Angelica Schiatti ci racconta il nuovo album dei Santa Margaret: “Il suono analogico cova la sua vendetta Vol. 2”

Angelica Schiatti ci racconta il nuovo album dei Santa Margaret: “Il suono analogico cova la sua vendetta Vol. 2”
Angelica Schiatti ci racconta il nuovo album dei Santa Margaret

Angelica Schiatti ci racconta il nuovo album dei Santa Margaret
Angelica Schiatti ci racconta il nuovo album dei Santa Margaret

Nel bel mezzo della tournée estiva, abbiamo incontrato di nuovo la frontwoman dei Santa Margaret per farci raccontare il loro nuovo album “Il suono analogico cova la sua vendetta Vol. 2”, uscito lo scorso 8 giugno 2015.

Non è la prima volta che ci capita di chiacchierare con Angelica Schiatti (voce dei Santa Margaret), l’avevamo incontrata qualche mese fa, prima del concerto a Milano per parlare del primo volume dei due album della saga “Il suono analogico cova la sua vendetta”, registrati e pubblicati soltanto in vinile e digital download.
Dopo l’ascolto del secondo volume, abbiamo deciso di raggiungere di nuovo Angelica perchè stupiti e affascinati da ben sei nuove tracce piene di contaminazioni, generi e dei testi davvero di grande originalità. Se siete alla ricerca di qualcosa di nuovo, faranno proprio al caso vostro. Tutto sotto la firma di una delle band di nuova generazione più interessanti nel panorama italiano: i Santa Margaret.
Perchè il rock italiano è ancora possibile.

Il gruppo nasce a Milano dall’incontro della carismatica cantautrice Angelica Schiatti con il chitarrista Stefano Verderi, anche produttore del progetto. Insieme a loro, musicisti di grande esperienza come Leonardo Angelicchio (tastiere), Ivo Barbieri (basso) e Marco Cucuzzella (batteria)

Leggi la nostra prima intervista ai Santa Margaret
Le date della tournée

Ciao Angelica!
Ci siamo lasciati con “il secondo volume sarà più scuro rispetto al primo”. E in effetti è vero, un cambio di toni interessante rispetto al precedente…
Si, è vero è un po’ più scuro rispetto al primo. Anche se i due lavori sono stati registrati più o meno nello stesso periodo, scegliendo le scalette ci sembrava più adeguato mettere nel primo volume tutta la parte blues/rock più positiva a livello di testi, ovvero scritti in un momento più “positivo”. Mentre questo album ha brani scritti prima del volume 1 ma pubblicati dopo. Il secondo volume contiene roba proprio diversa, ma siamo sempre noi. Proprio qualche giorno fa abbiamo aperto il concerto dei One Republic, e abbiamo visto sul palco prima di loro una band totalmente diversa, un duo quasi alla The Kills. Per l’estero è normale mischiare i generi, senza incasellarsi, la stessa la vorremmo fare noi sentendoci liberi di fare uscire cose diverse.

Si apre con il nuovo singolo “Voglio urlare i miei sogni”, quindi basta chiudere i sogni nel cassetto…
Esatto, tiriamoli fuori! per lo meno provarci, a me la frase “Qual è il tuo sogno nel cassetto” mi mette veramente l’orticaria, perchè lasciarlo chiuso? Noi troviamo tante scuse, e tutte fanno un sacco ridere: sono troppo vecchio, povero, compromesso…tutte scuse! I sogni sono qualcosa di molto alto e quindi soltanto raggiungendo il sogno che sta in alto si riesce a migliorare e altrimenti si rimane sempre piatti, a strisciare. Il nostro cassetto è sempre aperto, e poi stiamo tentando nel nostro piccolo di incamminarci verso il nostro sogno, magari non ci arriveremo ma almeno stiamo camminando!

La traccia dopo è “Vieni a gridare con me”, c’è tanta voglia di farsi sentire.
(ride. ndr) Si, il problema è, detto banalmente, che purtroppo a volte per farsi sentire bisogna alzare la voce…niente da fare! In maniera buona o sotto forma di canzone, un po’ la voce bisogna alzarla dal coro. “Vieni a gridare con me” parla di socialità, quello che ci sta accadendo in questo periodo ovvero di suonare in grandi contesti, dal primo maggio alla tournée estiva, realizza un po’ quel pezzo perchè vuol dire trovarsi, essere sociali ed unirsi nel cantare, ballare ed esprimere le energie. Tutto questo sta accadendo ed è molto bello! Piuttosto che stare davanti ad un computer molto meglio andare ad un festival e sudare tutti insieme.

“Dove sarai” sembra la vostra prima canzone sentimentale…
Si è verissimo! C’è anche un pezzo di cuore e ci sta alla grande, anzi guarda ti dirò, adesso ne stiamo scrivendo  altre per il disco che uscirà nel 2016 e c’è un po’ di amore in più rispetto a questi primi due. Ancora non era uscito fuori perchè magari non ero ancora innamorata! (ride -ndr) A parte tutto, per parlare di amore bisogna saper parlare di amore, non sopporto testi e canzoni che parlano di amore forzatamente, è un tema che tira molto, ma per trattarlo devi essere pronto. In questo caso abbiamo fatto quasi solo un canzone su questo tema, perchè è facile banalizzarlo e noi non volevamo.

