Verso le due finali
Poche ore ci dividono dalla prima finale europea di questa stagione, fremendo ormai i tifosi di Tottenham e Manchester United per una partita che ha del paradossale. Nulla di strano se letta su un giornale, ma questa finale si pone certamente come la più grande incongruenza della stagione, e forse sul podio della storia del calcio. Le due squadre inglese arrivano infatti ad una meta tanto ambita nella stagione peggiore disputata da entrambe, per lo meno negli ultimi cinquant’anni.
Basti volgere uno sguardo alla classifica per rendersi conto che sarebbe tentativo vano quello di ricercare le squadre nelle posizioni che tradizionalmente conquistano, dovendo invece abbassare di molto la mira e, con rammarico, annoverare le finaliste al sedicesimo e diciassettesimo posto o, per rendere meglio l’idea, quart’ultima e quint’ultima. Una stagione così deludente non si vedeva dagli anni settanta, e più in particolare dalla stagione ‘76/77 per il Tottenham, anno della retrocessione nella allora Second Division, con 22 sconfitte in campionato, una in più della attuale stagione -fino ad ora-.
Manchester United – Tottenham
Nulla di diverso per i Red Devils se non un piccolo riferimento temporale, ritornando alla stagione ‘73/74 anch’essa memoria di retrocessione, unico piazzamento peggiore per entrambe le squadre. Fa sorridere allora pensare che, ad oggi, il Manchester United sia l’unica squadra a non aver perso neppure una partita in Europa, statistica fotografia di una dicotomia senza precedenti. Eppure il percorso europeo delle due finaliste non sembra essere particolarmente sofferto, anzi, forse fin troppo agevole rispetto alla disastrosa esperienza nazionale.
Quella di questa sera sarà allora l’occasione per un sospiro di sollievo in una annata che certamente entrerà nella storia dei club, sia pur nel verso sbagliato. La tensione è palpabile e la si evince già dalle parole di Postecoglu: “Dirti che non sono e non sarò mai un clown è il minimo. Mi ha profondamente deluso leggere certe parole da un giornalista”, in risposta alla provocazione giornalistica che lo aveva definito in bilico tra “un eroe e un clown”.
Non ci si aspetta allora una raffinata manifestazione di calcio al San Mamés, evidentemente lontano dalla condizione delle due squadre, ma ci si aspetta per lo meno cuore e grinta che urlano la voglia di riscatto, un po’ per orgoglio, un po’ per rispetto della società e di chi in questo sport mette ancora il cuore.
Chelsea – Betis
Dovremo attendere ancora una settimana invece per la finale della terza competizione europea, la Conference League, in vista del match del prossimo 28 maggio che vedrà Real Betis e Chelsea lottare per il trofeo. La bilancia sembra in questo caso pendere verso Londra, sia per percorso in campionato che per risultati in Europa. Basti pensare che la squadra di Enzo Maresca ha collezionato 11 vittorie su 12 partite nella competizione europea, con il miglior attacco e le sue 38 reti, 8 in più della Fiorentina, seconda classificata, e ben 16 in più del Betis, in quale deve invece contentarsi di appena 7 vittorie sulle 14 partite disputate nella competizione.
Statistiche a parte, il Real Betis cerca il suo primo titolo europeo, che potrebbe arrivare proprio in occasione della prima finale che disputerà la squadra di Manuel Pellegrini, tecnico di grande esperienza internazionale ed intenditore del calcio inglese, forte della vittoria della Premier League con il Manchester City nella stagione 2013/14. Peraltro il tecnico ha allenato anche il West Ham, dove ha avuto come assistente proprio l’attuale allenatore del Chelsea. Dall’altra parte però abbiamo un Chelsea affamato di trofei, a caccia del nono titolo europeo e consapevole della filosofia calcistica alla Guardiola ereditata da Maresca nella sua permanenza al City.
Insomma è una gara tutt’altro che scontata, con visioni di gioco ed interpreti del tutto eterogenei tra loro, ma sempre volti con lo sguardo al Wroclaw Stadion, in Polonia, dove peraltro gli spagnoli potranno giovare di 48h in più di riposo dei rivali londinesi, grazie ad un anticipo accordato da La Liga che il tecnico dei Blues non ha certo mancato di sottolineare con rabbia.




