Intervista a Jonathan Redavid, coreografo di Laura Pausini: “Torno in Italia per il Simili Tour, poi tornerò in America”

Intervista a Jonathan Redavid, coreografo di Laura Pausini: “Torno in Italia per il Simili Tour, poi tornerò in America”

Laura Pausini
Laura Pausini in tour negli stadi Coreografie di Jonathan Redavid

Abbiamo incontrato (di nuovo) Jonathan Redavid, dopo il successo in America con Jennifer Lopez e Selena Gomez, è il coreografo del Simili Tour di Laura Pausini.

Jonathan Redavid è senza ombra di dubbio uno dei talenti italiani più interessanti, ha 31 anni e vive a Los Angeles. Vi abbiamo già raccontato di lui qualche mese fa, in occasione della sua tournée con Selena Gomez.
E’ un ballerino e coreografo, dall’Italia si è trasferito oltreoceano per lavorare con grandi star del calibro di Jennifer Lopez, Pharrell Williams, Christina Aguilera, Ricky Martin, Ellie Goulding, Fergie, Justin Bieber, Jessie J, Arcade Fire, Capital Cities, Emma Stone e la carrellata potrebbe ancora continuare.

Dopo il grande lavoro in America è tornato in Italia per creare il nuovo TV show di Laura & Paola e il “Simili Tour” di Laura Pausini, partito lo scorso 4 giugno dallo Stadio di San Siro di Milano. Un successo da 100.000 spettatori in due date. Lo abbiamo incontrato nuovamente per farci raccontare cos’è successo dalla nostra ultima intervista e di questo grande show che porterà in giro per l’Italia.

LEGGI LA NOSTRA PRECEDENTE INTERVISTA A JONATHAN REDAVID
LEGGI LA NOSTRA RECENSIONE DEL SIMILI TOUR

Ciao Jonathan, qualche mese fa eravamo rimasti ai tuoi successi in tour con Selena Gomez e Jennifer Lopez, oggi sei tornato in Italia. Cos’è successo da gennaio ad oggi?
E’ un continuo raccontare, non si è mai fermato nulla, ho per un po’ messo in pausa la vita a Los Angeles perchè ho ricevuto la chiamata di Laura per tornare in Italia e seguirla. Sia per il tv show Laura e Paolo e per il tour. Purtroppo ho dovuto rifiutare anche delle belle proposte oltreoceano come Ballando con le Stelle e delle date con Christina Aguilera in Marocco, sono delle scelte e mi sono voluto prendere anche la responsabilità di dire di no a lavori così importanti per questo tour con Laura Pausini. Aveva poche date concentrate, in grandi spazi e in breve tempo, quindi mi sono detto: si può fare!

Dopo tour in America, che effetto fa tornare in Italia e preparare un grande show ed essere in stadi come San Siro?
San Siro soprattutto, è un’emozione speciale perchè è una struttura per i grandi show, sia per il calcio e appuntamenti importanti. Io sono anche appassionato di calcio quindi ti lascio immaginare, è uno stadio che riesce a tenere l’energia e non disperderla,  gli anelli non sono troppo lontani e la vista è bella in ogni posizione. Ti lascia un’energia pazzesca, con 100.000 persone in due date. E poi anche i fans di Laura sono davvero calorosi e si fanno sentire!

Mi avevi detto che con il tempo avresti rallentato la tua presenza sul palco per focalizzarti sul ruolo di coreografo, stai continuando su questa strada…
Si, da un po’ di tempo sto seguendo questa strada, se vuoi fare una cosa seguila. Non voglio fermarmi mai perchè chi si ferma è perso, quest’occasione mi sta dando l’opportunità di essere coreografo che è quello su cui voglio focalizzarmi. Ed è uno dei motivi che mi ha spinto a mettere in standby la vita a Los Angeles e magari dire no a dei lavori come ballerini ma ad uno altrettanto importante con Laura Pausini, che è una delle artiste più importanti in Italia. E seguirla è un onore.

