Qatar, da piccolo emirato a potenza: l’importante lascito del suo ex emiro, lo sceicco Hamas bin Khalifaal Thani
Se si volesse dare una immagine significativa all’espressione “superare le proprie aspettative”, si potrebbe benissimo abbinarla al piccolo emirato del Qatar e al suo ex emiro, lo sceicco Hamad bin Khalifa al Thani, scomparso pochi giorni fa all’età di 74 anni.
Hamad ha governato il Qatar dal 1995 alla sua abdicazione nel 2013, ha dato vita al concetto che tutti noi oggi percepiamo pensando a questa monarchia del Golfo, piccola ma ricca di energia con un potere globale molto esteso.
Molti osservatori affermano che senza la sua strategia geopolitica rischiosa e spesso controversa, il Medio Oriente, e forse il mondo, sarebbero molto diversi.
Hamad ha scommesso sul fatto che la vasta ricchezza, derivante dagli abbondanti giacimenti di petrolio e gas del Qatar, avrebbe potuto essere utilizzata non solo a migliorare la qualità della vita del suo popolo, ma poteva essere un importante mezzo di influenza internazionale.
Non chiedeva di spendere quei soldi in armi costose.
Hamad aveva intuito che il Paese poteva esercitare un’influenza quasi illimitata investendo in istituzioni di soft power: media, sport, arte e donazioni filantropiche strategicamente calibrate.
Di conseguenza, è riuscito a trasformare il Qatar – che ha una popolazione di poco più di 3 milioni di abitanti, il 90% dei quali sono lavoratori stranieri –in una potenza globale fuori dal comune.
Lungo il percorso, Hamad non ha mai rinunciato a compiere mosse molto rischiose.
Nato nel 1952 e nominato erede al trono a 25 anni, nel 1995, stanco di dover aspettare il suo turno, approfittò di un viaggio all’estero di suo padre per rovesciarlo con un colpo di Stato di palazzo, senza spargimenti di sangue.
Da quel momento è diventato il sovrano assoluto dell’emirato. “Non sono contento di ciò che è successo, ma doveva essere fatto e dovevo farlo”, disse all’epoca in un discorso televisivo.
Qualche anno prima, il Qatar aveva iniziato la produzione offshore nel più grande giacimento di gas naturale al mondo, proprietà che il Paese condivide con l’Iran.
Hamad era ansioso di mettere a frutto i proventi e così ha istituito sussidi e benefici sociali che andavano a migliorare il tenore di vita dei qatarioti, ma ha cominciato anche a guardare oltre i confini del Qatar.
Nel 1996 ha fondato Al Jazeera, la rete di notizie globale che ha dato a Doha un’enorme influenza, ma che ha fatto anche infuriare i suoi vicini.
Al Jazeera ha raggiunto presto milioni di case, offrendo ciò che altri media controllati dallo Stato nel resto del mondo arabo non erano riusciti a fare: fornire una copertura critica della Regione, monarchi e dittatori inclusi.
Nonostante tutto, la copertura del Qatar è rimasta deferente, con una linea editoriale generalmente a favore dell’Agenda del Paese, e soprattutto di Hamad.
Quello stesso anno, il Qatar ha iniziato a costruire l’imponente base militare di Al Udeid, che sarebbe diventata la principale base americana in Medio Oriente e il quartier generale regionale del Comando Centrale degli Stati Uniti.
Per quanto riguarda la politica regionale del Qatar, Hamadè stato tra i pionieri della creazione di una sorta di atto di equilibrio, basato sul mantenimento dei legami con tutte le parti, anche nelle situazioni più tese e ad alto rischio.
Si è alleato con gli Stati Uniti e costruito potenti legami con l’Iran e con Israele, aprendo con quest’ultimo, nel 1996, uffici commerciali reciproci.
Quando nel 2010 sono scoppiate le prime proteste con la Primavera Araba, Hamad ha continuato a sostenere i Fratelli Musulmani, anche mentre cercavano di sostituire monarchi e dittatori vicini simili a lui.
Hamad è anche stato un generoso benefattore di Hamas, a sua volta una diramazione dei Fratelli Musulmani.
Nel 2012, Hamad è diventato il primo Capo di Stato a visitare Gaza, allora sotto la guida de facto di Hamas, che aveva violentemente espulso dal territorio la sua fazione rivale, Fatah.
