Inizia il processo contro Alex Schwazer

Inizia il processo contro Alex Schwazer

foto articoloÈ iniziata oggi, a Roma, l’udienza del caso Schwazer presso il Tribunale Nazionale Antidoping. Il vincitore dell’oro di Pechino rischia una squalifica di 4 anni per positività all’Eritropoietina.

Una frase della lunga conferenza stampa, tenuta da Alex Schwazer dopo la positività al doping, attirava particolarmente l’attenzione: “Io ho parlato molte volte con Carolina (Kostner, ndr) e lei ama il suo sport, lei pattina perché le piace. Io invece marcio perché sono bravo ma non ho piacere ad allenarmi 35 ore a settimana. Quando pensavo che dovevo solo faticare per ore mi veniva la nausea”. Sta tutta in questa frase la storia di Schwazer, nella distanza, enorme, tra l’amare il proprio sport come lavoro, e il praticarlo perché si è bravi. Il tutto acuito dalla pressione di essere un campione, l’unico vero talento dell’atletica italiana attuale: “noi sportivi siamo estremi, viviamo di pressione e disciplina, e se non stiamo bene psicologicamente rischiamo sempre di cadere”.

Non si vuole difendere, o peggio ancora, far passare per vittima della situazione Alex Schwazer. L’atleta ha sbagliato, nessun dubbio. Ma non emerge, come un urlo violento, l’idea che l’uomo abbia agito così, per liberarsi proprio della sua figura di atleta? Che l’umiliazione del doping, la vergogna di quella conferenza stampa, fosse l’unico modo trovato da un uomo stanco, disperato, per annientare la sua etichetta di atleta? Etichetta che diventava sempre più un macigno, come emerge da quanto Schwazer avrebbe confessato a sua madre, la signora Marie Louise: “Io non ce la faccio più mamma, questa non è una vita, è un calvario. Non posso nemmeno andare a mangiare una pizza con gli amici, bere una birra, perché se esco sono tutti lì subito a guardare, a criticare” (sportmediaset.it). Ovviamente, nelle parole pronunciate da Schwazer nella famosa conferenza stampa era chiaro anche il dispiacere per aver rovinato tutto con un gesto scellerato. Schwazer, sicuramente, poteva trovare un’altra via per venir fuori da un mondo che lo nauseava. Ma sempre, insieme al dispiacere per quanto avvenuto, c’era la gioia di poter incominciare finalmente una nuova vita. L’atleta pagherà, l’uomo può finalmente ricominciare.

 

Giacomo Di Valerio

23 aprile 2013

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