Hai lavorato anche per la trasmissione televisiva con Paola Cortellesi e Laura, quali aspetti cambiano principalmente da una coreografia tv e una live?
Il live devi preparare qualcosa che abbia un impatto molto forte e che funzioni sempre. Questo show ha 40 canzoni circa e sono (quasi) tutti medley, si spazia molto e per un ballerino è difficile perchè deve dosare le energie. In un ambiente televisivo hai meno numeri, puoi “giocare” con le telecamere, focalizzarti su alcuni dettagli e far crescere delle situazioni nel particolare. Il live deve andare sempre a crescere e in 10 minuti raccontare qualcosa, non tutto subito, a me piace creare delle “fotografie” e mi piace che la gente si ricordi di queste immagini, infatti sui giornali e ne sono contentissimo, è uscita un’immagine con Laura e i ballerini di una mia coreografia, e di questo ne sono molto contento.

Per questo show in che modo hai lavorato?
Ti dico subito che questo tour lo abbiamo preparato in due settimane, due ore e mezza, un palco del genere, grafiche e luci. Abbiamo dieci ballerini professionisti che fanno tutto il tour e venti ballerini extra “clappers” che entrano per coreografie di massa, li selezioniamo tappa dopo tappa. In due settimane tutti i settori si sono dovuti coordinare per mettere in piedi lo show, questo perchè abbiamo avuto la trasmissione televisiva e purtroppo non potevamo pensare alla tournée prima. Non è stato facile, ma ci siamo!

Il lavoro di coreografo mette a confronto le tue idee con quelle dell’artista, a volte magari non sempre le stesse, come gestisci questo?
Nel mio lavoro parto prima di tutto dal fatto che le coreografie devono piacere a me, ovviamente in accordo con l’artista, però in primis non faccio mai una cosa che non mi piace, lotto in tutto e per tutto. Anche andando contro l’artista, perchè voglio riconoscere me in quello che ho fatto. Con Laura devo dire che è stato tutto molto coordinato e le sono piaciute gran parte delle mie idee.

E riguardo agli stili e l’impostazione dello spettacolo?
Lei non voleva qualcosa di assurdo, surreale, questo show è contro la violenza sulle donne. Lei è una di noi, una del popolo e non voleva fare il grande show di luci fine a se stesso, vuole lanciare dei messaggi. Per ogni canzone c’è un messaggio, sempre, anche se non hanno un collegamento fra loro. E’ come se fosse un concept per ogni canzone, perfino nei medley. E’ stato un duro lavoro ma stimolante, perchè si passa da momenti tranquilli a dance-hall.

Hai un momento in tutto lo show che preferisci?
Sono molto soddisfatto ed entusiasta della messa in scena di Sono Solo Nuvole, hanno raccontato che è il pezzo più suggestivo dello spettacolo. Mi sono ispirato al surrealismo di Magritte, ed è molto bella, tutta bianca. E’ sempre da pelle d’oca.

Ti sei occupato delle coreografie ma il lavoro non è finito perchè ti abbiamo anche visto in regia…
Assolutamente, c’è anche la mia assistente Giorgia Montefusco, io sto in regia e lei backstage. Io sto dietro alle luci, ai blackout e proprio perchè non c’è un regista muoviamo noi lo show in diretta, non c’è un direttore artistico e tutti i settori devono mettersi d’accordo al meglio e muoversi in contemporanea.
Io ci sarò fino al 18 giugno, poi lei partirà per un tour in America e i ballerini non ci saranno, perchè va con band e coristi, seguirà un tour europeo ma ancora non si sa se avrà bisogno del corpo di ballo.

Questa tua permanenza in Italia sarà solo passeggera o a lungo termine? Progetti futuri in America?
Si, sarà solo passeggera. Non voglio farmi “coccolare” dal aver fatto una bella cosa e dallo stare bene, io so che quello che voglio fare è coreografare e mi piacerebbe farlo in America. So che è adesso il momento, sono arrivati dei bei complimenti da coreografi americani per il lavoro con Laura e questo mi fa moltissimo piacere. L’obiettivo è quello, io per ora sono molto soddisfatto per questo lavoro, dopo tornerò subito in America e vedremo!

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