Turing: ucciso dal suo tempo, padre del nostro
Ci sono vite così dense di significato da sembrare scritte apposta per lasciare tracce anche dove nessuno avrebbe mai pensato di trovarle, e Alan Mathison Turing appartiene a questa categoria di uomini rari. Matematico, logico, crittografo: nei suoi 41 anni di vita ha compiuto una rivoluzione così silenziosa eppure così profonda da aver cambiato ogni aspetto del mondo contemporaneo, incidendo inevitabilmente sulle vite di tutti noi, nell’inconsapevolezza dei più.
Turing è il primo ad aver immaginato che una macchina potesse svolgere compiti complessi “semplicemente” seguendo una serie di istruzioni: la sua “macchina di Turing”, un modello astratto presentato negli anni ’30, è il padre del computer moderno. E ancora, è sempre lui che, in un celebre articolo del 1950, cominciò a chiedersi se una macchina potesse non solo calcolare, ma anche pensare, tanto che il famoso “test di Turing” resta oggi un punto di riferimento per chi si occupa di intelligenza artificiale, praticamente a un secolo di distanza.
Tutto questo avveniva mentre, negli anni più bui della Seconda guerra mondiale, il genio britannico lavorava in un capanno di legno a Bletchley Park, decodificando i messaggi segreti dei nazisti e contribuendo a salvare milioni di vita: un eroe senza uniforme e senza gloria pubblica.
Dopo la guerra però l’Inghilterra cambiò bersaglio, e l’ingegno non bastò a proteggere Turing da una legge che lo colpevolizzava: nel 1952 infatti egli fu condannato per omosessualità, e pertanto costretto alla castrazione chimica. Questo evento annientò mentalmente il genio del matematico insieme alla sua vitalità, tanto che cadde in una profonda depressione, e, due anni dopo, morì per avvelenamento da cianuro. Sul comodino, di fianco al letto con il cadavere, una mela morsicata. L’ inchiesta lampo – più approssimativa che veloce – portò alla conclusione di suicidio, ma i più non ci hanno mai creduto.
Turing divenne così un simbolo del progresso tradito dal proprio tempo: l’uomo che aveva immaginato il futuro veniva espulso dal presente.
Quel futuro sognato a Bletchley Park però non era lontano. Negli anni ’70, dall’altra parte dell’oceano, tre ragazzi in un garage fondarono una piccola azienda destinata a cambiare per sempre la tecnologia: la Apple. Il primo logo, illustrato, mostrava Newton sotto un albero di mele, a voler simboleggiare la conoscenza che cade dall’alto nella mente di un genio. Era poetico, ma poco pratico, perché difficilmente riproducibile e adattabile. Così Steve Jobs, nel 1977, chiese a un grafico, Rob Janoff, un simbolo semplice e moderno. Nacque così la mela morsicata: elegante, essenziale e senza bisogno di parole.
Il morso, spiegò Janoff, serviva solo per evitare che la mela fosse confusa con una ciliegia, eppure, da quel momento, il pomo iniziò a caricarsi di significati: Eva e il peccato originale, la sfida alla conoscenza, la creatività che rompe le regole. Ogni epoca si inventa le sue leggende. E qui torna in gioco Turing.
Tra le mille storie che circolano intorno al logo Apple ce n’è una che continua a riemergere, negata dai protagonisti ma irresistibile per chi ama le coincidenze. Questa storia racconta di come la mela morsicata sia un omaggio ad Alan Turing, alla sua intelligenza e al suo destino tragico: trovato morto accanto a una mela morsa.
Le coincidenze, quando sfiorano il simbolo, sanno diventare verità poetiche, e allora ci si può permettere una domanda un po’ giocosa:
se quella mela rappresentasse la vittoria definitiva dello smartphone sul computer? Come se la tecnologia più popolare del mondo rivendicasse la sua eredità dicendo: “Sono io il tuo futuro, Alan. La mela che ha ucciso te sta per uccidere anche i tuoi progetti.”.
Turing immaginava macchine che ragionano, Jobs le costruiva, e queste stesse macchine, oltre che ragionare sanno affascinare. Insieme, seppur separati da decenni, questi due hanno fatto nascere l’era digitale in cui viviamo.
Così, ogni volta che sblocchiamo il telefono, chiediamo un’informazione all’intelligenza artificiale o affidiamo a un algoritmo una parte della nostra memoria, stiamo in qualche modo attraversando lo stesso confine che Turing aveva intravisto e che Apple ha reso familiare a tutti.
Forse è solo una leggenda, ma è una leggenda che dice qualcosa di vero: il futuro, a volte, può passare attraverso una semplice mela morsa, e quando questo succede, dentro quella mela c’è sempre un frammento di chi lo ha immaginato per primo.




