È tempo di pagelle: Nibali supremo, Cavendish re delle volate, De Greef stupisce!

È tempo di pagelle: Nibali supremo, Cavendish re delle volate, De Greef stupisce!

Fight for PinkIl Giro d’Italia è finito domenica scorsa, ma un po’ già per la nostalgia della sua compagnia pomeridiana, un po’ per la spensieratezza che suscitava, la mente torna alle immagini di quest’ultima bellissima edizione della corsa rosa tirando le somme di quanto visto, con la leggerezza che si addice allo sport:

Vincenzo Nibali: voto 10. È perfetto in ogni occasione, dalla montagna alla discesa, dal modo in cui domina il podio al completino rosa che indossa come fosse uno smoking. I rivali sono annichiliti così come il tempo: non c’è stata pioggia, neve, con annesse temperature siberiane, che siano riusciti a metterlo in difficoltà anche solo psicologicamente. Ha dominato anche la natura.

Rigoberto Uran: voto 8. Migliore prestazione per il colombiano in un grande Giro, e per questo va premiato. Con l’uscita di scena di Wiggins, e con un Henao (voto 2) che pensava di essere alla cicloturistica di Vetralla e dintorni, ci si aspettava qualcosa di più da lui, che comunque torna a casa con una vittoria di tappa e un secondo posto in classifica che vale oro con un Nibali così.

Cadel Evans: voto 9. Non brillantissimo nell’ultima settimana, il campione della Bmc ha stupito ancora una volta per la tenacia da cagnaccio dimostrata anche in questo Giro. Non c’è corsa che non onori, Cadel quando si presenta a una grande manifestazione dà sempre il massimo, sulla bicicletta e ai microfoni, con il suo italiano simpaticissimo (gruppino invece di gruppetto).

Carlos Betancur: voto 8,5. La maglia bianca finale ha dimostrato tutta la sua gioventù, nonostante sia stato uno dei migliori in salita. Ha collezionato un’infinità di secondi posti e un paio di braccia alzate a Firenze, non rendendosi conto che Belkov (voto 7) aveva già stappato lo spumante. Se migliorerà nella scelta dei tempi, riuscirà ad alzare giustamente le braccia al cielo in futuro.

Stefano Pirazzi: voto 7,5. Ha ottenuto la maglia azzurra di miglior scalatore, ha animato moltissime tappe, ha bisticciato con l’amicone del gruppo Chalapud (voto 6,5), ma ha sprecato una quantità immorale di energie, che gli hanno precluso di vincere una tappa. È scattato ovunque e a ripetizione, anche sul Val Martello (tappa annullata) probabilmente. Bravo, ma troppo sprecone.

Mark Cavendish: voto 10. I tifosi inglesi lo hanno atteso perfino sul Jafferau, disperati per la disfatta di Wiggo. Ha monopolizzato gli sprint e si è aggiudicato anche la maglia rossa finale, meglio proprio non poteva fare. La squadra è stata perfetta e lui è stato altrettanto bravo a tenersi lontano dal pugile francese Bouhanni (voto 5), che ha seminato il panico in volata.

Michele Scarponi: voto 6,5. Gli è mancata forse un po’ di costanza. Purtroppo il marchigiano è uno di quelli che ha sofferto moltissimo il freddo. Le immagini del massaggiatore Lampre che scaldava le mani di Scarponi sul proprio collo rimarranno per sempre nella nostra memoria. Nonostante tutto, Michele ci ha provato ogni volta che ha potuto. Podio sfiorato, peccato.

Rafal Majka: voto 8. Mezzo punto in meno di Betancur per essersi fatto sfilare la maglia bianca proprio nell’ultimo tappone, alle Tre Cime di Lavaredo. Il talento del polacco comunque è cristallino, e sicuramente lo vedremo rivaleggiare ancora con Betancur nelle prossime grandi corse a tappe. La Polonia cresce (vedi anche Niemiec: voto 7,5).

Mauro Santambrogio: voto 8. Ha ceduto di schianto nell’ultima settimana, ma il corridore della Fantini, al primo anno da capitano dopo tanto gregariato, ha vinto una delle tappe più belle, sul Jafferau, e ha regalato una delle interviste lampo più significative della storia dopo la tappa delle Tre Cime: “Sono finito”. Fortuna per lui anche il Giro era praticamente finito.

Benat Intxausti: voto 7,5. Lo spagnolo della Movistar, zitto zitto, lascia il Giro dopo aver conquistato: la maglia rosa a Pescara, per un giorno, la vittoria di tappa a Ivrea beffando Kangert (voto 7) e Niemiec, e l’ottavo posto nella classifica finale. Non ha fatto rimpiangere Cobo (voto 1, Chi l’ha visto?), 116° in classifica, solo 4 posizioni meglio di Pozzato, pensate.

Luca Paolini: voto 9. L’attempato esordiente della Katusha si leva la soddisfazione di vincere una tappa e di indossare la maglia rosa per più di qualche giorno. Ha aiutato la squadra quando serviva per proteggere Trofimov (voto 6,5) ed è stato anche un grande personaggio davanti alle telecamere, con l’infinita querelle intorno al suo casco-scolapasta. Personaggio unico.

Giovanni Visconti: voto 9. Vince due tappe, tra cui quella del Galibier, arrivando da solo al traguardo posto nei pressi del monumento dedicato a Marco Pantani, nato nel suo stesso giorno. Il Pirata non ce l’ha fatta a rialzarsi, ma ha dato la forza a Visconti di superare il suo momento psicologico difficile. Per il siciliano, ora, inizia una nuova carriera.

Enrico Battaglin: voto 8. Il giovane italiano impreziosisce il bottino della Bardiani con la splendida vittoria di Serra San Bruno e il secondo posto a Pescara. Ottimo risultato per una delle promesse del ciclismo italiano che ha rischiato seriamente di smarrirsi. Peccato per la caduta con annesso ritiro, ma niente proibisce di dire: bentornato Enrico!

Francis De Greef: voto 10. Quest’uomo è geniale, non c’è nulla da fare. Nella sua carriera colleziona la posizione 21° nelle classifiche finali dei grandi Giri. Ci è riuscito due volte nella corsa rosa, una volta alla Vuelta e sicuramente ci proverà anche al Tour de France appena ne avrà la possibilità. L’esempio lampante della regolarità.

Filippo Pozzato: voto 4,5. Stella del processo alla tappa, Pippo si è visto davanti praticamente solo nelle fasi iniziali della tappa del Galibier, quando il gruppo procedeva di comune accordo lentamente. Ha aiutato la squadra ma da lui ci si aspettava di più. Voto digitale 10: ha stravinto il Giro dei cinguettii, e il premio personaggio più inquadrato dalle telecamere nella coda del gruppo.

Bradley Wiggins e Ryder Hesjedal: rimandati. Wiggo aveva dimostrato una grande cultura sulla corsa rosa, ma tutte le videocassette visionate in gioventù non gli sono bastate per capire come si corre un Giro d’Italia. Il prossimo anno, se manterrà la promessa di tornare, sicuramente farà meglio. Hesjedal si riassume nella parola enigma.

Robert Gesink: voto 2. È l’eterna giovane promessa del ciclismo olandese, lo Joaquin Larrivey delle due ruote. Parte sempre con i gradi da capitano per poi spegnersi inesorabilmente nelle fasi decisive della corsa. Il povero Steven Kruijswijk (voto 2, olandese) sta già seguendo le sue orme per il passaggio di consegne. Caro Wilco (Kelderman, olandese) tieniti alla larga dai quei due.

Giacomo Di Valerio

29 maggio 2013

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