INTERVISTA – Cecile: “Ho sempre avuto la musica nel mio DNA; con N.E.G.R.A. voglio lottare contro ogni forma di discriminazione”

INTERVISTA – Cecile: “Ho sempre avuto la musica nel mio DNA; con N.E.G.R.A. voglio lottare contro ogni forma di discriminazione”

Intervista a Cecile, in gara al prossimo Festival di Sanremo categoria Giovani

Cecile è tra gli otto giovani artisti che approderanno sul palco del Festival di Sanremo nella categoria “Nuove Proposte”. N.E.G.R.A è il singolo d’esordio della cantante romana: è un brano che affronta un tema forte e attuale, ma che Cecile sfida con il suo disarmante sorriso.

Cecile Vanessa Ngo Noug nasce a Roma nel 1994. Da piccola viene accudita da una suora laica del Centro per la Vita, suor Elena, che ancora adesso è per Cecile una figura centrale e un punto di riferimento. È una ragazza testarda e coraggiosa, tra le sue passioni bisogna ricordare soprattutto il basket, che la porterà a disputare stagioni ad altissimo livello in Italia e negli Stati Uniti. È, però, anche una cantante, una ballerina e una musicista, nonché performer artist in diversi locali della Capitale. Ultimamente, infine, sta studiando molto per potersi affermare anche in campo cinematografico.

Ciao, Cecile! Come stai vivendo questi ultimi giorni prima del grande spettacolo sanremese?
“È un vortice di emozioni contrastanti, un periodo davvero emozionante. Io non mi aspettavo di arrivare fino a qui, è stata veramente una sorpresa, è un’escalation di emozioni; non riesco ancora a credere che questo stia accadendo a me. In questi ultimi mesi però, purtroppo, sono stata poco bene: ho avuto la febbre sia a dicembre, che a gennaio. Spero, però, di farcela: ce la devo fare!”

Se non fossi in gara, per chi tiferesti dei concorrenti?
“Dei giovani, mi piacciono molto le canzoni di Ermal Meta e di Francesco Gabbani. Quest’ultimo brano mi colpisce molto di più a livello autoriale; quello di Ermal, invece, è molto orecchiabile.”

Parlaci di N.E.G.R.A. Com’è nato il testo? Qual è la sua storia?
N.E.G.R.A. non è altro che la mia storia, purtroppo. Io la canto a Sanremo per tirare fuori un sassolino dalla scarpa. Il brano è nato da una chiacchierata tra me e il mio produttore, che è poi anche l’autore del testo. Parlando delle mie esperienze, è uscita fuori questa canzone: è davvero come se l’avesse scritta sulla mia pelle. Durante la canzone, io utilizzo “negra” come pretesto, avrei potuto dire “grassa”, “brutta”, “omosessuale”: qualsiasi termine utilizzato per definire una persona “diversa”. Ma poi diversa da chi? Da cosa? Non credo esista una normalità! È la società che cerca di etichettare e di dire ciò che è diverso e ciò che è giusto.

Ancora oggi, nel 2016, bisogna lottare contro il razzismo?
Certo, indipendentemente dal colore della pelle. Stiamo lottando per dei diritti ogni giorno. Attualmente, per esempio, si parla dei diritti degli omosessuali, i quali lottano per essere riconosciuti come famiglia e per essere tutelati. Ci sono frequentemente episodi di omofobia e di violenza fisica, ma la legge non offre una tutela adeguata. Bisogna rispettare gli altri, non puntargli il dito contro.

Come e quando è iniziata la tua passione per la musica?
La mia passione è nata a circa 3 anni, quando mia mamma mi regalò una piccola pianola. La musica è sempre stata parte di me: quando ero piccola, mia madre mi cantava e mi faceva ascoltare le canzoni (per esempio) di Celine Dion e di Micheal Jackson. Ho sempre avuto la musica dentro casa e nel mio DNA. Alle medie, suonavo il pianoforte, il violino e la chitarra. Il canto è sempre stato una passione: a partire dall’età di 7 anni ho fatto parte di un coro, poi ho partecipato a diversi festival e ho cantato anche in alcuni locali a Roma. Cantare è per me un modo per sfogarmi e per tirar fuori delle emozioni.

