One Direction ai Brits Awards (ancora?): una band tra un tetro passato e fan accanite

One Direction ai Brits Awards (ancora?): una band tra un tetro passato e fan accanite

Niente: anche se Zayn Malik ha deciso di abbandonare i suoi colleghi e miliardi di fan in tutto il mondo, anche se nell’ultimo video li avevamo visti salire su una navicella spaziale e partire per l’Universo (forse, alcuni, sperando che si perdessero…), niente da fare: loro sono ancora qua. Stiamo parlando ovviamente dei One Direction, famosissima boy band per metà inglese e per metà irlandese, formata ad oggi da Niall Horan, Liam Payne, Harry Styles e Louis Tomlinson. Che, tra l’altro, anche quest’anno saranno piantonati ai Brit Awards dopo averne già vinti quattro: sono in nomination per Best Video con “Drag me down” e Best Group.

Caparbi, testardi, giovani, alla moda, sorridenti, vestono bene, degni delle copertine delle vecchie teen-riviste come “Cioè”, riconosciuti probabilmente la boy band inglese più ricca di sempre, sono l’idolo delle ragazzine (e anche- purtroppo- di quelle un po’ più grandicelle) di tutto il mondo. Certo, che poi si possano confondere facilmente, se non li si conosce bene, con altri mille cantanti pop passa ovviamente in secondo piano. Lo stesso Malik ha affermato di aver abbandonato il gruppo per “mancanze musicali”, quelli che in gergo tecnico si potrebbero definire al pari dei buchi di trama cinematografici.

Il vero problema degli One Direction, tuttavia, non è solamente l’inconsistenza musicale, comune purtroppo a molti loro coetanei che amano spacciarsi per cantanti ormai affermati (notare Justin Bieber, Selena Gomez, Miley Cyrus, Ariana Grande e compagnia a seguire). No. Il vero, grande, preoccupante problema degli One Direction è un altro: le loro fan, le “directioners” come amano chiamarsi loro stesse. E non è un caso se parlo al femminile, poiché praticamente la totalità del seguito della band è formata esclusivamente da ragazze. Insomma, siamo obiettivi: tutti noi abbiamo un idolo musicale, un punto di riferimento per cui siamo disposti a fare follie- per esempio andare ad un suo concerto da soli all’insaputa dei propri genitori ignorando rischi e pericoli e imbarcandosi nell’avventura senza pensarci su. Ma queste directioners stanno sviluppando un così patologico attaccamento alla band che comincia seriamente a spaventare: quando Malik annunciò il suo ritiro dalle scene con il gruppo, la normalissima reazione immediata fu che molte si ritrovarono a scrivere tweet del tipo: “Io senza te non vivo”, lanciando vari ashtag come #alwayslovezayn o #lovezaynmalik. Ciò che sconcerta e allarma è quanto avvenuto dopo: a pochi giorni dalla notizia, resesi conto che i loro messaggi d’amore non avrebbero fatto cambiare idea al povero Malik, hanno cominciato ad incidersi sui polsi la frase “#Cut4Zayn” seguiteda frasi come “Se Zayn se ne va meglio morire”, o ancora “Tagliamoci i polsi così Zayn ritorna”.

Autolesionismo? Forse. Ma non più come fenomeno di nicchia di una relativamente ristretta cerchia di persone che sfogano sul proprio corpo veri riflessi negativi della mente (purtroppo è un’ossessione psicologica davvero esistente). No, questo più che autolesionismo, è un’azione di marketing, anche ben congegnata. E il silenzio del gruppo e del diretto interessato in seguito a queste assurdità è stato assordante: troppo impegnati nel tour o nella loro vita privata per accorgersi di queste follie incredibili?

Insomma, anche se candidati ai Brit Awards per la quinta volta, per essere una boy band composta da ragazzi sorridenti e bellocci anche loro hanno i loro scheletri e non si sono nemmeno disturbati troppo a nasconderli nell’armadio. Attendiamo con ansia delucidazioni… sul perché siano stati musicalmente candidati ai Brits nella stessa categoria di gruppi del calibro, per esempio, dei Coldplay: almeno questo ce lo dovete.

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