Intervista a Marco Selvaggio, unico in Italia a suonare l’Hang dal vivo

Intervista a Marco Selvaggio, unico in Italia a suonare l’Hang dal vivo

Marco-selvaggio-coverOggi mi fa molto piacere parlare di MARCO SELVAGGIO, un artista che stimo molto e che vale veramente la pena d’incontrare e conoscere  per fare della scoperte interessanti, che mai penseresti di fare. Incontrare Marco, può veramente darti emozioni così profonde da lasciare il segno. Per poter dare a tutti questa possibilità lo abbiamo intervistato per voi.

MARCO SELVAGGIO, poliedrico percussionista catanese, utilizza con maestria molti strumenti percussivi della tradizione musicale africana e australiana, con cui sperimenta il suono in tutte le sue sfumature. In particolare Marco approfondisce lo studio dell’HANG, uno degli strumenti più rari al mondo, di origine svizzera, di cui esistono poco più di 10.000 esemplari. Nel 2004 collabora con alcuni DJ, accompagnando con il djembè, durante le serate in discoteca, la musica house, elettronica e funky. Inoltre, la sua musica ha avuto anche il riconoscimento dei Coldplay che nel febbraio del 2012 hanno postato sul loro sito, come video del giorno, l’esibizione di Marco Selvaggio al Teatro Bellini di Catania e dopo qualche mese hanno pubblicato anche il videoclip “Painting My World”. In particolare è ospite per tre anni di seguito del Buskers Festival di Vienna accompagnato dalla sua formazione musicale, “The Autumn Leaves”, composta dal violinista Nicolò Borgese, dal chitarrista e compositore Giuliano Fondacaro e dal soprano lirico Elisa Argentino con i quali partecipa anche al Festival delle Arti Teatrali e Musicali di Ypres (Belgio) mentra da solista si esibisce all’ Electro Park Festival di Genova, al Mojoca Festival (Campania) ed al Burning Mountain Festival (Svizzera).

Marco-Selvaggio2Prima di introdurci nell’intervista che ho avuto la fortuna di fare a MARCO SELVAGGIO, vorrei solo precisare che martedì 25 novembre, in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, MARCO SELVAGGIO si esibirà live al TEATRO BELLINI di CATANIA (Via Giuseppe Perrotta, 12 – inizio spettacolo ore 20.30 – ingresso € 15.00) per presentare in anteprima alcuni brani estratti dal nuovo albumThe Eternal Dreamer(Waterbirds Records/ CD Baby), in uscita lunedì 1 dicembre. L’evento artistico e culturale di solidarietà “Contro il vento della violenza, è promosso dall’Associazione Demetra Onlus e il ricavato dell’intero spettacolo sarà devoluto alla raccolta fondi da destinare alle donne e ai bambini vittime di violenza.

Ciao Marco, grazie di aver accettato di rispondere alla nostre domande:

1) Puoi confermarmi se in Italia sei l’unico percussionista a suonare l’Hang?
No! In Italia esistono anche altri validissimi suonatori di hang anche se pochi di loro hanno fatto produzioni discografiche di un certo spessore. Molti suonatori di hang tra l’altro non fanno nemmeno concerti ma suonano ad uso esclusivamente personale.

2) In che modo lo hai conosciuto e perché ti sei avvicinato a suonare questo strumento musicale idiofono?

Non è semplice spiegare da cosa nasca la passione per questo strumento! Io dico sempre che è stata serendipità! Il termine serendipità indica la fortuna di fare delle scoperte felici per puro caso e, anche, il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un’altra. Io non cercavo l’hang, mi è semplicemente capitato davanti un suonatore dell’est d’Europa mentre cercavo un locale di Roma per Trastevere! Da lì è iniziata la sfrenata ricerca per lo strumento e l’amore folle per lo stesso che mi ha portato oggi a suonare e comporre tante musiche e canzoni e
che al tempo stesso mi tiene incollato 4 ore al giorno, o meglio a notte, sullo stesso. È uno strumento incredibile che riesce ad evocare sensazioni mistiche. È quasi ipnotico ed è difficile separarsene. Non è semplice descriverlo, io dico sempre che se la magia è presente nella musica, per quanto mi riguarda, è dentro questo scrigno di metallo chiamato Hang. Non esiste una vera e propria filosofia dell’hang! Ognuno vive la musica a modo proprio. Posso solo dire che per quanto mi riguarda è surreale suonare questo strumento.

3) Oltre all’hang, suoni tanti altri strumenti percussivi appartenente alla tradizione musicale africana e il didjeridoo della musica tradizionale australiana. Da dove scaturisce in te questa passione?
Suono diversi strumenti musicali anche se da qualche anno a questa parte mi son dedicato solo allo studio dell’hang. Il didjeridoo non lo suono per niente bene ma mi diverte molto provare a suonarlo! Il tutto è nato durante il mio viaggio di laurea in Australia dove ho preso qualche lezione con maestri del luogo. È ancora dura per me riuscire a fare la respirazione circolare. Per ciò che concerne il djembè invece non posso che dire che è stato il primo amore. È iniziato tutto circa 13 anni fa a Pisa per gioco, un po’ come una sfida, e da lì non ho più smesso. Ho iniziato a prendere lezioni da maestri africani e a fare diversi stage formativi. Da lì mi sono poi anche avvicinato al mondo della musica house suonando le percussioni dal vivo in alcuni club della mia città! In fin dei conti si comincia sempre così… dal basso, per crescere! Avuto l’hang mi è venuta l’idea di sperimentare il suono dell’hang a questa tipologia di musica! Con l’hang si possono creare delle vere e proprie melodie e guardando online mi ero accorto che mai nessuno dal vivo aveva fatto tutto ciò. I frutti di questa sperimentazione, non ancora compresa pienamente a Catania probabilmente, mi hanno portato a suonare e sperimentare questa piccola innovativa idea in giro per l’Europa tra club e festival (Monaco, Vienna, Bratislava, Londra, Malta etc…).

