L’Inter espugna l’Olimpico: vittoria di misura contro la Roma
Ieri sera, presso lo Stadio Olimpico, è andato in scena l’incontro tra Roma e Inter: un big match, come sempre, ma che quest’anno già profumava di scontro al vertice, data la partenza razzo dei giallorossi e l’ottimo tasso tecnico che possono vantare i nerazzurri, vice-campioni d’Europa.
La Roma arrivava alla gara da prima della classe – a pari merito con il Napoli campione in carica – grazie ai 15 punti collezionati su 18 disponibili, con ben 5 vittorie e una sola sconfitta, maturata contro un Torino che, avendo battuto anche il Napoli nell’anticipo delle 18, aveva spianato la strada alla formazione giallorossa, regalandole l’occasione di poter uscire da casa propria come capolista assoluta di questa Serie A.
L’Inter invece, orfana di Mister Inzaghi, ha saputo comunque collezionare 4 vittorie nelle prime sei giornate sotto la guida di Cristian Chivu, per il quale la sfida ha senz’altro un sapore speciale, essendo stato da calciatore un ex di entrambe le compagini.
A dirigere la gara Davide Massa, della sezione d’Imperia, reduce dall’impegno internazionale nel match di qualificazione mondiale tra Romania e Austria; Meli e Cecconi gli assistenti, Feliciani il quarto uomo, e, in sala VAR, Meraviglia e Abisso.
Sul campo, la Roma di Gasperini sceglie la qualità: parte dal primo minuto il tridente leggero Dybala, Pellegrini e Soulé, lasciando fuori, pronti a subentrare, i riferimenti offensivi veri e propri, cioè Dovbyk e Ferguson. A specchio, l’Inter di Chivu – che proprio da calciatore dell’Inter era stato allenato da Gasperini nella sua breve parentesi in nerazzurro – sceglie la coppia Lautaro-Bonny per sopperire alla mancanza di Thuram, con l’argentino che ha svolto solo un allenamento con la squadra dopo il rientro dall’Argentina per gli impegni con l’Albiceleste, ma che comunque viene preferito in partenza al giovane Pio Esposito, fresco di marcatura con gli Azzurri.
Pronti via, l’Olimpico canta a gran voce “Roma Roma Roma” sotto gli occhi di Venditti, presente come di consueto in tribuna Monte Mario, e i giallorossi, forse spinti dal nutrito pubblico di casa, partono anche meglio dei nerazzurri nei primi palloni, tanto che al quarto minuto Dumfries è troppo leggero in uscita, e Lautaro è costretto a mettere una toppa sulla ripartenza della Roma che gli costa un’ammonizione. Subito dopo però, come svegliata da un inizio distratto, l’Inter prende le misure con il terreno di gioco e sale in cattedra: al sesto minuto Barella trova un’imbucata magistrale per Bonny, che, tenuto in gioco da Celik, sfrutta la verticalizzazione del compagno e batte Svilar sul primo palo, raggiungendo quota 3 gol in questo campionato.
Al tredicesimo minuto la Roma ha l’occasione più grande della sua prima frazione di gara: Dybala mette in mezzo da calcio d’angolo e Cristante – provando a fotocopiare il suo gol a Firenze – si stacca alla perfezione sul primo palo, corre incontro al pallone e gira di testa con forza, ma il pallone finisce sulla parte alta della rete.
L’Inter gestisce il vantaggio e conduce un primo tempo ordinato, solido e compatto: pressa alto e difende senza mai subire, gestisce il ritmo della gara e lascia alla Roma la possibilità di offendere solo grazie ai calci da fermo, tanto che Gasperini a più riprese richiama Wesley e Soulé, chiedendo loro – invano – di provare a saltare l’uomo per creare la superiorità numerica.
Il primo tempo – non bellissimo – si conclude come si era aperto, cioè con un cartellino giallo, ma stavolta è per N’Dicka, che trattiene Bonny in ripartenza, andando a commettere il terzo fallo in quaranta minuti ai danni del francese, straripante in quel di Roma.
Durante i 15 minuti dell’intervallo Gasperini tiene una masterclass di tattica, e infatti in avvio di secondo tempo la Roma rientra in partita alla ricerca rabbiosa e determinata del pareggio, mettendo l’Inter alle corde.
