La resurrezione meccanica
Per i più, sentendo parlare di motore Wankel, questo plausibilmente susciterà un “eh?” come se non si fosse mai incrociato l’argomento neanche da lontano. Per qualcuno più appassionato invece si tratta di una tecnologia appartenente al passato, affascinante ma penalizzata da consumi elevati, difficoltà di raffreddamento e problemi di affidabilità. Solo i più esperti sanno che, nonostante tutte le problematiche di cui sopra siano vere, da Pechino sembrano voler scommettere su una sua nuova incarnazione, infatti la Harbin Dongan Auto Engine (controllata del gruppo statale Changan Automobile) ha annunciato l’avvio del primo prototipo funzionante di un nuovo motore rotativo, denominato R05E, la cui produzione in serie è prevista per il 2027.
L’iniziativa va ascritta alla volontà cinese di rafforzare la propria autonomia tecnologica in settori chiave come la propulsione aeronautica e i sistemi ibridi, ambiti nei quali però alcuni aspetti come compattezza, leggerezza e affidabilità sono fattori determinanti, e cioè caratteristiche non propriamente distintive del Wankel tradizionale. Tuttavia, dal punto di vista ingegneristico, l’R05E conserva la struttura classica del Wankel: un rotore triangolare che ruota all’interno di un carter di forma epitrocoidale, collegato a un albero eccentrico che trasforma il moto rotatorio in potenza meccanica, ma a questa base Dongan ha integrato diverse innovazioni per superare le debolezze storiche di questa tecnologia, tra cui la doppia accensione indipendente per migliorare la combustione, una camicia d’acqua integrata per aumentare la stabilità termica e l’impiego di materiali avanzati per ridurre attriti e dispersioni energetiche. Inoltre il carter in alluminio pressofuso contribuisce a contenere il peso, mentre il rivestimento NDC al nanodiamante sulle superfici interne mira a incrementare la durata e l’efficienza.
Il prototipo sviluppato da Dongan eroga 53 kilowatt a 6.500 giri al minuto, con una densità di potenza di circa 1,2 kW per chilogrammo, e cioè, in termini più basilari, producendo un risultato davvero significativo per un propulsore di dimensioni compatte. Se ciò non bastasse, l’azienda ha già annunciato anche una futura versione a doppio rotore, che dovrebbe superare i 110 kW, ampliando ulteriormente lo spettro di utilizzo del medesimo. Infatti questi numeri non collocano l’R05E tra i motori destinati alle automobili tradizionali di fascia alta, ma ne fanno un candidato interessante per altre applicazioni specialistiche, in cui il rapporto peso-potenza e la riduzione delle vibrazioni sono più importanti dei picchi assoluti di potenza, come ad esempio il settore dell’aviazione a bassa quota, vale a dire, per girarci meno intorno, droni di grandi dimensioni, piccoli velivoli con equipaggio, velivoli elettrici a decollo verticale e sistemi di propulsione ibridi: una serie di strumenti che fanno guardare a un futuro di cui si sa poco, ma che comunque lascia sempre uno spiraglio aperto sullo spettro oscuro dell’evoluzione bellica.
Il progetto R05E mostra dunque come Pechino stia esplorando soluzioni non convenzionali per rafforzare la propria presenza nei settori aeronautico e della mobilità avanzata.
Il Wankel, lungi dall’essere relegato ai musei dell’ingegneria, potrebbe trovare una nuova vita come componente chiave di piattaforme ibride e velivoli leggeri in un contesto dove efficienza, autonomia e flessibilità operativa contano più della tradizionale potenza automobilistica. In questo scenario, se la scommessa avrà successo, il motore rotativo potrebbe diventare uno degli esempi più interessanti di come le tecnologie considerate superate possano essere ripensate alla luce delle nuove esigenze industriali e geopolitiche di questo folle millennio in rapidissima evoluzione.




