Intervista a Roberto Reverberi, ds Bardiani: “i nostri giovani ci regalano tante soddisfazioni”

Intervista a Roberto Reverberi, ds Bardiani: “i nostri giovani ci regalano tante soddisfazioni”

bardianiQuesta mattina abbiamo contattato telefonicamente Roberto Reverberi, direttore sportivo della Bardiani Valvole-CSF Inox Pro Team, formazione composta interamente da talentuosi corridori italiani, per lo più giovanissimi. Reverberi, da tantissimi anni nel mondo del ciclismo, ha analizzato il positivo 2013 del greenteam: “Abbiamo fatto bene, ma abbiamo ottenuto anche molti secondi posti che potevano tramutarsi in vittorie con un po’ di esperienza in più dei ragazzi. Però, ovviamente, quando si hanno così tanti giovani nel Team ci sta che le cose vadano in questo modo. Il prossimo anno, con maggior esperienza, contiamo di poter vincere qualcosa in più.”

Ciò che stupisce della Bardiani è sicuramente l’età media, quest’anno la più bassa nel mondo professionistico del ciclismo. Da anni la politica del greenteam è chiara, centrata sui giovani talenti del Bel Paese: “La nostra politica non può prescindere dal budget. Non abbiamo un fondo esagerato e infatti quando i nostri corridori iniziano a essere appetibili per squadre Pro Tour è difficile trattenerli, quei Team tirano fuori cifre da capogiro. Noi con questa politica andiamo avanti da più di 30 anni, non facendo il passo più lungo della gamba, ma cercando di fare le cose fatte per bene. È una bella soddisfazione ugualmente, soprattutto quando i nostri riescono a emergere. La scelta di lavorare solo con corridori italiani, in tutta onestà, è venuta casualmente quando avevamo Colnago come primo sponsor. Si parlava della strategia da intraprendere ed è emersa questa scelta. Poi l’abbiamo portata avanti, perché alla fine ha dato i suoi frutti. Quando emergono, i corridori italiani fanno parlare molto di più, soprattutto da noi in Italia.”

Con Reverberi abbiamo poi puntato l’attenzione su Marco Coledan, autore di un finale di stagione pazzesco su pista: “gli abbiamo lasciato lo spazio per correre in pista, ha dei mezzi notevoli, un motore davvero eccezionale. La Federazione vuole rilanciare la pista, quindi è giusto concedere i propri corridori per la causa. Per il 2014 cercheremo di dare più spazio a Coledan sulla strada per fargli fare il salto di qualità. Se arrivasse al peso forma ad inizio stagione, quando ci sono le corse più adatte alle sue caratteristiche, potrebbe ottenere grandi risultati, ma deve essere tirato al massimo perché ha la stazza da bersagliere.”

Pirazzi StefanoCorridore di cui non si poteva non parlare è Stefano Pirazzi, vincitore della maglia azzurra al Giro d’Italia 2013. Il corridore laziale ha dimostrato di avere forza ed energie da vendere, soprattutto quando la strada sale, aprendo scenari importanti per il Giro d’Italia 2014 della Bardiani: “Lui voleva già puntare alla classifica per quest’anno, poi l’abbiamo fatto desistere per provare a portare a casa qualcosa di sostanzioso. Il rischio, per lui, era di rimanere a mani vuote, arrivando settimo-ottavo in classifica. Chi se lo sarebbe ricordato? La maglia, invece, se la ricordano tutti. Adesso potrebbe provare a fare classifica. Però, deve imparare a essere un po’ più tranquillo, i big attaccano alla fine. Poi bisogna partire a inizio stagione con una preparazione mirata. Nel 2014, tra l’altro, al Giro ci sono tante salite finali e poche intermedie. Gli arrivi in salita, solitamente, li vincono i migliori, quindi è più difficile lottare per la maglia azzurra. Si potrebbe davvero puntare alla generale, anche per vedere dove può arrivare l’atleta.”

Tra i corridori italiani che faranno parlare molto di sé, c’è sicuramente Enrico Battaglin, classe 1989, talento cristallino del ciclismo italiano: “è andato gradatamente migliorando da Gennaio in avanti fino al Giro, dove ha ottenuto una bella vittoria. Avrebbe anche potuto vincere prima della Corsa Rosa, quando ha colto tanti bei piazzamenti. Si vedeva che stava crescendo bene. Con lui abbiamo puntato alla 4° tappa del Giro, sapevamo che senza velocisti avrebbe potuto vincere. Poi c’è stato l’infortunio e ha avuto fretta di riprendere a correre. Stava abbastanza bene a Luglio, ma non ha più trovato la condizione ideale. L’anno prossimo cercheremo di farlo partire un po’ più forte fin da subito.”

Francesco Manuel BongiornoUn corridore di cui si è parlato ben poco, e che invece meriterebbe più attenzione, è Manuel Bongiorno: “si sono spese poche parole per Bongiorno. Si è parlato molto di altri neo-professionisti che hanno fatto anche meno di lui. Bongiorno ha ottenuto davvero tanti piazzamenti importanti per essere al primo anno tra i pro. A noi ha impressionato favorevolmente perché è un uomo squadra. Sembra abbia 3-4 anni di professionismo alle spalle. Sa come muoversi, sa gestire le corse e spesso si confronta con me per decidere il da farsi. Tarderà poco a vincere.”

Per finire, con Reverberi, uomo di ciclismo da tanti anni, abbiamo discusso della preparazione degli atleti e dei tanti sacrifici che devono sopportare per emergere in questo sport: “per rendere l’idea, i nostri atleti stanno fermi al massimo 15-20 giorni l’anno. Poi c’è chi fa un po’ di corsa o piscina per differenziare l’attività e scaricare la testa. Macinano circa 30-40.000 km l’anno. Un’atleta non può fare la vita normale di tutte le altre persone, ci sono delle regole da seguire. L’alimentazione è fondamentale, insieme alla preparazione e a un adeguato riposo. Tutto deve essere monitorato e seguito dagli addetti ai lavori. Non si capiscono spesso i sacrifici che i corridori devono fare per emergere: su 1000 ne passano 10, quelli che sono disposti a fare più sacrifici.” Proprio per seguire meglio i propri corridori, la Bardiani ha rinnovato la partnership con il centro scienceofcycling Italia: “ci siamo affidati a un centro di ragazzi preparati e competenti nel loro mestiere. Non abbiamo i corridori sott’occhio tutto l’anno, ma dobbiamo comunque seguirli. Così, grazie al centro scienceofcycling noi possiamo monitorarli anche a distanza.”

Un’ultima battuta sulla trasformazione del ciclismo in questi anni: “c’era bisogno di una bella pulizia e di controlli a tappeto, perché si era arrivati a un punto morto. Adesso, nell’anti-doping siamo avanti anni luce rispetto agli altri sport. A causa di questa pulizia, agli occhi della gente siamo risultati i più sporchi di tutti, poiché facendo questa lotta sono emerse le magagne. Ma le cose sono cambiate e tanto, io vedo i giovani, la loro mentalità è molto diversa. Dico solo che serve omogeneità di giudizio nel mondo dello sport, non è giusto che esistano dopati di serie A e dopati di serie B.”

Giacomo Di Valerio

11 Novembre 2013

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