Gp Sakhir: clamorosa vittoria di Sergio Perez dopo una rimonta dal fondo. Caos Mercedes condanna George Russell, fino a metà gara leader

Gp Sakhir: clamorosa vittoria di Sergio Perez dopo una rimonta dal fondo. Caos Mercedes condanna George Russell, fino a metà gara leader
Immagine tratta da f1grandprix.motorionline.com

L’unica edizione del Gran Premio di Sakhir passerà alla storia per tre motivi: per la vittoria di un Sergio Perez paradossalmente senza un volante per la stagione successiva, per la nascita di una stella come George Russell schiantata dal disastro del team con la Stella e per la particolare conformazione della pista adottata solamente e non oltre questa edizione, più breve, più veloce e con un tempo di percorrenza sotto al minuto al giro.

Probabilmente il nuovo layout del circuito ha dato il suo contributo nel definire i risultati della gara di ieri, contributo dato anche in parte dall’assenza di Lewis Hamilton, costretto alla quarantena per aver contratto il Covid-19. A sostituire temporaneamente il campionissimo ci ha pensato George Russell, pilota titolare in Williams e gravitante da tempo in orbita Mercedes. Il ventiduenne britannico nato a King’s Lynn è stato quindi scelto dal team anglo-tedesco per affiancare Valtteri Bottas. Il giovane ex campione di Formula 3 e Formula 2 non ha sfigurato affatto, confermando le voci degli addetti ai lavori che da tempo parlavano di George come di uno dei talenti emergenti più forti del momento. Dopo aver dominato un turno delle prove libere del venerdì è arrivato il momento delle qualifiche del sabato. Qui ha prevalso il più esperto compagno di squadra e così Valtteri Bottas ha conquistato la pole position ma Russell si è posizionato subito dietro a pochi centesimi di secondo. Le due Mercedes hanno monopolizzato comunque la prima fila anche senza Lewis Hamilton e subito dietro si sono qualificati Max Verstappen con la Red Bull e Charles Leclerc con la Ferrari, autore di un giro strepitoso vista la scarsa competitività della vettura. Subito dietro, la Racing Point di Sergio Perez.

Pronti, via e il giovane Russell brucia subito Bottas e si porta in testa. Il finlandese scoda in uscita della prima curva e ciò crea un tappo formato da Perez, Verstappen e Leclerc. Il ferrarista tenta il colpaccio alla curva 3 ma finisce per centrare in pieno il messicano. Verstappen allarga per evitare il disastro ma nel farlo finisce a muro. Gara finita per il monegasco e per l’olandese mentre Perez finisce in testacoda e precipita in fondo al gruppo. Entra in azione la safety car e Sergio decide di approfittarne per cambiare le gomme. Al nuovo via è sempre Russell a dominare la gara, seguito da un Bottas incapace di tenere il ritmo del ragazzino. Dietro, in terza posizione, c’è Sainz con la Mclaren che incalza il finlandese. In poco tempo le Mercedes fanno il vuoto e sempre in poco tempo, tra le due Mercedes il vuoto lo fa George Russell, il quale stacca nettamente il più esperto compagno mentre dietro Perez supera avversari su avversari dal fondo e al ventesimo giro è già in zona punti in decima posizione. La carica del messicano continua e Checo svernicia anche la Red Bull di Albon. Al giro 55 è già in settima posizione e l’ordine di gara in quel momento è il seguente con tutti che hanno effettuato almeno un pit stop: Russell, Bottas, Sainz, Ricciardo, Ocon, Stroll, Perez e Albon. Nel corso di quel giro tuttavia si presenta la prima variabile: la Williams di Latifi si ferma a bordo pista e viene dichiarato il regime di Virtual Safety Car. Sainz e Ricciardo cercano di approfittarne per fare la seconda sosta ma la Virtual è troppo breve e i due si ritrovano dietro ad Albon. L’ordine ora è: Russell, Bottas, Ocon, Stroll, Perez, Albon, Sainz e Ricciardo. Alla ripartenza Perez torna a scatenarsi facendo secchi uno dopo l’altro il compagno Stroll e la Renault di Ocon portandosi così in terza posizione. E’ qui che Sergio getta le basi per la vittoria poiché al giro 63 il sostituto di Russell in Williams, ovvero il debuttante Jack Aitken, va a muro ed entra nuovamente in azione la safety car. La Mercedes decide quindi di approfittarne per la seconda sosta e richiama entrambi i piloti nello stesso giro. Ai box però compiono un errore clamoroso e montano a Russell le gomme di Bottas, pratica vietata dal regolamento. Di conseguenza quando arriva il suo turno, il finlandese non trova le sue gomme e i meccanici gli rimontano quelle appena smontate ed usurate, facendogli perdere secondi determinanti e facendolo rientrare in pista in quinta posizione. Per evitare la penalità la Mercedes richiama di nuovo ai box Russell subito dopo per montargli le gomme corrette e la sosta supplementare lo fa precipitare dalla prima alla quinta posizione. Il suicidio inaspettato della Mercedes porta quindi in testa Sergio Perez davanti ad Ocon, Stroll, le due Mercedes con Bottas davanti a Russell, poi Sainz e Ricciardo. Non è ancora finita però poiché la safety car è ancora in azione e quando è il momento della ripartenza Russell annichilisce il compagno con una manovra all’esterno prima della chicane prendendosi la posizione. La rabbia è tanta e in pochi giri l’inglese supera Stroll ed Ocon e si mette in caccia di Perez per riprendersi una vittoria che merita e che sa di essere sua. Il margine di Perez diminuisce giro dopo giro e Russell arriva in scia al messicano mentre dietro Bottas soffre con le gomme usurate che il team gli ah montato per sbaglio e viene superato in sequenza prima da Sainz, poi da Ricciardo e da Albon. Mancano solo otto giri alla fine quando Russell è praticamente attaccato a Perez ma proprio in quel momento l’inglese rallenta per una foratura alla posteriore sinistra. L’imprevisto piomba come una mannaia sulle aspirazioni del britannico che è costretto ad una nuova sosta nel momento peggiore, ovvero con tutto il gruppo ricompattato dopo la safety car. Il rientro in pista è una condanna in quattordicesima posizione. Russell è arrabbiato e con quella rabbia continua a spingere e a superare di nuovo più avversari possibili facendo segnare il giro più veloce e riuscendo a terminare in nona posizione conquistando i suoi primi punti in Formula 1. La rabbia è tanta è a fine gara dichiarerà: “Sono devastato”. La delusione è tanta, specialmente dopo il recupero, la perseveranza e la velocità messi in mostra dopo il primo imprevisto che quasi lo avevo riportato in testa. Poi la foratura, la pietra tombale. Tutto ciò però nulla toglie alla classe e alle qualità del pilota inglese, che ieri ha dimostrato di essere una promessa e un assoluto talento della Formula 1 di oggi e di domani.

