Ramunas Navardauskas si aggiudica la tappa della commemorazione

Ramunas Navardauskas si aggiudica la tappa della commemorazione

DAUPHINE-LIBERE - STAGE FIVEC’era solo un dubbio alla vigilia: quale fuggitivo vincerà? Sulla fuga nessun dubbio. Ramunas Navardauskas si è imposto nella frazione spartiacque di questo Giro d’Italia, Tarvisio – Vajont, davanti agli italiani Daniel Oss e Stefano Pirazzi, che conserva la maglia azzurra. Nessun problema per Vincenzo Nibali.

Il Giro d’Italia, giunto alla sua novantaseiesima edizione, fa ormai parte della storia del nostro paese come manifestazione e come memoria di essa. La sua caratteristica è quella di attraversare ogni anno i posti più significativi e meravigliosi del nostro stivale. Questo offre al Giro l’opportunità di ricordare eventi importanti, anche tragici, avvenuti nelle città baciate dalla corsa rosa, in un modo tutto suo, con semplicità e rispetto, senza dimenticare mai il sorriso della festa, immancabile per una bellissima manifestazione sportiva. Ieri la carovana rosa, con l’arrivo a Erto e Casso, ha commemorato il 50° anniversario della strage avvenuta nel bacino idroelettrico del Vajont, per la frana del monte Toc. Morirono un numero impressionante di persone che si fatica perfino a immaginare: 1917.

La tappa, nel suo lato agonistico, presenta due Gpm di 2^ cat molto interessanti: la lunghissima Sella di Ciampigotto, quasi 30 km di ascesa per lo più pedalabili (4,9%), e la salita finale, da Longarone verso l’arrivo. Ci si aspettava che qualche big volesse provare un’azione per recuperare secondi preziosi in classifica. I corridori continuano a dire che il Giro è ancora lungo, ma Nibali sembra veramente forte, come mai è stato in passato, e per qualcuno probabilmente il tempo è l’alibi perfetto per nascondere una condizione non proprio ottimale.

La tappa, praticamente, è corsa solo dai 20 atleti che dopo 70 km riescono ad andare in fuga: PIrazzi (Bar), Oss (Bmc), Di Luca (Fan), Puccio (Sky), Martinez (Eus), Bonnafond (Alm), Rodriguez (And), Martens (Bla), Sarmiento (Can), Duque (Col), Gusev (Kat), Le Bon (Fdj), Popovych (Rsh), Keukeleire (Oge), Pauwels (Opq), Gretsch (Arg), Petrov (Tst), Veuchelen (Vac), Cobo (Mov) e Navardauskas (Gar). I corridori guadagnano costantemente sul gruppo, che si prende una giornata di riposo, a modo suo: tutti seduti sul sellino a pedalare per 182 km.

Davanti capiscono che spetterà a loro giocarsi la tappa, e procedono d’amore e d’accordo anche sul Gpm di Sella Ciampigotto. Ovviamente, in vista del passaggio al Gpm, Pirazzi si avvantaggia per sprintare al comando, ma viene beffato da Rodriguez, che inizia a diventare un collega scomodo per la maglia azzurra. Nella seguente discesa Gretsch va giù come un fulmine, guadagnando più di 1’ sugli altri compagni di fuga. Il tedesco, però, viene presto raggiunto e superato da Navardauskas e Oss. Il lituano della Garmin, nonostante sia un classico passistone, riesce comunque a fare la differenza sull’ultima salita, e verrà visto nuovamente dai suoi ex compagni di fuga solo sul podio a festeggiare la vittoria di tappa.

Dietro, sull’ultima salita, riesce a evadere dal gruppo Intxausti, guadagnando 17” e due posizioni in classifica (da undicesimo, nono) e Ryder Hesjedal palesa ancora una volta il suo scarso affiatamento con le salite per quest’anno. Il canadese, però, riesce a trovare la serenità per esultare quando gli comunicano che il suo compagno di squadra ha vinto la tappa. Come a dire, ognuno corre con le proprie gambe, ma in 9 corrono con la stessa casacca. Vero spirito di squadra. Wiggins, intanto, ha rilasciato dichiarazioni importanti: “Ho un’infezione polmonare e un raffreddore, spero di stare meglio tra qualche giorno.” Uran scalda i motori.

Giacomo Di Valerio

16 maggio 2013

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