“I Morti”, in occasione del nuovo singolo abbiamo intervistato la band di Forlì Blastema

“I Morti”, in occasione del nuovo singolo abbiamo intervistato la band di Forlì Blastema

BlastemaIn occasione dell’ultimo tour della rock band Italiana Blastema e dell’uscita del loro ultimo singolo, dal titolo “I Morti”, abbiamo incontrato il gruppo nella loro data romana prima dell’esibizione al Traffic Club.

I Blastema nascono nel 1997 tra i banchi di scuola, come vi siete avvicinati alla musica, com’è stato il primo periodo e quali sono stati gli artisti e generi che vi hanno maggiormente influenzato?
Come hai potuto leggere dalla nostra biografia noi suoniamo da ben 17 anni. Ci siamo avvicinati alla musica molto semplicemente perché ci piace. Per quanto riguarda gli inizi, eravamo molto indirizzati su un genere punk rock, influenzati da alcuni gruppi punk californiani che ci hanno inspirato per l’inizio del nostro percorso. In seguito abbiamo subito l’influenza di molti altri artisti, talmente tanti che non potrei elencarli tutti, per fare alcuni esempi potrei dire Jeff Buckley, i Radiohead fino ad arrivare alla più recente musica elettronica.

Ne avete fatta di strada. Il vostro gruppo in questi anni ha presentato molti cambiamenti nella formazione, sostituendo vari membri. Questi continui cambiamenti hanno in qualche modo influito sul vostro genere musicale?
Certamente! Il nostro stile è in continuo cambiamento. Come dicevo prima, siamo stati influenzati da moltissimi artisti e da moltissimi generi differenti. Possiamo dire che il nostro stile è caratterizzato da un evolversi di suoni, in alcuni casi ci troviamo ad aver scritto dei pezzi che poi riascoltati ci fanno ca..re e li cestiniamo, senza pensarci, e riiniziamo a creare.

Attraverso Youtube, nel 2011, siete entrati in contatto con l’etichetta fondata da Fabrizio De Andrè firmando un contratto discografico. Pensate che la visibilità che offrono, al giorno d’oggi, questi mezzi di comunicazione sia più un bene o un male per la scena musicale?
Oggi qualsiasi ragazzo che ha un pc si fa un disco a casa, e va bene, nella stessa misura l’allargare le possibilità in una maniera così ampia si ti da le visibilità, ma in mezzo a quanti? C’ è un mare di altre realtà. Quindi tutto sommato, tra avere più visibilità, ma magari in modo meno efficace e averne di meno in maniera più efficace, non è che sono cambiate di molto le opportunità per le band emergenti, io credo. Al di là di questo, quello che rimane, che c’era anche all’inizio, è il fatto di andare a suonare. La verità rimane quella. Poi perché un disco lo fanno tutti? Perché oggi c’è l’editing, che ti da la possibilità di cantare se non sai cantare, di suonare se non sai suonare, e così via. Quindi alla fine, quello che mi sento di dire, è andate a suonare che magari alle persone che vengono a sentirvi dal vivo qualcosa di più arriva.

E’ uscito il vostro nuovo singolo dal titolo “I Morti”. Quali sono i temi trattati e cosa vi ha spinto a scegliere questo titolo?
Guarda, il motivo del titolo “I Morti” è proprio per suscitare la curiosità nelle persone. Anche perché, inviando il pezzo alle radio, volevamo suscitare la curiosità di chi andava a selezionare i brani e molte volte è successo che questa curiosità ci ha permesso di ricevere molti complimenti per questo pezzo. Il tema principale è la fine, intesa come aldiquà e aldilà, il lasciarsi alle spalle alcune cose per iniziarne altre. Ci interessava concludere un ciclo, e questo nuovo disco chiuderà questo trittico composto dai nostri lavori. Perché è molto importante chiudere, anche perché, quello che dico sempre, se un film non ha il finale fa ca..re.

Stando al vostro percorso, cosa vi sentireste di consigliare ad un gruppo emergente dei giorni d’oggi che si trova a dover lottare per farsi notare in un paese dove la musica sembra sempre più alla deriva? Perché anche in questo settore si può assistere al fenomeno della “fuga di cervelli”, per cercare di sfondare in altri paesi.
Dipende, trovo che l’Italia, così come la Spagna e in maggior modo la Francia, sia molto legata al proprio idioma. Per me è molto importante creare un prodotto italiano, perché dal momento in cui si prova ad immettersi in un mercato mondiale o europeo, molto spesso il tuo prodotto non vale più tanto. Noi facciamo questo tipo di musica, melodica, che va incorporata e va espressa. La cosa che mi sento di consigliare è di suonare finché vi piace e vi diverte farlo, dal momento in cui non dovesse essere più così non ne vale la pena.

Federico Perruolo
10 dicembre 2014

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