Intervista a Paola Folli: “Elio ed XFactor mi hanno spinto a tornare da solista, nel mio album i colori della mia vita”

Intervista a Paola Folli: “Elio ed XFactor mi hanno spinto a tornare da solista, nel mio album i colori della mia vita”

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Una grande carriera per un’artista altrettanto tale, stiamo parlando di Paola Folli, cantante tra le voci più apprezzate nel panorama musicale italiano, le sue esperienze vantano collaborazioni in veste di vocalist con i più importanti artisti italiani ed internazionali come Mina, Renato Zero, I Pooh, Bob James, Elio e le storie tese e molti altri, è sua la voce nella hit “Domani” degli Articolo 31 ed è sua la voce presente in moltissimi classici Disney, tra tutti risalta il doppiaggio in “Hercules” nel ruolo della Musa Clio, per cui ha ricevuto il Premio al Miglior Doppiaggio Mondiale insieme al resto del cast.

E’ nota al grande pubblico per essere la vocal coach di XFactor, il talent show in onda su Sky Uno, una vetrina ambita da tutte le giovani promesse della musica.

Paola Folli torna in veste di solista nel mercato discografico italiano di recente, con un nuovo singolo “Woodstock” versione riadattata del brano di Joni Mitchell che anticipa l’album in uscita nel 2015.

L’abbiamo intervistata in occasione dell’album in uscita, una chiacchierata alla scoperta di un’artista a 360°.

Ciao Paola!
La tua carriera è fatta di grandi esperienze e collaborazioni di cui parleremo, quando hai iniziato a muovere i primi passi verso questo mondo?
Ho iniziato a 6 anni e come tantissimi artisti nel coro della chiesa, per mia grande fortuna, ho avuto come maestro, un prete (Don Umberto) che mi ha fatto entrare subito in sala di registrazione e così ho imparato fin da piccola a stare davanti ad un microfono! Facevamo le prove due volte a settimana e lì ho imparato la disciplina, a lavorare sodo e seriamente per ottenere risultati. Insomma è stata una grande scuola di vita! Il “Don “ (come lo chiamavamo) mi ha dato le prime nozioni di canto e tecnica vocale, facevo “squadra” con gli altri ragazzi e ci ha portati pure da Papa Wojtyla, un’esperienza unica!
A 17 anni già lavoricchiavo in studio e sapevo come indossare una cuffia e la terminologia tecnica specifica per confrontarmi con i fonici e i musicisti, perchè può sembrare scontato ma al giorno d’oggi tanti giovani cantanti, quando entrano per la prima volta in sala di incisione, hanno un sacco di problemi ad ambientarsi e a capire anche solo come si sta davanti ad un microfono. Arrivare lì preparata mi ha aiutato moltissimo, ricordo ancora che il mio primo lavoro pagato fu per una pubblicità di vassoi! Fantastico! Ero al settimo cielo!
E da lì poi…beh vi dò una chicca! Sono entrata a far parte di una band al posto di Lena Biolcati perchè lei aveva appena vinto il Festival di Castrocaro. Appena uscita dalle superiori presi il suo posto in questo gruppo con cui ho fatto tanta, tantissima esperienza, la classica “gavetta”!

Nel 1996 sei la voce solista del brano Domani degli Articolo 31, un pezzo tormentone di quell’anno che ti ha portato ad un grande successo, come ricordi quel periodo?
Tutti si chiedevano di chi fosse quella “voce” perchè ai tempi il “featuring” non era così in voga come oggi, soprattutto nel rap in Italia.
E’ stata un’esperienza meravigliosa perchè ho avuto l’occasione di cantare un brano bellissimo che mi ha fatto conoscere come solista con gli Articolo 31 che in quell’anno avevano vinto tutto! Ma proprio tutto! Far parte di quel progetto è stato fantastico!
Ricordo che durante una micro vacanza in Luglio ‘96 ero in spiaggia e in radio sentivo soltanto “Domani”, su qualsiasi frequenza girassi… davvero un grande successo !

