“Woke” o sicurezza? Le nuove banconote inglesi accendono lo scontro politico
Le banconote britanniche si preparano a cambiare volto, e non è un dettaglio secondario in un Paese dove l’iconografia della moneta è parte integrante dell’identità nazionale. Addio, almeno per ora, ai grandi nomi del Regno Unito: al loro posto arriveranno uccelli e animali selvatici.
L’annuncio è arrivato dalla Bank of England, che ha spiegato come la nuova serie punterà a celebrare la natura britannica, ma anche a rafforzare la sicurezza contro la contraffazione. Le immagini della fauna, infatti, sarebbero più difficili da replicare rispetto ai ritratti tradizionali.
Il piano prevede la progressiva sostituzione delle attuali banconote da 5, 10, 20 e 50 sterline, oggi dedicate a figure emblematiche come Winston Churchill, Jane Austen, J.M.W. Turner e Alan Turing. Le nuove immagini saranno selezionate da una commissione di esperti e poi sottoposte a consultazione pubblica. L’unica presenza destinata a restare è quella del sovrano, Carlo III, in linea con una tradizione consolidata. A decidere in via definitiva sarà il governatore della banca centrale, Andrew Bailey, ma prima di vedere i nuovi tagli in circolazione bisognerà aspettare ancora qualche anno.
Se sul piano istituzionale la scelta appare lineare (e perfino ordinaria, considerando che il rinnovamento delle banconote è prassi) sul piano politico ha già innescato una reazione furibonda. La destra britannica ha infatti letto il cambiamento come l’ennesimo segnale di una deriva “woke”. In prima linea c’è Nigel Farage, leader di Reform UK, che ha bollato la decisione come una “follia” figlia del politicamente corretto, attribuendone la responsabilità indiretta al governo laburista di Keir Starmer. In un video pubblicato sui social, Farage ha contrapposto le “figure gigantesche” della storia britannica all’idea di sostituirle con immagini di animali, arrivando a evocare con tono sarcastico il rischio di ritrovarsi “un castoro” al posto di Churchill. Sulla stessa linea anche i conservatori, che hanno affidato la loro protesta ad Alex Burghart. Il ministro ombra ha definito “profondamente deprimente” l’idea che gli eroi nazionali possano essere considerati divisivi, promettendo un ritorno alle effigi storiche in caso di vittoria elettorale. Non sono mancati attacchi diretti al premier, con operazioni social che puntano più alla caricatura che al confronto politico.
Eppure, a smontare la narrazione di uno strappo ideologico arriva una voce difficilmente liquidabile come “woke”: quella di Emma Soames, nipote di Churchill. Intervistata dalla BBC, ha ridimensionato la polemica con toni pragmatici: nessuno, nemmeno in famiglia, si aspettava che l’effige dell’ex primo ministro restasse per sempre sulle banconote. “È stato fatto per dieci anni – e i dieci anni sono passati”, ha osservato, difendendo al contempo il diritto della banca centrale di scegliere in autonomia.
In effetti, più che una rivoluzione, quella annunciata appare come l’ennesimo capitolo di una tradizione consolidata: le banconote cambiano, si aggiornano, riflettono sensibilità diverse nel tempo. La stessa Bank of England ha sottolineato come la decisione sia arrivata dopo una prima consultazione pubblica, in cui il tema della natura è risultato il più apprezzato.
Il punto, allora, sembra essere meno la scelta in sé –peraltro ancora in fase preliminare—e più la sua lettura politica. In un clima già polarizzato, anche un pettirosso o una lontra possono diventare terreno di scontro identitario. Resta comunque una domanda di fondo: cosa raccontano davvero le banconote di un Paese? I suoi eroi del passato o le sue priorità presenti? Forse, nel Regno Unito di oggi, la risposta è meno scontata di quanto sembri.




