Riccardo Riccò: c’eravamo abbastanza amati (Parte Seconda)

Il ritorno e il pericolo morte. Il Cobra di Formigine riparte con la Ceramica Flaminia-Bossini Docce, una squadra Professional Continental con cui agguanta una vittoria già il 3 Aprile 2010 alla Settimana Lombarda. Il Cobra, dunque, torna vincente. Ma per mantenere la promessa, (dimostrare di essere più forte di prima), servono altri palcoscenici. Così, il talento di Formigine rescinde il contratto con la Ceramica Flaminia e firma con la Vacansoleil, formazione che in quell’anno ottiene la wild card per partecipare alle gare dell’UCI Pro Tour.

Il grande ritorno è fissato per il Giro d’Italia del 2011. Un video apparso su Gazzetta.it mostra il Cobra alle prese con i test d’allenamento e la scritta finale tuona: “The Cobra is back!” Purtroppo, però, il 6 Febbraio del 2011 Riccardo Riccò viene ricoverato in ospedale a causa di un blocco renale che gli costa quasi la vita. Il medico inguaia lo scalatore, affermando quanto lui gli avrebbe confessato: un’autoemotrasfusione con sacche di sangue conservate nel frigo di casa. Il Cobra all’inizio nega la versione del medico: “Ho la cartella clinica e non c’è scritto niente, solo frasi inventate. Lui dice così, io dico in un altro modo. Ero più di lì che di qui e non so cosa posso aver detto. Vediamo chi avrà ragione dalle analisi. Io al medico non ho riferito un bel niente” (sky.it). Successivamente ammette una autotrasfusione, ma di ferro e prescritta da un’altro medico. La vicenda gli costa il licenziamento con Vacansoleil.

Condanna a 12 anni Rimessosi in sesto, Riccò ad Aprile dello stesso anno annuncia di essere alla ricerca di una nuova squadra: “Non ho niente da nascondere, sto cercando una squadra e se me lo permetteranno tornerò presto in gara.” (sky.it). Il mese precedente, a Marzo, aveva invece espresso la propria intenzione di voler chiudere con il mondo del ciclismo: “Non ho voglia di tornare a correre. Per niente. Ho voltato pagina. Il mondo del ciclismo mi fa schifo. Tutti quelli che ci sono dentro mi fanno schifo” (sky.it). Ma Riccò non si ferma qui e si scaglia contro il Coni e chi lo avrebbe già processato: “Vorrei che la vicenda si chiudesse in fretta ma penso che invece sarà lunga. Il Coni? Mi radieranno e festa finita. Tanto è quello che volevano. Comunque, che abbia torto o ragione, non tornerò a correre. La sentenza l’avete già voi. Io non ho letto i giornali, ma mi hanno detto che mi avete già fatto il processo. Non è un caso di doping, non mi hanno trovato positivo, ma sono stato già condannato” (Sky.it). Il Cobra si sente un bersaglio, perseguitato dal Coni che vorrebbe sbarazzarsi di lui. Il 1° Giugno 2011 firma un contratto con la Meridiana-Kamen, formazione croata con sede in Italia. C’è la voglia di rimettersi in gioco, pensando ancora di poter tornare più forte di prima. Ma l’8 Giugno la commissione federale e il 10 Giugno il tribunale nazionale del Coni lo sospendono dalle corse su territorio mondiale. Il 19 Aprile 2012 arriva la maxi squalifica: 12 anni di inibizione. Riccò potrà tornare alle corse all’età di 40 anni. La scorsa settimana è comparso davanti al tribunale per rispondere penalmente della violazione alla legge antidoping:patteggiamento a 2 mesi e 20 giorni.

Nuova vita Affidandosi a Twitter, l’ex stella del ciclismo ha commentato così la fine della propria carriera: “comincia un’altra vita, la mia rinascita.” E ancora: “Adesso comincerò a parlare di tutto il marcio che c’è nel ciclismo e di tutto quello che ho visto in questo falso mondo di ipocriti.” Si lascia andare anche a commenti difensivi nei confronti di Armstrong: “è piaciuto, adesso sparano m**** bravi fenomeni!!!!”. “Ma che gli viene in tasca a rompere a uno che ha smesso?” E poi chiude, “bisognerebbe ripartire da zero”. Lui, comunque, di appendere il pedale al chiodo proprio non ne vuole sapere, e la domenica partecipa a corse amatoriali, dove talvolta diventa anche vittima di episodi sgradevoli. Fortunatamente c’è chi ha il buon senso di censurare tali avvenimenti: “Riccò non fa male a nessuno, lasciatelo stare” – e ancora – “Se lo trattano così finisce come Pantani.” (lastampa.it).   

 

Giacomo Di Valerio

29 marzo 2013

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