Peste Suina in Sardegna

Per gli allevatori Sardi non c’è pace.
Dopo l’epidemia della Blue Tongue (lingua blù) del settore ovino, si riaccende, da alcuni mesi anche la questione oramai atavica (i primi casi erano del 1978), della peste suina .
C’è  da dire che stranamente la virulenza riprende nei mesi dove lo spaccio di dette carni sarebbe elevato ed il sospetto che tali situazioni siano pilotate seppure confortate da molti indizi, non rileva prove certe.

Le Asl locali deputate ad intervenire in merito, dopo ben trentacinque anni, non sono riuscite a porre un rimedio definitivo malgrado in tutta Europa tale malattia è completamente scomparsa.
Si è  inoltre verificato controllando le varie iniziative Regionali che l’impegno preso non è risultato sufficiente a sconfiggere questo flagello che insiste periodicamente come una ghigliottina nelle casse degli allevatori Sardi.
Il blocco della esportazione interessa le oltre quattrocento aziende del settore infliggendo se già non bastassero blue tongue ed Equitalia, il definitivo colpo mortale alla tempia, al settore degli allevatori sardi.
La Regione potrebbe tra le tante emergenze che deve affrontare ,  preoccuparsi anche di concordare col Governo centrale ed organismi Comunitari, di aprire , magari anche limitandolo alle sole aziende che abbiano tenuto un comportamento virtuoso di igiene e profilassi, un corridoio che permetta di poter esportare le merci e diminuire gli effetti di questa vera e propria catastrofe.
Alcuni operatori del settore, dislocate nel Sassarese dietro nostro sollecito  propongono, un piano semplice , immediato ed efficace per la risoluzione definitiva del problema ,
Le tre richieste che essi fanno sono le seguenti, primo,  il blocco delle azioni di sequestro dei beni da parte di Equitalia per le aziende interessate , secondo , un sostegno chiaro alle aziende con sovvenzioni momentanee per il superamento della crisi, terzo severi controlli nelle aziende e soprattutto alla macellazione, simili a quelli che si effettuano in Spagna al medesimo riguardo, che impedirebbe definitivamente la vendita di carni infette, costringendo gli allevatori medesimi ad uniformarsi a canoni di profilassi adeguati .
A loro parere, ogni altra soluzione avrebbe un effetto placebo, e sarebbe comunque inutile.

di Antonio Bassu

15 dicembre 2011

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