INTERVISTA | Jacopo Michelini e il suo “Biglietto per Londra”

INTERVISTA | Jacopo Michelini e il suo “Biglietto per Londra”

Jacopo Michelini Foto di Federico Sanavio

Il protagonista dell’intervista di oggi è Jacopo Michelini, un giovanissimo cantautore bolognese scoperto da Fonoprint. Jacopo ha appena presentato il suo singolo Biglietto per Londra, prodotto da Davide Maggioni e incentrato sul tema dell’evasione e della metafora del viaggio, un connubio tra senso di responsabilità e voglia di divertimento. Il brano, un inno alla gioia e al carpe diem, è davvero frizzante e orecchiabile, allegro e spensierato (ma con una venatura malinconica alle spalle), con un video originale e un testo interessante e più che mai attuale.

Ciao, Jacopo! Inizio subito col chiederti di presentaci il tuo singolo: spiegaci un po’ come è nata la canzone.
La canzone nasce dopo un lungo periodo di viaggi in giro per l’Europa, che mi hanno portato nelle città citate nella canzone. Al ritorno a casa mi ritrovavo verso la fine dell’università e, guardando al futuro, pensavo a quale strada prendere. Scegliere un mondo imprevisto fatto di incertezze ma di felicità e passione come la musica o scegliere una carriera lavorativa, fatta di quotidianità, di maggiori sicurezze ma anche maggiore monotonia. Presi la chitarra e iniziai a cantare, un po’ per staccare la testa; così nacque questo ritornello che oggi rivedo come un momento di leggerezza, di abbandono da tutti i dubbi e le incertezze della mia giovane età.

A quali artisti ti ispiri principalmente? Da cosa è composto il tuo retroterra musicale?
Se dovessi cercare dei riferimenti prenderei sicuramente Kurt Cobain e Rino Gaetano. Di loro, oltre alla musica, amo l’essere artista a 360 gradi e la loro forza espressiva, quasi rivoluzionaria. Il mio background vede da un lato l’ascolto dei grandi cantautori italiani (Battisti, Fossati, Gaetano, Tenco, Gaber, De Gregori, Paoli); dall’altro un mondo Punk, Rock, Metal che spazia dagli Iron Maiden ai Blink 182, dai Nirvana ai Pink Floyd, ai Dream Theater. Crescendo poi sono sempre più andato alla ricerca delle novità musicali, mainstream e non.

Il tema centrale del brano è la fuga, la voglia di provare l’esperienza del vecchio “sogno americano” in terra inglese: cosa pensi tu a riguardo? Hai mai avuto il desiderio di fuggire dall’Italia?
Il desiderio di fuggire passa per la testa molto spesso! Sia per evadere, scoprire nuove città e culture sia perché purtroppo certe situazioni della nostra Italia lasciano senza parole. Penso che oggi chi si trasferisce all’estero lo fa spesso per necessità, per questioni lavorative ed economiche, e non per cambiare vita o cambiare paese. Non solo perché è più facile trovare lavoro ma soprattutto perché la meritocrazia all’estero è un criterio di valutazione fondamentale nella scelta dei lavoratori, in Italia invece si va avanti per conoscenze. Io sono stato all’estero svariate volte ma mai per periodi troppo lunghi, in futuro mi piacerebbe trasferirmi.

Quando hai iniziato a cantare, a suonare e a comporre? Chi ti ha guidato lungo questa strada?

Fin da quando ho iniziato a mettere piede nel mondo della musica l’unica guida che ho avuto è sempre stata la musica stessa. Molti professori, molti amici più grandi con già tanta esperienza mi hanno aiutato a crescere e imparare molti “trucchi del mestiere”, ma in fondo in fondo è la musica stessa a dettarti la via e farti capire se stai sbagliando o se sei sulla giusta strada. È lei che sceglie, è lei che si fa sentire quando ha necessità di esprimersi, basta abbandonarsi al suo richiamo.

Pensiamo un attimo al futuro: come ti vedi tra 10 anni? Sarai ancora in Italia o starai girando il mondo con la tua musica?
Fra 10 anni… mi auguro di essere felice prima di tutto, indipendentemente dal luogo o dal lavoro che farò. Se poi sarò anche con una chitarra in mano in giro per il mondo tanto meglio!

Qual è, invece, il tuo più grande sogno?
I primi due che mi vengono in mente sono: suonare davanti a 100mila persone; vedere la fine dell’industria bellica prima di morire.

Parlando di viaggio/fuga in territorio inglese, è impossibile non chiederti un parere riguardo alle recenti vicende politico-economiche che stanno interessando la Gran Bretagna. Cosa ne pensi del cosiddetto Brexit?
È molto strano vedere una tendenza a ritornare a situazioni già superate anni fa. Credo che la situazione economica in cui tergiversa tutto il mondo stia portando a offuscare la visione di molte persone verso i veri problemi, causa anche un continuo bombardamento mediatico. Non credo che chiudersi in se stessi, oggi, sia un vantaggio, anzi. Ma solo il tempo ci dirà la verità.

Nel brano fai riferimento anche al tuo ritorno in patria, al valore che attribuisci alla casa e alla terra natìa: pensi sia possibile ricominciare da qui, dal nostro territorio? Abbandonare, cioè, l’idea di fuggire via e provare a costruire in Italia un futuro migliore?
Penso che sia necessario, che sia un dovere di tutti noi cittadini adoperarci per creare un futuro migliore in questo paese. La ricchezza culturale, paesaggistica, umana di cui disponiamo è un’eccellenza in tutto il mondo e basta veramente poco per poter valorizzare questa fortuna che ci è stata data. Cambiare è difficile, perché l’Italia vive attraverso corruzione, mafia, patti e accordi, ma sono convinto che si possa fare se tutti lo vogliamo e se smettiamo di guardare solamente al nostro orticello. Il cancro più grosso che ci portiamo dietro è il diffuso interesse verso la cosa pubblica, verso gli interessi sociali e civili.

Il brano è anche un inno al “carpe diem” (domani mi alzo presto e parto, anzi parto adesso): il tuo carattere rispecchia in toto questa affermazione? Sei un ragazzo impulsivo, irrefrenabile e istintivo o è un monito rivolto anche a te e ti reputi una persona più riflessiva e cauta?
Generalmente dopo un po’ che rileggo una canzone scritta mi accorgo di quanto di me ci sia tra le righe, di quanto il mio subconscio agisca, con le parole e l’immaginazione, rivelando molti lati di me, molte insicurezze, molte voglie. Anche in questo caso, in “Biglietto per Londra”, esce il conflitto fra la parte di me che vorrebbe partire, lasciare tutto, scoprire il mondo e un’altra più titubante, più attaccata alla propria terra, più riflessiva.

Per concludere, cosa puoi dirci del tuo futuro imminente? Hai in programma un album?
Sto ultimando la produzione e la registrazione dell’album in questo periodo, per settembre sarà concluso. Prima dell’autunno uscirà un nuovo singolo e successivamente anche l’album che racchiuderà tutti i lati di me e della mia musica, da quello più leggero a quello più intimo ed emotivo.

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