Grammy Awards: the Winners are…

Grammy Awards: the Winners are…

Grammy awardsThe winners is…” è forse la frase più dolce e amara che si possa pronunciare; il motivo è semplice: ogni vincitore impone una schiera di perdenti che magari, a parità, non avrebbero nulla da invidiare a chi viene cinto con rami di alloro. Quando il livello è poi altissimo come quello dei candidati di questo anno ai Grammy Awards, la difficoltà aumenta poiché se fosse minimamente applicabile a molti dei brani in gara il grafico ad ascisse (la perfezione) ed ordinate (l’importanza) del celebre professore emerito Jonathan Prichard nominato nell’Attimo Fuggente, si sarebbero ottenuti dei valori notevoli in moltissimi casi.

Dando per scontato che non tutti concorderanno sui criteri valutativi e sulle scelte operate dalla giuria (e ben vengano le opinioni contrarie se aiutano un ambito così competitivo come la musica), è arrivato il momento di vedere da vicino alcuni dei vincitori.

Beck, all’anagrafe Beck Hansen, classe 1970, musicista e cantate statunitense esponente dell’indie rock ed in specifico del lo-fi (low fidelity, produzione musicale povera o per mezzi e risorse in fase di registrazione o, come in tal caso, come precisa scelta stilistica) ha vinto con Morning phase sia nella categoria Album of the year sia in quella Miglior album rock. Ascoltando il brano Morning si intuisce perfettamente la motivazione di questi riconoscimenti: grazie ad una sonorità che ricorda le atmosfere del rock rilassato e, perché no, visionario, di gruppi come i Doors, la voce di Beck emerge trasportando letteralmente l’uditore in una dimensione altra.

Vincitore indiscusso della serata risulta essere comunque Sam Smith che è stato premiato in quattro delle sei categorie in cui era stato nominato: Miglior album pop, Miglior registrazione dell’anno, Miglior artista esordiente, Miglior canzone dell’anno con Stay with me. I premi raccolti dall’artista londinese (classe 1992), fino all’anno scorso quasi sconosciuto al di fuori del Regno Unito, dimostrano come in questi ultimi anni si stia verificando un vero e proprio clima di cambiamento nel panorama artistico internazionale dominato da molto tempo quasi esclusivamente da statunitensi.

Certa la delusione di Katy Perry e Sia che, nonostante i brani di notevole successo prodotti, non sono riuscite ad accaparrarsi nessun premio.

Segue i pronostici che la davano favorita, invece Let it go, che vince sia come Miglior canzone scritta per i visual media sia Miglior compilation di un visual media. Chi conosce la suddetta canzone non potrà non concordare, poiché è un motivo sicuramente accattivante ed orecchiabile sia per quanto concerne la parte acustica sia di testo che permette di essere assimilabile facilmente; del resto, il cartone animato, riprende da vicino la modalità del musical, permettendo quindi un paragone con altre celebri canzoni di tal tipologia come Memory (Cats) o Maria (West side story).

Non delude Eminen, che con il suo The Marshall mother pt2, si accaparra il premio per il miglior

album rapper. Rimanendo in questo ambito, non possiamo non citare Pharrell Williams che con Happy si aggiudica il Grammy per il miglior video e per la migliore performance solista.

Giulia Jurinich
11 febbraio 2015

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook