiti e corpi di migranti galleggianti.
Il rivoluzionario errante, Vite, utopie e fallimenti di Nikolaj Sudzilovskij
con Mario Sala e Angelo Tronca
drammaturgia Tommaso Urselli
regia Alberto Oliva
produzione A.M.A. Factory
martedì 20 al 25 febbraio 2024 febbraio
Teatro Litta, La Cavallerizza – corso Magenta, 24