Ai Santa Margaret quindi piacciono le canzoni d’amore?
Certo, se sono fatte bene ci piacciono molto. Se sono fatte male le aborriamo.

“Cattivo Esempio”, sei davvero un cattivo esempio o c’è qualcos’altro sotto?
Assolutamente, il cattivo esempio in realtà non sono solamente io ma tutti noi. Siamo i cattivi esempi di noi stessi, lo specchio di quello che non ci piace, odiamo e la nostra parte esterna odia le parte esterne che riflettono le nostre parti interne. Tutto è riconducibile a noi, tutto quello che ci circonda siamo noi. Il mondo è veramente una soggettiva.

I vostri testi sono molto originali, siete consapevoli di questo?
Per quel che riguarda i testi, siamo stati abbastanza criticati invece! Ma alla fine ognuno deve dire quello che sente e soprattutto nella maniera sua, noi cerchiamo di parlare di tematiche non per forza così banali e comuni, ci sta parlare dell’innamorarsi, dell’andare ai party, della vita di tutti i giorni ed è molto catchy come cosa. Solo che ci sono anche altre tematiche, come quella dei sogni, magari un pelo più complicate e difficili da fare attecchire, per cui noi tentiamo di tenere il piede in tutte e due le scarpe. Stiamo ancora cercando la nostra cifra per quanto riguarda i testi. Siamo sempre in evoluzione e soprattutto vogliamo capire cosa arriva dei nostri testi al pubblico.

“Milano”, quello descritto nel brano è un rapporto con la grande città di amore e odio.
Sai, Milano non ha bisogno di te, come tutte le città. Sei tu che hai bisogno della città, è talmente grossa che è più forte dell’uomo, il nostro habitat naturale resta comunque la natura, per questo con la città l’uomo ha un rapporto conflittuale. Parlo in prima persona nelle strofe e parlo in senso generale nei ritornelli, ma io credo che tutti i milanesi e sicuramente tutte le persone che abitano a Milano che ho conosciuto, hanno questa rapporto con la città, non stanno bene a Milano nonostante non possono stare bene da nessun’altra parte. E’ una droga.

Vetro e Lacrime, si chiude l’album in maniera perfetta con un’atmosfera molto “dark” e con un’intrusione vocale di Ivo Barbieri, il bassista.
E’ molto “pesante”, ci molte influenze prog nella composizione e nell’arrangiamento. Il testo parla di violenza sulle donne, ed è abbastanza tosto. Però allo stesso tempo quando lo suoniamo è molto psicologico, tipo “Inception”, un labirinto da affrontare fino a che non ti liberi. E’ uno dei nostri pezzi che rende di più ed è veramente liberatorio.

E quindi, pensi ci sia un filo conduttore a legare i brani?
Ci può essere, ognuno deve trovare il suo. Io credo che tutti i brani siano legati da quella spinta di quando devi prendere una decisione. Ci sono due parti di te, quella consapevole e la tua parte energetica che deve essere pronta, e quasi mai le due parti sono d’accordo, per questo è difficile prendere decisioni importanti…perchè siamo sempre divisi. Il filo conduttore è l’anima e l’energia pronta ad esplodere, però in contrapposizione con la testa, impegnata a rimuginare, ad attendere chissà che cosa. C’è un contrasto fra anima e razionalità.

Arriviamo ai live: concerto del Primo maggio a Roma, apertura dei One Republic e stasera Bluvertigo. I concerti sono la vostra seconda casa.
Nei live riusciamo esprimerci veramente, anche se non sembra io sono un po’ chiusa e timida, durante le interviste, i videoclip, e tutte le altre attività collaterali faccio sempre un po’ fatica. Invece durante i live accade qualcosa, riusciamo davvero ad esprimerci, ed è una cosa molto bella, lo vedo sempre durante i concerti che le persone hanno una reazione. Ci riteniamo fortunati a poter fare così tante date e di qualità, dopo stasera saremo agli MTV New Generation Night a Firenze e molte altre date per tutta l’estate.

Ma alla fine il suono analogico ha vinto?
Di brutto! Il suono analogico sta vincendo ma come tutte le vittorie, quelle vere, ci vuole del tempo. La vendetta è piatto che va servito freddo, per cui ci vorrà del tempo, magari anni ma noi restiamo dell’idea che tra 5-10-20 anni il cd scomparirà esattamente come sono scomparsi Stereo 8, il mini CD e tanti altri formati. Sicuramente la musica si ascolterà in streaming, ma ovviamente avrà bisogno di un supporto fisico perchè se voglio avere una bella libreria di dischi, o passare ai miei figli la mia passione…non gli regalo un hard disk! Sarebbe tristissimo…terrificante. Questa cosa l’uomo lo sa ed io confido molto nella natura umana, piano piano si arriverà ad avere il vinile come formato fisico e lì, la vendetta si sarà consumata.

Lo ritroveremo nel prossimo album?
Sicuramente noi continueremo a fare il vinile, le mie previsioni di scomparsa del cd sono su 5 anni, quindi probabilmente anche a noi ci toccherà fare un CD, però di certo non lo comprerei…comprerei il vinile!

Marco Rimmaudo
12 giugno 2015

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