Tour de France: Beep Beep Cavendish si riveste da Cannonball!

Tour de France: Beep Beep Cavendish si riveste da Cannonball!

Mark Cavendish TourIl gruppo arriva finalmente in volata e Mark Cavendish (Opq) risponde presente, battendo senza alcuna difficoltà Edvald Boasson Hagen (Sky) e Peter Sagan (Can). Anche oggi però, le ruote veloci del gruppo hanno rischiato di ritrovarsi con un pugno di mosche in mano, a giocarsi la volata dei battuti: la fuga è stata controllata a fatica e Lutsenko è stato ripreso a soli 4 km dal traguardo. Gerrans mantiene la gialla. Da registrare una brutta caduta negli ultimi metri. Un applauso grande come una casa va a Geraint Thomas, in corsa con una frattura al bacino.

Il Tour riparte con una quinta tappa dal mal di testa: Cagnes – Marsiglia è un sali e scendi continuo e inarrestabile. Il percorso si presta a una fuga da lontano, e oggi ci provano in sei: il campione nipponico Arashiro (Eur), il kazako Lutsenko (Ast), i francesi Reza (Eur), Sicard (Eus) e Delaplace (Soj) e il belga De Gendt (Vac). Quest’ultimo, corridore fortissimo quanto imprevedibile, nei giorni precedenti sembrava avesse mandato il fratello scarso al Tour, visto che riusciva a staccarsi anche sui cavalcavia. Quel furbastro di De Gendt, invece, è uscito di classifica appositamente per potersi poi concedere una fuga in tutta tranquillità, senza far storcere il naso a nessuno. Ricordiamo la sua splendida vittoria sullo Stelvio al Giro del 2012, che gli valse il 3° posto finale in classifica. Un piacere vedere in fuga anche Reza, uno dei pochissimi atleti di colore nel mondo dei ciclisti pro. Vantaggio massimo per i battistrada: quasi 13’.

La fuga arriva? La fuga non arriva? Il gruppo deve fare bene i conti, poiché il vantaggio dei fuggitivi è considerevole. La Orica si piazza in testa al gruppo, e per i gregari di Gerrans si preannuncia una giornata tremenda. Tanto vento in faccia e tanta fatica da fare. Meglio così per loro, il Tour degli australiani rischiava di essere ricordato per il bus della squadra rimasto incastrato sotto l’arrivo di Bastia. L’andatura dei battistrada, intanto, si mantiene molto elevata, così i Lotto di Greipel e gli Argos di Kittel designano un uomo a testa per aiutare gli Orica. Poi arrivano anche gli Omega.

Ai 53 km dall’arrivo il gruppo al comando si spezza, e davanti rimangono Lutsenko, De Gendt, Arashiro e Reza. La tappa diventa entusiasmante, al cardiopalma: i chilometri al traguardo diminuiscono impietosi e i 4 battistrada rimangono lontano. I ragionieri del gruppo fanno i conti, e il distacco scende costantemente: Ai meno  49 km 6’, ai meno 39 km 5’, ai meno 29 km 3’14”, ai meno 19 km 2’. Ai 17 dall’arrivo si fraziona anche il gruppo per una caduta e Marcel Kittel rimane attardato. L’inseguimento continua comunque spedito: davanti arrivano gli Omega con Tony Martin, e quando il campione del mondo a cronometro si mette in testa al gruppo son dolori per tutti. In discesa si fa vedere anche Chavanel, e per i fuggitivi non poteva andare peggio di così. Ai meno 9 km il ritardo di Lutsenko e Reza, unici rimasti davanti, è di 16”. Ai meno 4 il gruppo è nuovamente compatto: 222 km di fuga andati in fumo e promozione per i ragionieri del gruppo.

La volata è bellissima: il gruppo davanti si divide in due file: da una parte il treno Lotto, dall’altra quello della Omega. Ancora una volta però, Trentin e Steegmans pilotano benissimo Cavendish, riuscendo a prendere il sopravvento sui rivali. La volata è lanciata benissimo e nessuno riesce ad affiancare Beep Beep Cannonball. Non c’è nulla da fare: ultimamente mettersi contro Cavendish in volata è come infilarsi nei panni di Wile il Coyote.

Per la storia. La giornata rischiava di essere storica per il Tour. I primi 3 della classifica, infatti, guidano con lo stesso tempo: la differenza per Gerrans, la fanno i migliori piazzamenti. Se Impey, buon velocista, oggi fosse arrivato davanti al compagno di 9 posizioni, sarebbe diventato il primo africano della storia del Tour a indossare la maglia gialla. Ma l’appuntamento con la storia, per l’Africa, è rimandato.

Giacomo Di Valerio

3 luglio 2013

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