4) Secondo la tua esperienza, in che modo la musica, gli strumenti antichi  e quelli moderni si fondono insieme?Molti strumenti riescono a fondersi insieme in maniera naturale a prescindere dalla loro data di creazione. Molto spesso suono in duo il mio hang con il mio violinista. Sono due strumenti nati in epoche davvero differenti eppure formano un binomio magico. L’importante è creare qualcosa di bello.

5) Prossimamente uscirà il tuo primo disco “The Eternal Dreamer”, puoi anticiparci qualcosa in merito?

Questo album affronta in maniera decisa il tema del sogno, della vita e dell’amore. Sono delle tematiche viste da diverse prospettive. Mi piacerebbe che il pubblico ascoltasse attentamente le mie canzoni e prestasse attenzione ad ogni parola presente all’interno del disco. I testi sono stati studiati accuratamente e mi ci son dedicato molto. Il messaggio più bello che possa arrivare è quello che nessuno deve mollare, mai. A volte basta credere che, nonostante tutte le difficoltà cui andiamo incontro, i sogni possano anche realizzarsi. In ogni caso anche quando un sogno o qualcosa per cui si lotta non si realizza, c’è comunque un cammino che conta più di ogni altra cosa. Bisogna sempre avere la forza di alzarsi e ricominciare. La vita, la musica in genere, vanno vissute pienamente e vanno condivise.

6) Pensi tu che ognuno di noi può si può considerare un “Eternal Dreamer”?
Credo che ognuno di noi abbia la possibilità di considerarsi tale. Siamo gli artefici del nostro destino.

7) Questo singolo “The Eternal Dreamer”, anticipa il nuovo album in uscita il prossimo 1 dicembre. Puoi anticiparci delle curiosità per i nostri lettori ed i tuoi ascoltatori?
I’m gonna be beautiful, when you look at me, I’m gonna be beautiful, an eternal dreamer you will see”: ‘The Eternal Dreamer’ è la canzone che rappresenta pienamente l’album e me stesso. È una di quelle canzoni che forse si scrivono una volta sola nella vita. Ha con sé la carica di un sognatore che guarda in cielo con i piedi per terra. Sa bene che un giorno gli potrà cadere il mondo addosso, ma ha la forza di non buttarsi giù per raggiungere il proprio sogno. L’arrangiamento curato da Toni Carbone è molto delicato e l’hang appare e scompare tra le calde note della voce di Daniel Martin Moore. Ho conosciuto Daniel sul web e mi ha subito colpito per la particolarità della sua voce: calda, soffice, dolce, ma anche nostalgica e malinconica. Ho scritto sia la musica che i testi di ‘The Eternal Dreamer’ circa un anno fa e credo che Daniel abbia interpretato la canzone in maniera incredibile. Devo dire che son legato a questa canzone in maniera particolare, quasi viscerale, così come alla mia Sicilia. È nata in ogni caso una notte, ma è stata poi lavorata lentamente in studio curando ogni minimo dettaglio.

8) Che cosa ti ha ispirato nello scrivere e produrre questo nuovo album?
L
’album è stato prodotto artisticamente da Toni Carbone, che ha anche svolto le funzioni di fonico e arrangiatore, per la Waterbirds Records. Quando ho scritto quest’album ho riportato alla mente gli ultimi anni della mia vita. Dentro questo disco c’è tutto me stesso. C’è fatica, c’è sudore, ci sono sogni, morte, notti insonni, ore sul mare, tramonti, albe, stelle, baci, addii, nostalgia, malinconia, vita e amore. L’ispirazione è fondamentalmente la mia vita. La musica che ascolto. Le persone che conosco e con le quali mi confronto e soprattutto i miei viaggi ed il tempo passato nei miei luoghi.

9) Tu hai avuto esperienze lavorative significative con artisti internazionali. Quanto questo ti ha aiutato a comprendere quello che tu volevi trasmettere al tuo pubblico?
Le esperienze con tutti questi artisti mi ha aiutato a crescere artisticamente e a confrontarmi con realtà lavorative/musicali diverse. È stato davvero bello ed entusiasmante. Ci sono stati diversi confronti che mi hanno fatto davvero maturare.

Marco ti salutiamo ringraziandoti molto per il tempom che ha voluto dedicare ai nostri lettori che saranno felici di conoscerti meglio.

Sotto il video del singolo “The Eternal Dreamer”, in rotazione radiofonica e disponibile in digital download e sulle piattaforme streaming.it

Sebastiano Di Mauro
20 novembre 2014

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook