Intervista a Francesco Guasti: “Sono folle e sono rimasto folle, ho continuato a lottare; per me questo Sanremo vale doppio”

Intervista a Francesco Guasti: “Sono folle e sono rimasto folle, ho continuato a lottare; per me questo Sanremo vale doppio”

Francesco Guasti è al Festival di Sanremo 2017 nella categoria Nuove Proposte con il brano “Universo”, scritto dallo stesso Guasti con Francesco Ciccotti e Maurizio Musumeci; lo abbiamo intervistato.

Francesco Guasti nasce a Prato il 16 settembre del 1982. Sin da piccolo, dedica tutto sé stesso alla musica, prima suonando la batteria e, poi, cantando. Dotato di una voce graffiante e roca, nel 2013 partecipa a “The Voice” su Rai2 ed entra a far parte del team di Piero Pelù, con il quale subito dopo nasce una proficua collaborazione artistica. Il brano che presenta a Sanremo è portatore sano di speranze e di coraggio, è la storia della sua vita, di un uomo che ha sempre lottato per ciò in cui crede, senza farsi scalfire dalle cattiverie e dagli ostacoli. Il suo album, intitolato “Universo”, uscirà il 10 febbraio 2017.

Ciao, Francesco!
Come stai vivendo questi ultimi giorni prima del grande spettacolo sanremese?

Questi ultimi giorni sono un frullatore di emozioni, un insieme di sensazioni positive e di gioia, con un po’ anche di paura, mista sempre però a tanta felicità. È davvero difficile da spiegare quello che si prova. Dopo tanto tempo che si cerca di realizzare qualcosa, quando poi questo avviene è davvero una sensazione fortissima.

Parlaci di Universo. Com’è nato il testo? Qual è la sua storia?

Universo è un brano che è nato dopo l’ennesima porta in faccia. Lo scorso anno sono arrivato tra i dodici finalisti, ma poi nulla. Possiamo dire che sono arrivato a Roma, ma non ho visto il Papa, ecco! Da lì è nato questo brano, che parla chiaramente di me, della speranza, di cercare di realizzare sempre i propri sogni e di raggiungere i propri obiettivi, ma non soltanto. Infatti, io ho 34 anni, per cui mi sento di dire che Universo parla un po’ di tutta la mia generazione. Io ho tanti amici che a trent’anni si trovano in difficoltà nella nostra società, perché non riescono a trovare lavoro, non riescono anche solo ad arrivare a fine mese. Troppe volte nel mondo del lavoro veniamo considerati un po’ “vecchi”, anche solo per farci una vita con una compagna. Questa è una cosa assurda, se si pensa anche che in Italia si arriva in pensione a quasi settant’anni e noi veniamo considerati vecchi. Il brano parla un po’ di questo, della speranza, che ci offre la possibilità di muoverci e di non rimanere fermi, cosa che invece nasce dalla paura.

All’interno di Universo dici “il futuro è di chi se lo prende”. Il brano, infatti, è un vero e proprio inno al coraggio e alla speranza. Cosa ti senti di dire a tutti i ragazzi che stanno uscendo adesso dal mondo scolastico/accademico e si stanno per immettere in quello dei “grandi”, in cerca di fortuna e di lavoro?

Sicuramente di fare quello che gli piace. Secondo me, non c’è cosa più bella che svegliarci al mattino e fare ciò che ci piace. Non bisogna mai lasciarsi contagiare dal giudizio e dal consiglio degli altri. Questo accade anche, per esempio, nella scelta delle scuole, perché si tende a seguire l’amico o la famiglia e non le passioni. Alle medie, forse, si è ancora troppo piccoli per decidere cosa fare del proprio futuro. I ragazzi devono avere la possibilità di informarsi bene, in modo da scegliere con più consapevolezza. Poi, se credono in qualcosa, gli consiglio di crederci fino in fondo. Purtroppo adesso la società è talmente veloce che, se non riusciamo in una cosa, l’abbandoniamo subito e passiamo a un’altra. A causa del consumismo, è tutto molto “usa e getta”, anche nella musica: una volta le canzoni duravano tantissimo, ora vengono dimenticate dopo qualche settimana. È tutto troppo veloce; noi siamo davanti a una finestra e tutto scorre davanti in modo molto rapido.

Quali sono, invece, le tue paure e i tuoi desideri?

In realtà, paure non è ho tantissime, anche perché se le avessi non avrei la speranza. Per i desideri, penso di averne realizzato già uno importantissimo: salire su questo palco. Ora il mio desiderio è riuscire ad arrivare a tante persone, poter lanciare un messaggio e giungere al cuore di chi guarderà il Festival.

