Intervista a Maldestro, Sanremo 2017: “La mia canzone è un inno alla vita”

Intervista a Maldestro, Sanremo 2017: “La mia canzone è un inno alla vita”

Anche al Festival di Sanremo, Maldestro non si agita. Una tranquillità che proviene dalla sua esperienza come attore: lo stretto legame con il teatro è iniziato nella giovinezza, portandolo anche a scrivere diverse opere drammaturgiche e commedie.

Il testo del brano che porta a Sanremo, intitolato “Canzone per Federica”, rispecchia senz’altro le sue capacità di scrittura. Ha 30 anni, è originario di Napoli e ha fatto della sbadataggine il suo tratto identificativo. Ecco la nostra intervista a questo inusuale “giovane di Sanremo”.
Perché ti chiami Maldestro e quanto temi di essere maldestro a Sanremo?
lo sono realmente maldestro: inciampo sempre, vivo in una dimensione diversa da questa. Il mio nome d’arte descrive come sono nella realtà. Porterò su quel palco me stesso, quindi sarò senz’altro maldestro anche lì.
La tua canzone si intitola “Canzone per Federica”. Ma chi è Federica?
Federica è una persona a cui voglio molto bene, una mia carissima amica conosciuta tanti anni fa. È una persona straordinaria e ho scritto questo pezzo per lei perché, nonostante le avversità della vita, riesce sempre a sorridere. Quindi per me è stato un onore poterla immortalare in una canzone.
Qual è il messaggio che vuoi trasmettere con questa canzone e cosa rappresenta la bimba del videoclip?
La mia canzone cerca di trasmettere la speranza, credo sia un inno alla vita. Il significato di fondo è il passaggio dall’adolescenza al mondo degli adulti. Infatti, nel videoclip, la bambina e la ragazza rappresentano la stessa persona. Quando la ragazza entra nel mondo degli adulti, perde la sua fanciullezza personificata dalla bambina, che infatti sparisce.
Il testo della tua canzone è profondo e universale. Com’è nata l’idea?
È nata due anni fa, mentre lavoravo insieme a Federica, dato che facevamo uno spettacolo insieme. Frequentandola mi è arrivata addosso tutta la sua genuinità e la sua forza. Di conseguenza è stato naturale buttare giù queste parole.
Parlaci del tuo rapporto con il teatro e la musica…
Ho cominciato a suonare il piano a 9 anni, mentre a 16 mi sono dato al teatro come drammaturgo, commediografo e attore. Però, la musica era sempre presente: scrivevo canzoni e le cantavo con gli amici. Poi, tre anni fa, ho cominciato come cantautore ed è successo quello che è successo. Però, il teatro è sempre parte della mia vita: l’ho solo messo da parte per gli impegni, ma ci ritornerò sicuramente.
Il tuo essere attore influenza anche la tua musica?
Il teatro è una palestra incredibile. Tutti quelli che affrontano il mondo dell’arte dovrebbero fare teatro, perché ti insegna il silenzio, la disciplina, il rigore. Quello che ho trovato nel teatro non l’ho trovato da nessun’altra parte. Per questo lo consiglio a tutti.
Altre tue canzoni, come “Sopra al tetto del comune” e “Dimmi come ti posso amare”, denunciano temi forti legati all’attualità attraverso musica “spensierata”. Cosa significa questo contrasto?
Credo sia voluto, mi viene naturale. Penso che l’ironia ci salverà la vita e come diceva Massimo Troisi: “Se vuoi dire una cosa interessante, fagli fare una bella risata”. Inoltre, amo molto Gaber, che è stato il pioniere del teatro-canzone in Italia ed è quello a cui io aspiro.
Manca poco alla tua prima esibizione a Sanremo. Un aggettivo per descrivere come ti senti?
Mi sento stanco prima di tutto, ma anche sereno. È un palco prestigioso, perciò ci saranno sicuramente l’emozione e l’adrenalina di affrontarlo. Tuttavia, il teatro mi ha insegnato bene a gestire le emozioni.
La scena musicale italiana attuale è abbastanza “maldestra” per te? Ti ispiri a qualche cantante in particolare?
I miei maestri sono stati Gaber, Fossati, De Andrè, De Gregori. Fuori dall’Italia poi ci sono Leonard Cohen, Bob Dylan, i francesi Jaques Brel e Leo Ferré. Tutti questi grandissimi e irraggiungibili.
Cosa succede a Maldestro dopo Sanremo?
A marzo uscirà il nuovo disco, comincerà il tour e il 23 febbraio uscirà il film “Beata ignoranza” di Massimiliano Bruno con Alessandro Gasman e Marco Giallini. Ci sarà una mia canzone nel film, quindi per me è un sogno che si avvera.

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