Ad inizio ripresa Sommer è chiamato a fare 3 parate in un minuto, di cui due grandissimi interventi, entrambi su Dybala. Alla presa di coraggio dei giallorossi segue la foga di mister Gasperini di acciuffare il pareggio, pertanto al cinquantacinquesimo entrano Dovbyk e Ziółkowski al posto di un Pellegrini decisamente sotto tono e N’Dicka, offensivamente propositivo ma ammonito. Al cinquantottesimo però, dopo un altro grande intervento di Sommer che mette in corner il tiro di Celik, Dybala dalla bandierina mette in mezzo un pallone insidioso a rientrare che lo stesso Sommer legge male: Soulé si stacca sul secondo palo e fa da torre con una sponda al centro dell’area che sorvola l’estremo difensore nerazzurro e viene impattata da Dovbyk a porta vuota, ma, ancora una volta, l’ucraino fallisce un appuntamento con il gol davvero facile sparando alto.
Dopo un pizzico di fortuna e quindici minuti difficili, Chivu – con coraggio e competenza – decide di togliere i suoi punti di riferimento, Lautaro e Çalhanoğlu, per inserire Frattesi e Pio Esposito, e infatti, così facendo, toglie anche i punti di riferimento all’arrembaggio romanista, che perde quella lucentezza tattica dei minuti precedenti, e lascia tempo e spazio all’Inter per riorganizzarsi, respirare e tornare a spingere.
Gli ultimi venti minuti di gara diventano una vera e propria battaglia, infatti sul taccuino di Massa si allunga notevolmente la lista degli ammoniti: il primo è Ziółkowski, che falcia di netto Pio Esposito, autore di una strepitosa mezz’ora fatta di generosità e sacrificio, nella quale protegge palla, fa salire la squadra e subisce falli preziosi; poi il cartellino giallo arriva per Hermoso, e ancora Mkhitaryan, Sučić – subentrato a Bonny – e Baldanzi, entrato in campo proprio al posto di Hermoso per tentare l’ultimo disperato assalto.
Tra tante botte, soltanto una vera occasione per parte negli ultimi venti minuti: prima la Roma con Celik, che dal lato destro dell’area calcia a incrociare ma impatta in pieno Dovbyk sulla traiettoria del secondo palo, mentre l’Inter, a cinque dalla fine, sfrutta una distrazione di Cristante che si addormenta lasciando sfilare un pallone verso la propria porta, Frattesi se ne impossessa e scarica al centro dell’area di rigore per il rimorchio di Mkhitaryan, ma la conclusione dell’armeno si stampa sul palo alla sinistra di Svilar.
Si conclude dunque sul risultato di 0-1 una partita dove la tattica e la prestanza fisica hanno ingabbiato la tecnica individuale. Resta sicuramente qualche rammarico in casa Roma, con la consapevolezza di una squadra che sta trovando un’ottima organizzazione difensiva e che crea molto in attacco, ma – complici soprattutto un Dovbyk pachidermico e un Ferguson impalpabile – fa una tremenda fatica a segnare.
L’Inter intanto, mettendo in fila la sesta vittoria consecutiva tra campionato e Champions League, si dimostra una squadra matura e capace di vincere anche soffrendo, con mister Chivu sempre lucido e audace, tanto da non esitare a tirare fuori quasi tutti i big durante il corso del secondo tempo, senza la paura che sarebbe legittimamente propria di un allenatore seduto sulla sua prima panchina importante.
La Roma, collezionando la terza sconfitta casalinga stagionale tra campionato ed Europa League, fallisce il sorpasso sul Napoli, mentre i nerazzurri, espugnando la Capitale, raggiungono e infoltiscono la vetta della classifica composta a questo punto da 3 squadre a pari merito con 15 punti; attenzione però, perché la Juventus potrebbe eguagliare questa soglia, e il Milan potrebbe addirittura scavalcare tutti portandosi a quota 16, se dovesse vincere in casa con la Fiorentina.
La Serie A è solo all’inizio, ma anche quest’anno la contesa per il titolo si prospetta affascinante e destinata a tenere banco fino a primavera inoltrata, con sempre più compagini vogliose di dire la loro.