Se non fossi in gara, per chi tiferesti dei concorrenti? Si sente la competizione tra di voi?

Io personalmente non la sento, anche perché secondo me abbiamo in qualche mondo vinto già tutti; la possibilità di salire su quel palco è già una vittoria. Non voglio fare il buonista, ma sono tutti molto bravi; ognuno di loro ha delle caratteristiche diverse. Per gusto personale, ti dico forse Maldestro. Siamo entrambi cantautori e ha un modo di scrivere molto simile al mio, mi piace.

Come e quando è iniziata la tua passione per la musica?

La mia passione nasce all’età di sei anni. Io sono il quinto figlio e, da piccolo, andavo a vedere con i miei genitori gli spettacoli di mia sorella più grande, che cantava. Crescendo, sono rimasto affascinato dal mondo musicale e ho iniziato a suonare la batteria, per poi passare al canto.

Cosa ci dici dell’esperienza nel 2013 a “The Voice”?

“The Voice” è stato sicuramente una bella palestra per farmi conoscere anche nell’ambiente televisivo. A me è servita a livello di bagaglio personale e artistico, proprio come una maglietta che ho inserito all’interno della mia valigia.

Dopo “The Voice” e l’“Identikit Tour”, inizia per te la collaborazione con Piero Pelù, da cui nasce il brano “Piovono rose”, entrato nelle selezioni finali delle Nuove Proposte per Sanremo 2015. Nell’aprile del 2015 esce, poi, il singolo “Piovono Rose” e, un mese dopo, viene pubblicato l’Ep “Parallele” prodotto dallo stesso Piero Pelù. Come è stato collaborare con un grande artista come Pelù?

È stata un’esperienza molto bella, io mi trasformavo sempre in una spugna e cercavo di far mio ogni insegnamento. Mi è servito molto ed è stato per me un periodo molto bello. Ringrazio Piero per questa bella emozione e, soprattutto, per questo bagaglio che mi ha lasciato.

Hai mai pensato a un’altra carriera, non legata al mondo musicale?

Da bambino sognavo di fare il vigile del fuoco. Sono però molto legato agli animali, quindi mi sarebbe piaciuto anche fare il veterinario, per aiutare gli animali più in difficoltà, non quelli “agiati”, che hanno una famiglia che li ama.

C’è uno dei big che speri di conoscere, in modo da fargli arrivare la tua musica?

Spero di conoscerli un po’ tutti; ognuno di loro ha qualcosa da insegnarmi. Sarebbe un piacere poter parlare con Fiorella Mannoia; poi, conosco personalmente Marco Masini, ero un suo fan da ragazzino. Mi farà piacere anche rivedere l’amico Francesco Gabbani ed Ermal, ai quali auguro tanta fortuna. Vorrei conoscere, inoltre, Michele Zarrillo, che amavo da bambino, e Fabrizio Moro, che apprezzo particolarmente.

Hai dei riti scaramantici prima di una esibizione?

No, sono forse uno dei pochi che non ne ha. In questo Festival, però, avrò con me una cosa molto importante sul palco, che è un ricordo di un’amica che ci ha lasciato non molto tempo fa. Mi riferisco a Silvia Capasso; io e la sua compagna abbiamo deciso di portare in qualche modo Silvia con me sul palco e indosserò un anello che aveva sempre con sé.

Quali sono i tuoi progetti per il dopo-Sanremo?

Il 10 febbraio uscirà il disco, poi da lì qualche data che stiamo già organizzando. Stare a scrivere e registrare in studio è bellissimo, ma amo particolarmente girare per l’Italia in tour e stare tra le persone. Non vedo l’ora di portare Universo e tutte le altre canzoni in giro.

Vorrei chiudere l’Intervista con una delle frasi secondo me più belle dell’intero testo di Universo: “Siamo fatti per avere sogni, siamo fatti per essere folli, siamo fatti per restare folli”. Questa frase mi fa pensare tanto ad Alice nel Paese delle Meraviglie e al fatto che, forse, i veri sognatori e folli sono i bambini, i quali riescono a fare tutto ciò che vogliono, senza avere timore dei propri limiti. Pensi che siano l’esempio da seguire? Pensi che sia necessario rimanere un po’ bambini per riuscire a gustare davvero questa vita?

Sì, senza dubbio. Sono io il folle; quando mi sono iscritto a Sanremo quest’anno, molti hanno pensato lo fossi, dopo i tentativi precedenti. Siamo fatti per restare folli, per essere un po’ bambini. Infatti, i bambini ci provano sempre, non hanno paura e si buttano nelle cose in cui credono. Bisogna prendere la strada difficile e tentare. Sono folle e sono rimasto folle, ho continuato a lottare; per me questo Sanremo vale doppio.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook