Gp del Canada: quando la Formula 1 tradisce se stessa, Vettel vince ma la vittoria gli viene annullata

Gp del Canada: quando la Formula 1 tradisce se stessa, Vettel vince ma la vittoria gli viene annullata
Immagine tratta da f1grandprix.it

Poteva essere la gara dell’anno, anzi il più bel duello degli ultimi anni, due fuoriclasse che si sfidano dal primo all’ultimo giro a colpi di giri veloci con distacco di mezzo secondo per tutta la gara. Poteva essere il duello simbolo di una generazione, quella dei piloti nati negli anni ottanta, simboleggiata da i suoi più illustri rappresentanti e dai più grandi piloti del momento, Lewis Hamilton e Sebastian Vettel. Da una parte l’inglese, classe 1985, padrone di sei titoli mondiali alla guida di una Mercedes schiacciasassi, dall’altra il tedesco, classe 1987, padrone di quattro titoli mondiali e alla ricerca del quinto per riportare la Ferrari al successo.

Invece no, ci hanno pensato i benpensanti del politicamente corretto a rovinare tutto, ma andiamo con ordine.
Già dal venerdì si vedeva che la Ferrari era in ottima forma con entrambi i piloti. Infatti sabato Sebastian ha strappato la pole position numero 221 per la Scuderia di Maranello. Una pole ottenuta mettendoci tanto di suo, alla ricerca della prima vittoria stagionale dopo un inizio di stagione deludente per la Ferrari. Il tedesco è subito partito bene con Hamilton alle sue spalle e il compagno Leclerc subito dietro. Ha provato subito ad andare via Seb ma la Mercedes è pur sempre la Mercedes, ovvero la migliore vettura del lotto ed Hamilton ha lottato con le unghie con i denti per riprendersi il gradino più alto del podio. L’inglese dopo la prima sosta è arrivato a mezzo secondo dalla Ferrari ma è stato allora che il rivale tedesco ha iniziato a spingere di più. I due si sono lanciati in una sfida a colpi di giri veloci distaccati di meno di mezzo secondo con la Mercedes negli scarichi della Ferrari. Due assi del volante in stato di grazia. Avrebbero potuto spuntarla entrambi, nessuno dei due aveva la minima intenzione di mollare e sarebbe stato così fino alla bandiera a scacchi se non fosse stato per quell’intervento a gamba tesa da parte della giuria su un duello appassionante e corretto che stava tenendo milioni di telespettatori incollati allo schermo. Al giro 48 Vettel perde per una frazione di secondo il controllo della sua Ferrari e finisce sull’erba alla curva 3, la vettura rientra in pista senza controllo diretta contro il muro, Hamilton tenta di infilarsi tra la Ferrari e il muretto ma alza il piede per evitare il contatto. Vettel riesce a controllare la vettura per un pelo e la gara prosegue ma subito dopo arriva la comunicazione che il tedesco è sotto inchiesta per rientro in pista pericoloso, i giudici ci mettono molto a decidere e a dieci giri dalla fine emettono il verdetto: 5 secondi di penalità da sommare al tempo di gara per Sebastian Vettel. A quel punto la gara viene ammazzata all’improvviso, alla Mercedes avvisano Hamilton che Vettel è penalizzato e l’inglese tira i remi in barca. Vettel è furioso e continua a spingere alla disperata cercando di mettere più distanza possibile tra lui e la Mercedes ma Hamilton non ha alcuna difficoltà a mantenersi nel distacco dei cinque secondi. Vettel taglia per primo il traguardo tra gli applausi della folla, rientra ai box e si rifiuta di parcheggiare la vettura al secondo posto, scende e la spinge a mano in un punto anonimo, non si toglie il casco e va a sbollire tutta la rabbia nel motorhome Ferrari. Seb non vuole neanche salire sul podio per non prestare la presenza a questa farsa ma pochi minuti dopo ricompare accompagnato da Mattia Binotto, team manager Ferrari. Il suo volto è livido di rabbia e delusione e fa per dirigersi verso il podio dove Hamilton e Leclerc, terzo al traguardo, lo aspettano ormai da diversi minuti. Il tedesco guarda verso le vetture che compongono il podio e dove a mancare è solo la sua. Si ferma all’improvviso, si avvicina alle vetture e sposta i cartelloni con la posizione di arrivo. Prende il numero 1 davanti alla vettura di Hamilton e lo scambia con il cartellone numero 2 posizionato nel punto dove dovrebbe essere la sua Ferrari. E’ consapevole che sta rompendo il protocollo e che potrebbe essere multato, infatti gli verranno tolti due punti sulla patente ma non gliene importa nulla. Il pubblico esplode in un fragoroso boato e applaude il pilota tedesco.

