Muore Glenn Frey a soli 67 anni: il cupo gennaio della musica internazionale

Muore Glenn Frey a soli 67 anni: il cupo gennaio della musica internazionale

Immagino si siano organizzati per un nuova band nell’aldilà, sennò non si spiega.
Prima David Bowie, ora Glenn Frey: lo storico chitarrista e cantante degli Eagles, co-fondatore del gruppo stesso, ci ha lasciato il 18 gennaio a soli 67 anni, in seguito ad una complicanza della sua artrite reumatoide, un mix di polmonite e colite ulcerosa.

A darne l’annuncio, la famiglia e i componenti della band: “È con grande dispiacere che informiamo della scomparsa del nostro compagno e fondatore degli Eagles Glenn Frey, avvenuta a New York lunedì 18 gennaio 2016. Glenn ha combattuto nelle ultime settimane una battaglia coraggiosa“.
Definito da Rolling Stones come l’Hemingway del rock&roll, l’immagine che preferiamo ricordare di lui sarà sicuramente la sua 12 corde che suonava “Take it easy”. Ma il brano più celebre delle Aquile resterà senz’altro “Hotel California”: già su Facebook numerose pagine hanno pubblicato una foto con la scritta “Hotel California- chiuso per lutto”.  Il brano del 1976, estratto dall’omonimo album, è uno dei più conosciuti singoli a livello mondiale: Glenn Frey si era occupato personalmente della stesura del pezzo, da molti interpretato poi come allegoria dell’autodistruzione dell’industria musicale, una struttura di gran splendore dove “puoi lasciare la stanza per quanto tempo vuoi, ma non potrai mai andartene”.

Parole da brividi quelle di Don Henley, cofondatore con Frey degli Eagles, rilasciate in un comunicato stampa reso pubblico poco dopo il triste annuncio: “Era lui l’uomo con un piano preciso. Aveva una conoscenza enciclopedica della musica popolare e un’etica del lavoro che non conosceva soste. Era divertente, testardo, volubile, generose, profondamente talentuoso e deciso. Amava la moglie e i figli più di tutto il resto. Non sono sicuro di credere nel fato, ma incrociare il cammino con Glenn Frey nel 1970 ha cambiato la mia vita per sempre. Sarà strano andare avanti in un mondo senza di lui. Ma ogni giorno sarò grato di averlo avuto nella mia vita. Riposa in pace, fratello mio. Hai fatto quello per cui ti eri messo in viaggio. E anche di più“.

Non appena appresa la notizia della morte di un’altra leggenda del rock degli anni ’70, così vicina a quella del Duca Bianco (sia in data che in età anagrafica), abbiamo preferito pensare solamente che si siano incontrati, in qualsiasi posto ora si trovino, per provare qualche nuovo brano. Nemmeno il tempo di formulare l’immagine nella mente che sui social è spuntata una vignetta a tal proposito che ritrae Bowie, Mercury e Frey insieme. Ma sarebbe ancora più bello pensare che a loro possano aggiungersi anche Lemmy Kilmister, John Lennon, Amy Winehouse, Withney Huston, Kurt Cobain e tutti gli altri grandissimi artisti scomparsi troppo presto. Perché la cosa bella della musica è che è l’arte che più vive anche dopo la morte del suo creatore.
Speriamo che questo gennaio nero e cupo per la musica si concluda qui.

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