G7: storia di un summit unico nel suo genere
Nel 1973 l’economia mondiale si trovò a fronteggiare un grande shock petrolifero e, di conseguenza, economico: l’inflazione raggiunse picchi stellari e i tassi di crescita economica crollarono e, in certi casi, si annullarono. Una situazione economica straordinaria, che portò i governi a rispondere con drastiche misure di contenimento (“Austerity”) e a riunirsi per trovare delle risposte efficaci e rapide, nel nome della cooperazione e della rinascita. Nacque, così, quello che oggi conosciamo come G7.
Il “Gruppo dei Sette” è un summit intergovernativo, che riunisce i 7 Stati sviluppati, con i maggiori Prodotto Interno Lordo (PIL): Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. Il G7 rappresenta, infatti, oltre il 62% della ricchezza netta mondiale detenuta secondo il Credit Suisse Global Wealth Report Databook. La definizione del Gruppo da parte del Ministero degli Esteri italiano è quella di “un foro di dialogo informale”, poiché l’informalità è da sempre la caratteristica cardine del forum internazionale dei Sette.
L’informalità come caratteristica principale
Il G7 non dispone di un quartier generale, così come non ha un segretario generale, uno staff permanente e un budget. Ciò che lo alimenta è la rotazione annuale dei suoi componenti che vede, dal primo di gennaio, l’assunzione da parte di uno di questi della guida del Gruppo. Il paese a cui è assegnata la presidenza funge da segretario temporaneo, detta l’Agenda, individuando le priorità da trattare nel corso dell’anno, e ospita i lavori del gruppo, nonché l’evento principale: il Vertice. Quest’ultimo rappresenta il momento centrale di ogni Presidenza, a cui partecipano capi di Stato e di Governo dei 7 stati membri, assieme ai presidenti della Commissione europea, i Capi dei paesi invitati dal paese ospitante e le organizzazione internazionali. Il vertice si conclude con l’adozione di un comunicato in cui vengono delineati importanti impegni politici dei vari paesi. Il primo si è tenuto nel 1975 a Ramboillet, in Francia, a cui parteciparono i 6 Paesi fondatori: il Canada si sarebbe aggiunto l’anno seguente. Tra il 1997 e il 2013 il G7 è divenuto G8, con l’ingresso della Federazione Russa, poi sospesa nel 2014 a seguito dell’illegale annessione della Crimea.
Muta il contesto, mutano i temi
La sua natura informale ha consentito negli anni al Gruppo di mutare gli obiettivi stessi delle proprie riunioni, passando dalle discussioni su questioni strettamente economiche e finanziarie (motivo della sua nascita) a divenire un incontro per trattare e assumere posizioni comuni in tempi rapidi per affrontare le principali sfide globali. L’agenda si è adeguata ai mutamenti del contesto internazionale, animata sempre da nuove questioni: cambiamento climatico, non proliferazione nucleare, gestione dei flussi migratori, uguaglianza di genere, salute globale, innovazione, cybersecurity e tanti altri. In questi giorni, si sta svolgendo il 52° vertice del G7 in Francia, a Évian-les-Bains, comune del dipartimento dell’Alta Savoia che ha già ospitato un summit nel 2003. Quest’anno i leader del Gruppo discuteranno le principali questioni geopolitiche, relative soprattutto ai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, economiche e commerciali, assieme al predominante tema del futuro dell’Intelligenza Artificiale.