Sei una ragazza eclettica (violinista, cantante, ballerina e cestista), un’artista a tutto tondo, ma chi è Cecile? Quali sono le sue paure e i suoi desideri?
Le paure sono tante: avendo un futuro incerto (soprattutto nel mio mestiere) non si sa mai cosa puoi trovare davanti a te, potresti tranquillamente finire nel dimenticatoio. Io, però, cerco sempre di studiare, di imparare cose nuove e di impegnarmi, facendo del mio meglio. Questo brano è molto intenso e forte: c’è il rischio di non essere capita fino in fondo, di essere fraintesa. I miei desideri sono tanti: ho fatto questo disco e adesso non vedo l’ora di farlo ascoltare. Vorrei realizzarmi anche in campo cinematografico, sto studiando molto in una accademia anche per questo. Per ora, però, c’è il festival e mi voglio dedicare solo a questo.

Hai mai pensato a un’altra carriera, non legata al mondo dello sport o all’arte?
Da piccolina ero convintissima di voler fare l’ostetrica, in seguito però, avendo studiato psicologia al liceo, mi sarebbe piaciuto molto fare la psicologa. Dopo mi sono diplomata in ragioneria, ma ho continuato a studiare nel campo della psicologia criminale.

C’è uno dei big che speri di conoscere, in modo da fargli arrivare la tua musica?
Io cercavo Nina Zilli, speravo prendesse parte al Festival. La adoro, ma purtroppo proprio quest’anno non c’è: per me è stato un trauma. Però, dei big in gara, mi piace molto Dolcenera; mi è capitato di ascoltare il suo brano alle prove e mi ha colpito tanto. Spero di conoscerla meglio un giorno, magari.

Dopo il Festival dove vorresti andare?
Innanzitutto mi dedicherò ai video del mio disco: sarà molto diverte, non vedo l’ora! Poi, per quanto riguarda il mio percorso intenso nell’accademia, spero davvero di avere la possibilità di ottenere una borsa di studio per studiare negli Stati Uniti. Ci sarebbero un po’ di progetti futuri, ma per scaramanzia li tengo ancora solo per me. Però sto lavorando davvero tanto per raggiungere i miei obiettivi.

Hai dei riti scaramantici prima di una esibizione?
No, non ho un rito scaramantico, però ho un paio di orecchini portafortuna a forma di gufo, regalati da una persona per me importante.

Ho letto che sei cresciuta con una suora laica, suor Elena: qual è il tuo rapporto con la spiritualità?
“Io sono cresciuta in una famiglia cattolica, sono cristiana cattolica e ho ricevuto tutti i sacramenti, però crescendo ho avuto un rapporto particolare con la Chiesa. Attualmente non sono più molto praticante, poiché non condivido alcune idee, però rispetto chi crede e non giudico assolutamente chi professa una religione.”

“Se ti togli i paraocchi la visuale l’ampli, che i mostri ce li hai dentro e non ce li hai davanti”: cosa ti senti di dire a tutti quei ragazzi che ogni giorno sono costretti ad affrontare una nuova sfida, affinché gli venga riconosciuta la libertà di essere se stessi?
Bella domanda! Allora: io, essendo stata sempre una persona iperattiva, ho avuto la fortuna di non fermarmi mai. Però, ci sono molte persone che non hanno il coraggio di essere se stesse e di sentirsi libere di fare quello che vogliono. Il coraggio spesso si trova anche in cose piccole, come la musica, uno sport, o un amico. Se hai qualcosa che ti fa star bene, allora devi cercare di farti trasportare da questo, per sentirti a tuo agio e per essere libero. La libertà è una cosa, purtroppo, difficile da raggiungere, ma una volta raggiunta è preziosa. Per me la libertà è una responsabilità che fa paura, è una porta chiusa che possiamo decidere di aprire o di mantenere chiusa, però ogni decisione ha le sue conseguenze. Non sempre si ha voglia di essere liberi, però la libertà è la conquista più importante che si possa ottenere e, dopo averla raggiunta, bisogna provare a essere sempre fedeli a essa.”

Concludendo, non resta che augurarle un grosso in bocca al lupo per il Festival, sperando che possa darle tante soddisfazioni, aprendole molte strade per il futuro.
https://youtu.be/I1WJwpsI8XE

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook