Il brutto Antonio
Siamo tutte bellissime persone
Le persone più deboli sono quelle che non ci pensano due volte prima di ferire gli altri per il proprio tornaconto. Non mi interrogherei sul fatto se posseggano o no dei valori: li possiedono sicuramente. Ma i loro desideri sono incontrollabili, ben più importanti di quelli che per te sono capisaldi della tua esistenza. I loro desideri incontrollabili asfaltano tutto. Ogni credenza che ha messo radici dentro di te fin da quando sei bambino. Hanno una fame caina di sentirsi desiderate, scelte, invidiate. Qualunque bisogno gridi più forte diventa la morale del momento. I principi narrati in quelle meravigliose ore passate insieme vengono lasciati da parte se appare sul tavolo un’alternativa migliore. Niente mette radice. Ma non è solo con noi. Queste dinamiche nascono ben prima di noi, ben prima di loro. Nonostante i loro racconti. Nonostante tutta la voglia di sembrare delle bravissime persone. La loro priorità non è essere integri ma perseverarsi nel dare l’idea di essere delle brave persone circondate da canaglie.
Dal punto di vista clinico, il narcisismo patologico non è semplice vanità. È un disturbo di personalità in cui il bisogno di ammirazione e il senso di grandiosità diventano una struttura rigida. Queste persone non tollerano la frustrazione, non reggono la critica, e vivono le relazioni come specchi: servono solo a riflettere un’immagine di sé perfetta. L’empatia è assente o strumentale. Il confine tra realtà e racconto si assottiglia, perché la priorità non è la verità, ma la coerenza con la propria immagine ideale. Per questo riscrivono i fatti, minimizzano il danno, e attribuiscono sempre la colpa all’esterno. Non è cattiveria cosciente: è un meccanismo di sopravvivenza psichica.
La cosa più inquietante di questi umanoidi è che i loro desideri li divorano dall’interno. Se hanno voglia di fare una cosa, la fanno. Anche se è priva di senso, priva di un ieri, di un oggi o di un domani. La bramosia del desiderio immediato può asfaltare cose, persone, situazioni, ambienti. Ma loro devono assolutamente mettere in atto quel desiderio. Lo scopo finale è uno solo: rendersi desiderati, appagati, migliori, vincenti. E ovviamente, arricchirsi.
Gli sfoghi di rabbia diventano per loro elogi. Collezionisti seriali di coppe di fango. La rabbia, le lacrime versate per i loro comportamenti, sono quasi trofei che poi in mattinate opache sanno benissimo guardare e ritenere lucidamente anch’essi dei veri e propri stalattiti di merda. La fedeltà e la lealtà non sono una virtù ma un ostacolo, anche se loro si spacciano per uomini fedeli e leali. Un ostacolo come il semaforo rosso ad un ritardo. Le loro cattiverie sono sempre assolte con scuse che si danno dentro se stesse: del tipo “è successo”, “è la vita”, “sono stato me stesso”, “tutti sbagliano”, “la vita è una”, “volevo proteggere i miei sentimenti”. Ecco: questa è la serie di giustificazioni che si danno. Mentre tu, integro o integra, non comprendi niente di tutto ciò che stia accadendo. L’alterazione della realtà. Giustificazioni ignobili. Per loro convivere con il senso di colpa è peggio di riscrivere la realtà. E la loro vita è una riscrittura continua delle giornate, degli eventi, della rabbia. Ci sono persone che non dormono notti intere per aver discusso con un amico. Loro hanno la capacità di assolversi. E la soluzione è l’assoluzione; un totem sacro. La loro riscrittura renderà la ferita un disguido causato non da loro che vogliono solo vivere in una pace che non danno.
Non vogliono il contraddittorio. Sono in grado di avere come punto di riferimento esclusivamente loro stessi. Non chiedono scusa, non chiedono aiuto, non chiedono permesso, non chiedono consiglio. Vale solo la loro storia, anche se in fondo al loro cuore sanno benissimo la verità. Almeno i migliori. Poi ci sono anche gli psicotici. Sono teatrali.
Niente paura. Tu sei l’incidentato. Loro sono l’incidente.