Nel 1997, Hamas è stato definito come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti e da molti altri Paesi.
Nel 2013, 18 anni dopo aver rovesciato il padre, Hamad ha preso un’altra decisione scioccante per la Regione, annunciando la sua abdicazione.
Aveva cresciuto suo figlio Tamim per succedergli, e aveva scelto di non aspettare che Tamim agisse come lui aveva agito nei confronti del padre.
Poco prima di dimettersi, Hamad ha permesso ai talebani afghani, allora in guerra con gli Stati Uniti, di aprire un ufficio a Doha.
Ha fatto sì che Doha diventasse punto d’incontro per le eventuali trattative tra le due parti, cosa che si è puntualmente verificata.
Tanim ha portato avanti il lavoro ereditato dal padre.
Nel 2014, i Partiti islamisti hanno iniziato a perdere terreno nella Regione, mentre la Primavera Araba perdeva slancio.
Doha è però rimasta fedele ai Fratelli Musulmani.
Nonostante le pressioni sull’Emiro per fa sì che il Qatar cambiasse rotta, lui ha portato avanti la sua linea.
La scommessa azzardata ha scatenatouna delle crisi più pesanti nella storia del Qatar.
I membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo chiesero a Doha di smettere di sostenere i Fratelli Musulmani, senza successo.
Nel 2017, l’Arabia Saudita, l’Egitto e il Bahrein hanno interrotto le relazioni diplomatiche con il loro vicino e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, allora all’inizio del suo primo mandato, si schierò con Riyadh.
Il giovane sovrano de facto dell’Arabia Saudita, il principe Mohammed bin Salaman, chiese personalmente al Qatar di cambiare strategia, che rimase però ben saldo sulle sue idee, ottenendo il sostegno di altri Stati importanti come la Turchia, sopravvivendo ad un estenuante embargo durato ben 43 mesi.
Durante la sua ascesa alla notorietà globale, il Qatar ha affrontato critiche sia da destra che da sinistra per i suoi documentati abusi sui diritti umani e per il suo sostegno al terrorismo.
Ma il figlio di Hamad si è sempre attenuto alla linea impostata dal padre.
Questo approccio ha dato i suoi frutti.
I rapporti con gli Stati Uniti si rafforzano nel tempo. Il Presidente Joe Biden nomina il Qatar importante alleato non NATO.
Doha ha sfruttato le sue relazioni dalle molteplici sfaccettature intraprendendo un ruolo di mediazione nei conflitti mondiali, inclusi Ucraina, Iran, Afghanistan e Gaza.
Se i piccoli Paesi circondati da vicini potenti e ambiziosi spesso cercano di tenere la testa bassa, il Qatar ha fatto esattamente il contrario.
Doha comincia ad aumentare la sua influenza negli Stati Uniti in svariati modi.
Diventa il più grande donatore straniero nelle istituzioni educative americane e un importante donatore per Think Thank statunitensi.
I critici cominciano a sospettare pesantemente che questo denaro avesse un effetto diretto sui punti di vista espressi dai destinatari.
Nonostante le temperature importanti del Paese, Doha ospita la Coppa del Mondo nel 2022, superando senza battere ciglio le mille accuse di corruzione, sia sulla vittoria della selezione che sugli appalti per gli stadi.
Migliaia di lavoratori migranti sarebbero morti mentre lavoravano in condizioni pericolose.
Il Qatar ha anche acquistato alcune tra le squadre sportive più famose, così come catene di lusso come Harrod’s.
Gli investimenti del suo fondo sovrano sono stati anch’essi utilizzati per ottenere forza politica.
Recentemente, gli azionisti qatarioti hanno bloccato un accordo con Volkswagen che prevedeva la collaborazionecon una società israeliana di difesa per produrre veicoli di supporto dello scudo missilistico di Israele, Iron Dome.
Prima di Hamad, una tale influenza negli affari geopolitici sembrava inimmaginabile per un Paese come il Qatar, soprattutto per la sua longevità.
Ma l’Emirato ha trovato un modo per trasformare il suo piccolo, ma ricchissimo, Stato in un attore globale di rilievo, rimodellando la Regione e il mondo.