E’ a questo punto che siamo arrivati? Vale la pena uccidere una sfida leggendaria per una manovra che manovra non era se non il tentativo di controllare una vettura fuori controllo? Entrambi i piloti non sono finiti a muro e fino alla comunicazione della penalità hanno continuato a battagliare in una gara apertissima. La giuria motiva la sua sentenza affermando che la Ferrari numero 5 è rientrata in pista in maniera pericolosa. Vero, ma da qualsiasi immagine si guardi l’accaduto nessuno può non notare che Vettel in quei pochi secondi era solo un passeggero. La Ferrari ha tagliato la strada alla Mercedes perché era fuori controllo, per di più in un punto molto stretto con il muro particolarmente vicino. Una volta finito sull’erba il pilota non aveva alcuno spazio dove andare se non a stamparsi sul muro adiacente. Non è stato un atto intenzionale. Ora non è nostra intenzione andare a ripescare i diversi precedenti in cui a tagliare la strada e a stringere contro il muro intenzionalmente era stato Lewis Hamilton o altri piloti senza incorrere in alcuna penalità. Rimaniamo ai fatti, e i fatti dicono che Vettel non ha stretto nessuno perché era appunto un passeggero.

Non è la prima volta che la giuria interviene a gamba tesa in maniera eccessiva su episodi che dovrebbero essere giudicati come normali incidenti di gara. E’ da circa una decina d’anni che appena due vetture si toccano o addirittura di prima di toccarsi, viene aperta un’investigazione. Ai tempi di Schumacher e Hakkinen non era così. Fosse per i giudici di oggi, l’asso tedesco e l’asso finlandese non avrebbero mai potuto duellare e costruire la storia del loro dualismo. Fosse per i metri di giudizio di oggi il duello dei duelli a sportellate tra Gilles Villeneuve e Renè Arnoux a Digione 1979 sarebbe finito con la condanna all’ergastolo di entrambi. Tutti i grandi assi del volante in pensione hanno bocciato la decisione della giuria, da Nigel Mansell a Mario Andretti, da Jenson Button a Jacques Villeneuve passando per Damon Hill, per il semplice fatto che essendo stati piloti sanno come ci si sente in quei particolari momenti e francamente a noi appare assurdo che nella giuria non ci siano mai ex-piloti di Formula 1.

Ma perché tutto questo perbenismo? Semplice, perché la Formula 1 del 2019 è figlia del suo tempo. Noi viviamo costantemente in un contesto che cerca ogni giorno di più di ridurci a degli automi mettendo le manette ai sentimenti, alla passione, all’irrazionalità e all’aggressività. Specialmente quest’ultima è fondamentale in qualsiasi tipo di sport perché senza aggressività non si vince, non si cerca un sorpasso, non si difende la posizione, non si cerca il gol della vita o la parata della carriera. In tutto ciò le TV sono complici, poiché hanno giocato un ruolo fondamentale, con commentatori che hanno incentivato questo perbenismo al minimo accenno di rottura del protocollo, pontificando comodi dai loro pouf negli studi televisivi. Un pilota che guida a trecento all’ora per un’ora e mezza mettendo a rischio la propria vita avrà pure il diritto a lasciarsi andare ogni tanto oppure no? Così come un calciatore che gioca da 90 minuti e si becca un pestone dal suo avversario avrà pure il diritto di sfogarsi un attimo. Lo sport serve anche a questo, ad incanalare l’aggressività in forme innocue. Se si toglie questo allo sport viene meno una delle sue funzioni principali e lo sport finisce per tradire se stesso, come domenica a Montreal la Formula 1 intera ha tradito se stessa. Allora ben venga la sincerità istintiva di Vettel che ha cercato di dimostrare al mondo intero il suo dissenso.

Ordine d’arrivo:

  1. Vettel (Ferrari) penalizzato, secondo classificato
  2. Hamilton (Mercedes) primo classificato
  3. Leclerc (Ferrari)
  4. Bottas (Mercedes)
  5. Verstappen (Red Bull-Honda)
  6. Ricciardo (Renault)
  7. Hulkenberg (Renault)
  8. Gasly (Red Bull-Honda)
  9. Stroll (Racing Point)
  10. Kvyat (Toro Rosso)
  11. Sainz (Mclaren)
  12. Perez (Racing Point)
  13. Giovinazzi (Alfa Romeo Sauber)
  14. Grosjean (Haas)
  15. Raikkonen (Alfa Romeo Sauber)
  16. Russell (Williams)
  17. Magnussen (Haas)
  18. Kubica (Williams)
  19. Albon (Toro Rosso) ritirato, danni incidente
  20. Norris (Mclaren) ritirato, sospensione
Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook