Bellezze e tradizioni di Marrubiu riscoperte con ‘Monumenti Aperti’

Bellezze e tradizioni di Marrubiu riscoperte con ‘Monumenti Aperti’

MARRUBIU – La manifestazione ‘Monumenti Aperti’, che oggi ha preso il via per la prima volta anche nel paese alle pendici del monte Arci, è stata presentata ieri in una conferenza nella sala consiliare del Comune. Vero fulcro dell’iniziativa è la Dottoressa Antonietta Medda, responsabile della Biblioteca comunale ‘Grazia Deledda’ la quale, come ha precisato il sindaco Andrea Santucciu, ha creduto fortemente nel progetto coinvolgendo non solo l’amministrazione comunale – che ha dato il suo patrocinio – ma anche le insegnanti e gli alunni dell’Istituto Comprensivo statale del paese, le associazioni che operano nella comunità e i volontari.

11014872_857339131013712_2869909563191768931_nPer la dirigente scolastica, dottoressa Maria Giovanna Pilloni: “È stata un’opportunità per approfondire le conoscenze sul territorio, a livello culturale e artistico”; un progetto utile per i ragazzi affinché abbiano “Atteggiamenti di cura e attenzione del bene pubblico, per poter portare questo patrimonio nel futuro”. Entusiasta il presidente dell’Associazione ‘Imago Mundi’, Fabrizio Frongia: anche da lui sono arrivati i ringraziamenti per l’organizzazione e la partecipazione numerosa di volontari e associazioni all’evento.

Il Presidente si è soffermato sull’ “importante impegno della Chiesa che investe sul patrimonio culturale” infatti, Marrubiu, nel suo itinerario di ‘monumenti’ presenta quattro edifici religiosi, sia di fede cristiano-cattolica che cristiano-ortodossa. Oltre agli edifici, ‘Monumenti Aperti’ valorizza anche le tradizioni del territorio, come la panificazione e i giochi antichi. Il progetto, inoltre, è calibrato “in termini di territorio e non di municipio perché – afferma Frongia – portato avanti con il comune di Uras che, come Marrubiu, partecipa per la prima volta a ‘Monumenti Aperti’, mostrando i suoi tesori”. Il Presidente ha chiuso specificando l’essenza del progetto: “Un percorso dalla cultura al turismo”.

Per quanto concerne l’afflusso di visitatori, la dottoressa Medda auspica che la “manifestazione possa favorire anche quel turismo non solo di spiagge e di mare, ma di cultura e arte, proprio dell’entroterra della Sardegna”. La responsabile della biblioteca, infine, si è rivolta al pubblico presente in sala, esortandolo a tener sempre a mente che le “bellezze” del territorio “testimoniano la Vostra identità e il Vostro essere marrubiesi, e sono certa – chiosa la dottoressa – che sapranno suscitare forti emozioni a chi verrà a visitare il paese”. Un assaggio delle bellezze marrubiesi si trova in un video preparato appositamente per l’evento: https://www.youtube.com/watch?v=DDqKc9UYIwM&feature=share

La manifestazione nasce a Cagliari nel 1997 su iniziativa dell’amministrazione culturale e di alcune associazioni con l’obiettivo di far recuperare alla popolazione le proprie tradizioni culturali e far conoscere ai giovani il passato della propria città. Col tempo la manifestazione si è allargata alle  provincie di Sassari, Nuoro e Oristano fino a toccare diversi centri dell’isola che attraverso l’iniziativa rendono fruibili i propri gioielli archeologici e culturali a un pubblico ogni anno più numeroso.

Le guide sono in maggioranza studenti che, con l’aiuto degli insegnanti e dei volontari, aprono le porte di città e paesi ai visitatori. La manifestazione, che dal 18 aprile proseguirà fino al 31 maggio, quest’anno vede la partecipazione di ben 51 comuni della Sardegna e 2 del Piemonte. L’edizione 2015 comprende i comuni di Mango (Piemonte), Ploaghe, Villamassargia, Marrubiu, Sennori, Serramanna, Uras, Bitti e Cuglieri. ‘Monumenti Aperti’ è divenuto un appuntamento fisso, che offre ai cittadini la (ri)scoperta del proprio territorio e delle proprie origini, contribuisce a far accrescere la consapevolezza delle proprie ricchezze archeologiche, storiche e ambientali e inoltre è un’importante opportunità di crescita e sviluppo turistico.

