Cristiano De Andrè tra tour e autobiografia: un cognome che pesa molto

Cristiano De Andrè tra tour e autobiografia: un cognome che pesa molto

Figlio d’arte, e si sente: Cristiano De Andrè non lo ferma nessuno. A cinquant’anni dall’uscita del primo album del padre, “Tutto Fabrizio De Andrè”, Cristiano intraprenderà il tour “De Andrè canta De Andrè” in cui interpreterà i  più grandi successi di Faber, rivisitati o meno, come “La guerra di Piero”, “Via del Campo”, “Amore che vieni, amore che vai”, “Il bombarolo”. La prima data è il 24 giugno, alla Cavea dell’Auditorium di Roma, e sarà accompagnato da una band tutto dire: Osvaldo di Dio, Davide Pezzin (che già suona con Ligabue) e Davide Devito, con la collaborazione di Max Marcolini per gli arrangiamenti- co autore di Zucchero. Il tour sembra essere un’opportunità unica. Lo stesso Cristiano ha affermato che questo è un ottimo modo per mandare avanti l’eredità artistica e culturale lasciatagli dal padre, ma anche un modo per riadattare le canzoni alla sua stessa personalità musicale, non stravolgendole ma semplicemente allargandone gli orizzonti, in modo tale da riuscire a coinvolgere anche coloro che non ascoltano musica prettamente d’autore. Le date non sono ancora certe, ma verranno annunciate nei prossimi giorni.

Ma le novità per De Andrè JR non finiscono mai, un po’ come la carta dei rotoloni Regina.

Il 29 aprile, infatti, uscirà la sua autobiografia, intensa e sorprendente, intitolata “La versione di C.” in cui, per la prima volta, il cantautore racconta il tormentato rapporto con suo padre e con l’intera famiglia, dall’infanzia fino ad oggi e portando alla luce una poetica e un flusso di ricordi degno del suo cognome. Non è un segreto infatti che il rapporto tra Cristiano e Faber fosse alquanto complesso, nonostante le innumerevoli collaborazioni e l’ovvio rapporto di parentela. Molte volte, infatti, De Andrè JR ha lamentato il fantasma del padre sulle sue spalle, non come un’ombra bensì come una vera e propria presenza. Egli stesso ha affermato che non riesce a liberarsi del tutto del peso del suo cognome: “Sono stato un padre assente per i miei figli come il mio lo è stato per me. Lui era un uomo fragile, saliva sul palco con la bottiglia di Glen Grant e ti coinvolgeva nel suo dolore fino a farti piangere”. Che “Amico Fragile” sia stata scritta da Fabrizio De Andrè per Fabrizio De Andrè? Non lo sapremo mai.

Insomma, Cristiano è uno che nella vita ha sofferto molto. Uno che dopo aver frequentato più i vicoli che i salotti borghesi, ha capito che essere un vero artista vuol dire creare qualcosa proprio dal caos che ci si sente dentro: “Tutti gli artisti, siano essi poeti, musicisti o pittori, creano perché gli manca una gamba e cercano di ritrovarla attraverso l’arte. Vale anche per me e anche per mio padre, la cui feroce sensibilità non si è mai placata”.

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