OBE. Il trip extra-corporeo del visionario MACE

OBE. Il trip extra-corporeo del visionario MACE
Fonte: Profilo instagram di MACE

Sciolto l’acronimo OBE (Out of Body Experience) c’è già un indizio che ci fa credere di saper leggere facilmente un album che ha legami stretti ma altrettanto invisibili. Se dell’album si parla da settimane, quello che non si dice è che MACE ha fatto capire – prima di lui ci aveva provato Boss Doms – quanto la figura del “producer” sia importante nella realizzazione di una traccia, e questo è ancora più evidente quando realizza un concept album. Ad un ascolto superficiale sembra eterogeneo e disarticolato, ma si rivela davvero innovativo per la capacità di legare artisti di tutta la penisola. L’ambiente è perlopiù quello urban, molti nomi provengono dal rap e dalla trap, ma attenti alle etichette, come sempre, portano fuori strada.

Simboli, acronimi e (ovviamente) CAPS LOCK

Nuovo è il disco, ma anche la veste tipografica in streaming, titoli e artisti rigorosamente in CAPS LOCK, il trattino che separa il titolo della traccia sostituito da un simbolo; provate a decifrarli e inizierete un viaggio senza neanche aver premuto play. Perché di un viaggio si tratta, anche se sarebbe meglio dire un trip, uno di quelli con gli acidi.

Per la strada incontriamo tutti (o quasi), e si rischia una lista vertiginosa solo a citarne un paio: Madame, Carl Brave, ma anche Colapesce e Irama, Noyz Narcos e Psicologi, Jake La Furia e Franco126. Se non vi gira la testa così, ascoltate AYAHUASCA, ma prendetene poca, se il mood è giusto il viaggio è assicurato.

Attraversiamo tanti corpi, tante storie, le attraversiamo e sentiamo timbri diversi, alcuni inconfondibili. Se a tratti le sonorità sono accomunate da atmosfere elettroniche e ambient, le voci ci raccontano, ognuna con la sua forte personalità, aspetti di una quotidianità che ormai unisce molti, dagli adolescenti a chi l’adolescenza inizia a dimenticarla. Un filo porpora attraversa tutto l’album e suggerisce che sono ancora le relazioni complicate e pericolose a voler essere cantate, sottofondo c’è sempre un joint (o qualcosa di più) per evadere, dimenticare, uscire dal corpo.

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Tracklist – profilo instagram di MACE

Ed è così, che ogni traccia restituisce il tassello di un album corale, con qualche voce stonata, che per fortuna, si fa dimenticare facilmente. Un accenno obbligato va a Venerus, che con Mace sembra realizzare un duo unico, colpevoli forse le chiome colorate, creano una simbiosi perfetta. Insieme ci avevano avvisato quando cantavano:

“Cerco nuove strade per uscire da me” (Ogni pensiero vola – Venerus, MACE)

E MACE quella strada l’ha creata beat dopo beat, ognuno al posto giusto, ognuno in grado di disorientare:

“Quando vuoi perderti puoi trovarmi sempre qui, dal tramonto all’alba, ne faccio su un’altra” (DAL TRAMONTO ALL’ALBA – MACE con VENERUS & GEMITAIZ)

Stessi mezzi, viaggi nuovi

OBE è un tentativo di fare musica, che almeno nella sua essenza più pura, sarebbe piaciuto ad Aldous Huxley. Scrittore e filosofo degli anni ’50, credeva fermamente nella forza della distorsione della realtà indotta dall’uso di allucinogeni. Era un modo per aprire “le porte della percezione”, vedere il mondo distorto con le pupille dilatate, sempre in cerca di un viaggio caleidoscopico in grado di restituirci a noi stessi, ogni volta in modo nuovo. Non per nulla, il titolo “The doors of perception”, uno dei suoi saggi più celebri, lo aveva preso in prestito da un verso di William Blake:

If the doors of perception were cleansed everything could appear to man as it is, infinite. (William Blake – Il matrimonio del cielo e dell’inferno)

Qualche anno dopo, una band americana, si ispirava a lui per scegliere il proprio nome, così nascevano i “The Doors”; nel frattempo la musica elettronica muoveva i suoi primi passi. Ma non disturbiamo i mostri sacri, questo è un altro trip.

Siamo al termine del viaggio, ed ecco HALLUCINATION, totalmente fuori dall’album, pura elettronica, così lontana da tutto il resto da apparire fuori posto. Arriva la nostra piccola esperienza extra-corporea, la traccia esce fuori dall’album e si rivela quel prisma da cui è uscita la luce psichedelica che permea tutto il disco. Il viaggio è terminato, se ne volete ancora, fate replay.

caleidoscopio
Fonte: JLProject
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