Come preannunciato nella conferenza di ieri, saranno diverse le bellezze che il pubblico potrà visitare grazie a ‘Monumenti Aperti’, a partire proprio da Marrubiu, paese che sorge alle pendici del Monte Arci, a circa 20 chilometri dalla città di Oristano, nella pianura del Campidano. Le sue origini sono molto antiche; il rinvenimento sul monte Arci di armi, utensili e scarti di lavorazione dell’ossidiana, testimonia la presenza di antiche comunità fin dai tempi del Neolitico. Il complesso archeologico di ‘Muru de Is Bangius’, risalente al II secolo d.C., prova come durante il periodo romano il paese fosse un importante crocevia del Pretorio Romano delle province di Sardegna e Corsica. Fortemente legato alla storia di Marrubiu è l’antico villaggio di Zuradili, sorto intorno all’anno 1000. Storia e leggenda raccontano che il dilagare della malaria, le incursioni saracene e lunghi periodi di siccità portarono gli abitanti ad abbandonare il villaggio. Uno stemma araldico in marmo bianco posto sulla facciata di un’antica villa di Marrubiu è la testimonianza della presenza spagnola nel paese. Il periodo fu caratterizzato dal succedersi di epidemie e carestie che diedero origine al fenomeno delle villas desechas (centri abbandonati). A partire dalla metà del XVII secolo iniziarono i tentativi di ripopolamento delle zone abbandonate, come quella dell’antico borgo di Zuradili, ma nonostante gli sforzi il sindaco, Giovanni Battista Erriu, sottoscrisse con numerosi zuradilesi una petizione per ottenere dal governo vicereale dell’isola la possibilità di trasferire i superstiti abitanti al vicino villaggio di Mar Rubio. Lì, accanto al grande stagno di Sassu (prosciugato durante il Regime) fondarono il villaggio che oggi ha circa 5mila abitanti.

mIl praetorium di Muru de Is bangius: È il sito archeologico più importante, rappresenta un unicum non solo in Sardegna, ma in tutta Europa. Si tratta di una struttura residenziale sorta in età imperiale (II secolo d.C) come luogo di sosta e dotata di un impianto termale con bellissimi mosaici e rivestimenti marmorei.

m1La villa vera e propria era invece decorata con intonaci dipinti con motivi dai toni decisi e di grande suggestione. Il sito archeologico è noto fin dal XVIII secolo. Il nome ‘Muru de Is Bangius’ allude alla presenza di ruderi termali: il termine bangius – infatti -deriva dal latino balneum (edificio termale). Nel 1990, scoperta la targa marmorea che commemorava i lavori di restauro dello stesso Praetorium, si ha la conferma della funzione di pretorio del grande edificio romano.

cChiesa Parrocchiale dedicata alla Beata Vergine di Monserrato: La Chiesa Parrocchiale di Marrubiu, dedicata alla Beata Vergine di Monserrato, venne edificata con ogni probabilità nel momento in cui la comunità di Zuradili si trasferì dal monte alla pianura, dando vita alla borgata di Marrubiu. Lo stile architettonico e la data incisa in una pietra sul lato sinistro della navata (1710) stabiliscono che l’edificio venne costruito tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700.

eLa Chiesa di Zuradili: La Chiesa dell’antico villaggio di Zuradili è dedicata alla Madonna del Rimedio o del Rosario, fu restaurata nel 1938, con i fondi di una sottoscrizione popolare. Non si hanno fonti anteriori al 1600, per questo le informazioni sulla Chiesa si possono evincere dalla sua struttura e dalla presenza di elementi archeologici intorno all’area. La piccola Chiesetta ogni prima domenica di maggio è meta di un’antica processione che porta la Madonna dal paese di Marrubiu fino alla Chiesa campestre di Zuradili. Nella memoria storica dei marrubiesi, infatti, Zuradili rappresenta il centro focale della sua storia, per questo la processione è molto sentita e partecipata dalla popolazione.

yChiesa Ortodossa dedicata alla Madre di Dio del Perpetuo Soccorso: la Chiesa fu fondata da Monsignor Giovanni Basciu, nel 1956, esattamente il 22 Aprile, dopo 900 anni il Vescovo riportò in Sardegna la fede ortodossa. Per importanza e stile rappresenta un unicum in Sardegna, la struttura infatti, fino al 2002 fu sede del Vescovo Metropolita (l’equivalente di una Cattedrale) e la sua struttura ricalca quella di una tipica Chiesa greca.

Monastero Ortodosso Sant’Antonio il Grande: L’edificioo religioso sorge in prossimità del centro abitato, è di stile bizantino ed è intitolato all’eremita egiziano e fondatore del monachesimo cristiano Sant’Antonio il Grande. I lavori di costruzione da parte di Padre Antonio Pompianu sono iniziati nel 2002 e si prepara alla sua consacrazione che avverrà il prossimo 10 Maggio. La struttura religiosa a croce greca presenta una cupola centrale dalla quale si dipartono i quattro bracci aprirà le sue porte ai monaci di fede Ortodossa.

pCasa Campidanese: Tipica casa Campidanese, rappresenta una delle strutture più interessanti di architettura sarda con il portale d’ingresso ad arco. All’interno dell’abitazione si trovano la stalla, il portico e il cortile dove sono collocati vasi con fiori profumati. L’edificio principale è costruito su due piani, realizzato in mattoni crudi “su ladrini”.

Marilena Tuveri
16 maggio 2015

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