Intervista ai Timboscica: “La musica è come la panacea, è un angolo di mondo in cui guarisci da tutti i mali”

Intervista ai Timboscica: “La musica è come la panacea, è un angolo di mondo in cui guarisci da tutti i mali”

La nostra intervista di oggi riguarda i Timboscica, una band siciliana emergente ispirata alle sonorità del rock degli anni ‘70, appena tornata in patria dalle riprese londinesi del loro ultimo singolo, intitolato Vera. Il gruppo, proveniente da Barcellona Pozzo di Gotto (ME), è formato da Giuseppe De Pasquale (chitarra), Mario Giglio (batteria), Davide Puglisi (voce e chitarra) e Gianluca Saporita (basso).

Ciao ragazzi!
Innanzitutto, parlateci un po’ della genesi del gruppo: come nascono i Timboscica?
Giuseppe: I Timboscica nascono un po’ per caso, in realtà. Avevo composto a casa alcune tracce e ho cominciato a collaborare con un amico. Eravamo chitarra e basso, cercavamo una batteria e abbiamo pensato a Mario, dopodiché, a poco a poco, si sono aggiunti i nuovi componenti della band, fino a diventare la formazione attuale.

Vera è il titolo del vostro ultimo singolo. Qual è l’etimo, il significato vero e profondo di questa canzone?
Davide: Vera parla delle situazioni che spesso non riusciamo a realizzare per paura di qualcosa. È l’eterno dissidio che si crea nell’essere umano, il quale prova a raggiungere qualcosa, ma rinuncia alla fine per paura, rimanendo con una sensazione di incompletezza.

Avete da poco terminato le riprese del video di Vera a Londra. Quali emozioni avete provato? Com’è stata questa esperienza?
Davide: È stato molto divertente, ma anche stancante. Abbiamo tantissimi bei ricordi, per alcuni di noi è stata anche la prima volta a Londra. Abbiamo vissuto la città in una maniera molto frenetica, camminando continuamente per due giorni e lavorando senza posa.

Quali artisti appartengono al vostro background musicale?
Mario: Personalmente, io mi ispiro principalmente a Jimi Hendrix, ai Pink Floyd, ai Led Zeppelin e ai Pearl Jam.
Davide: In noi esistono tante suggestioni diverse, che confluiscono in un unico genere. Ognuno ha suonato anche in altri gruppi e questo ci permette di arricchire il nostro sound, prevalentemente ispirato al rock anni ‘70. Per me non mancano anche le influenze italiane, quali gli Afterhours, i Verdena, i Marlene Kuntz e il Teatro degli Orrori.

È già uscito il vostro primo album. Quale brano vi appartiene maggiormente e perché?
Gianluca: Per me, Orrore e Sangue, perché è il pezzo nel quale riesco a strappare le catene di dosso e a sfogarmi al 100%.
Giuseppe: Io preferisco Eddy Gian, perché per me è sempre qualcosa di nuovo. Nelle parti in cui improvviso, posso sfogarmi liberamente senza freni.
Davide: Eddy Gian mi è sempre piaciuto, nonostante le sue atmosfere contrastanti. È un pezzo di ribellione, una ribellione che ognuno di noi si porta dentro. Ultimamente, però, sono molto affezionato a Vera, un pezzo che ho sentito tanto e che l’esperienza del video ha reso ancora più bello.
Mario: Controfase, perché riesce a portarmi negli anni ‘70, anche e soprattutto nella parte finale. Mi diverto tantissimo a suonarlo e mi piace parecchio.

Com’è andato il tour in giro per l’Italia? Ha soddisfatto le vostre aspettative?
Davide: Sì, è stata una bellissima esperienza ma, come in tutto, ci sono sempre gli aspetti positivi e quelli negativi. Ora, spinti da questi, dobbiamo migliorare e andare avanti.

Cos’è la musica per voi?
Mario: La musica è letteralmente la mia vita, è una cosa che mi accompagna da quando ero bambino, grazie anche ai miei genitori, a cui piaceva (e piace anche adesso) ascoltare la radio e i dischi. Conosco Santana a memoria, perché mio papà me lo faceva ascoltare sempre in macchina quando eravamo in giro, quindi sono cresciuto con ottimi artisti e la musica è sempre stata presente. Dapprima ho imparato a suonare la tastiera poi, siccome percuotevo tutto a casa, ho pensato che la batteria fosse più adatta e ho cominciato a suonarla. Per me è ancora oggi la mia salvezza, mi accompagna giorno dopo giorno e mi ha salvato anche in alcuni momenti un po’ più bui.
Giuseppe: La musica è una cosa con cui condivido la maggior parte del mio tempo, è la mia passione e una scoperta continua.
Davide: Per me è qualcosa che non smetti mai di scoprire e che, quindi, non sai nemmeno definire per bene. Rende bello ogni istante che vivi, in ogni momento felice della nostra vita la musica è presente. Con la band diventa, inoltre, sfogo ed emozione, brivido ed estasi. È un divenire che non sai mai dove ti porta e questa è forse la cosa più affascinante.
Gianluca: Per me la musica è come la panacea, è un angolo di mondo in cui guarisci appieno da tutti i mali. È l’unico angolo di Paradiso in cui vale davvero la pena vivere e andare avanti.

Come vi immaginate tra dieci anni?
Giuseppe: Non lo so, mi basterebbe anche suonare per la strada con un piattino, l’importante è vivere di musica. Da un lato mi piacerebbe insegnare, ma dall’altro anche girare il mondo insieme a loro.
Mario: Spero di essere ancora in grado di poter suonare, forse con meno capelli, ma di continuare a girare tra sale prove e concerti. Spero di fare ancora parte di questo mondo.
Davide: Il mio sogno sarebbe quello di vederci ancora più affiatati di adesso, in giro per l’Italia e per l’Europa, magari con qualche spicciolo in più che fa sempre comodo. Vorrei continuare a suonare e a comunicare alle persone quello che realmente sento.
Gianluca: Spero di ritrovarmi ancora a girare e a suonare, a divertirmi e a impegnarmi appieno con la musica. Mi piacerebbe trovarmi insieme a loro a girare il mondo.

Quali sono, infine, i progetti futuri?
Davide: Al momento, abbiamo in programma alcune date per dicembre, che potrete trovare sulla nostra pagina Facebook. Vogliamo diffondere Vera, suonando live in posti in cui la gente non ci conosce. In futuro, pensiamo già di lavorare a nuovi brani, perché stiamo crescendo e gli ultimi pezzi sono moto più maturi. Abbiamo tanta voglia di trasferire in musica nuove idee e di farle ascoltare in giro.

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