A vincere il Gran Premio di Sakhir è quindi stato Sergio Perez davanti a Esteban Ocon, al suo primo podio in carriera, e al compagno Lance Stroll. Una vittoria che il messicano meritava da anni e che arriva alla sua decima stagione in Formula 1, il suo anno migliore. Quarto in campionato dietro solo a Hamilton, Bottas e Verstappen con addirittura due appuntamenti saltati a Silverstone causa contagio da Covid-19. Una carriera partita come giovane promessa della Ferrari Driver Academy, poi il debutto convincente in Sauber nel 2011 e la salita alla ribalta con tre podi nel 2012. Il passaggio in Mclaren dove sostituisce Lewis Hamilton, passato alla Mercedes, e la rottura con l’orbita Ferrari che qualcuno addebita al mancato ingaggio al posto di Felipe Massa, sembrano portarlo molto lontano ma il team inglese non mantiene le promesse. La Mclaren del 2013 è un disastro e oltre a tarpargli le ali lo scarica pure a fine stagione. Da lì una lenta rinascita con la Force India, prima all’ombra di Nico Hulkenberg e poi a sovrastare quest’ultimo. Infine il cambio di proprietà nella nuova ragione sociale Racing Point, saldamente in mano al papà del compagno Lance Stroll. Il resto è storia recente: l’arrivo dell’Aston Martin nel 2021 porta anche Sebastian Vettel e ad andarsene sarà paradossalmente Sergio, l’uomo della vittoria e il trascinatore del team, poiché Stroll in quanto figlio del proprietario è intoccabile. Date giustizia ad un grande pilota. Date un sedile a Sergio Perez.

Per la Ferrari invece il risultato è un mesto dodicesimo posto con Sebastian Vettel. Il pilota tedesco non ha corso male, si è difeso molto bene dalla Red Bull di Albon arrivando addirittura a superarla di nuovo ma poi nulla ha potuto contro una vettura nettamente migliore. Ieri la Ferrari era più lenta anche della AlphaTauri e le uniche vetture a cui rimaneva davanti erano solo le Alfa Romeo, le Haas e le Williams. Il ritmo reale della vettura era stato mascherato dal quarto posto in griglia di Leclerc ma senza l’incidente probabilmente Charles avrebbe faticato a terminare in zona punti. Un risultato su cui a Maranello dovranno riflettere, unito al fatto che Leclerc al prossimo appuntamento ad Abu Dhabi dovrà scontare tre posizioni di penalità in griglia per l’incidente causato ieri.

Ordine d’arrivo:

  1. Perez (Racing Point-Mercedes)
  2. Ocon (Renault)
  3. Stroll (Racing Point-Mercedes)
  4. Sainz (Mclaren-Renault)
  5. Ricciardo (Renault)
  6. Albon (Red Bull-Honda)
  7. Kvyat (AlphaTauri-Honda)
  8. Bottas (Mercedes)
  9. Russell (Mercedes)
  10. Norris (Mclaren-Renault)
  11. Gasly (AlphaTauri-Honda)
  12. Vettel (Ferrari)
  13. Giovinazzi (Alfa Romeo Sauber)
  14. Raikkonen (Alfa Romeo Sauber)
  15. Magnussen (Haas)
  16. Aitken (Williams-Mercedes)
  17. Fittipaldi (Haas)
  18. Latifi (Williams-Mercedes) ritirato, perdita d’olio
  19. Verstappen (Red Bull-Honda) ritirato, incidente
  20. Leclerc (Ferrari) ritirato, incidente
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