Hai partecipato a Sanremo Giovani nel 1997 e l’anno successivo al Festival tra le Nuove Proposte, in che modo lo hai vissuto? Pensi sia cambiato il Festival in questi anni?
Ho avuto la possibilità di salire sul quel prestigioso palco che mi ha dato tanto, ho imparato un sacco di cose, forse però, nel ’98, non ero ancora pronta anche perché “quel” palco è diversissimo da tutti gli altri, quest’anno ho visto il microfono di Ron tremare, un’emozione forte anche per uno come lui.
Il Festival è cambiato sicuramente, come vocalist sono stata lì nel 90-91-92 con l’orchestra di Aragozzini quindi diciamo che ho visto tutte le evoluzioni di quella manifestazione, dal playback alla voce su base fino all’orchestra, dal Palafiori all’Ariston, al duetto con i big stranieri, ho conosciuto Tina Turner, Annie Lennox ed altre star planetarie. In quegli anni c’è stato il ritorno della canzone italiana a 360° con i Pooh, Rossana Casale, Oxa, Masini, con pezzi bellissimi! Di questi ultimi anni ricordo poche canzoni …Ricordo le edizioni con Giorgia, la Pausini, Eros Ramazzotti, tutti usciti da lì! E naturalmente quella di Elio e Le storie Tese con “La canzone Mononota”! E’ vero che la musica è cambiata e con l’avvento del web abbiamo la possibilità di conoscere ed ascoltare anche dei talenti non famosissimi ma incredibilmente forti.
Quest’anno, da giudice dell’Eurovision Contest, ho potuto constatare che la lingua inglese è universale per la musica! Conchita Wurst è austriaca ma ha vinto con un pezzo in inglese.
In Italia ti porto l’esempio di Elisa che fa dei pezzi meravigliosi sia in inglese che in italiano.
ll Festival secondo me (e non ti parlo della lingua – visto che è il festival della lingua italiana – ma soprattutto delle scelte stilistiche) non si è ancora adattato all’evoluzione della musica degli ultimi 10/15 anni.

Sei anche doppiatrice dei più importanti capolavori Disney, hai ricevuto anche il premio al miglior doppiaggio mondiale per Hercules, che effetto fa essere la voce dell’infanzia di molti bambini?
E’ meraviglioso, amo quel mondo e amo tutto ciò che faccio.
Il doppiaggio per i film per bambini l’ho fatto per molto tempo e non appena mi capita l’occasione lo rifaccio molto volentieri: ti fa arrivare ai piccolissimi, canti in modo totalmente diverso.
Ad esempio, per Winnie the Pooh, ho dovuto usare un timbro molto leggero e delicato (quasi materno) proprio per raggiungere i bambini molto piccoli.
Hercules è stata un’esperienza diversa perchè lì, io e le mie colleghe “MUSE”, abbiamo dovuto dare sfogo a tutte le nostre energie per cantare brani principalmente Gospel…dovevamo essere sia attrici che cantanti e dopo la fatica di tutti quei giorni, ricevere un premio come il miglior doppiaggio mondiale ci ha reso tutte molto soddisfatte e orgogliose di noi stesse.

Hai calcato i più grandi palchi italiani in veste di vocalist con artisti del calibro dei Pooh, Renato Zero, Mina e molti altri, di tutti questi chi ricordi con maggiore intensità?
Mi ricordo tantissimi artisti! I Pooh sono stati dei maestri per me e ogni sera, quando scendevo dal palco mi davano consigli per migliorare ed erano sempre molto attenti! In 27 date è come se avessi fatto una scuola di due anni.
Poi c’è stata l’esperienza con Fiorello (un Grande) in cui mi sono trovata continuamente ad improvvisare insieme a Lalla Francia…Dovevi stare sempre concentratissima perché “Fiore” arrivava all’improvviso e ti diceva “come fa quel pezzo? E quell’altro? ”Quanto ridere!!! Poi ricordo il lavoro di vocal coach a Zelig con Claudio Bisio, Vanessa Incontrada, Michelle Hunziker e Paola Cortellesi. Da Claudio ho imparato moltissimo, è un professionista a 360°, lo stimo tantissimo sia come artista che come persona.
Il tour di Renato Zero negli stadi nel 2007 è stato qualcosa di immenso, un paio di volte non ho cantato perchè ero catalizzata dalla sua bravura e carisma…quando è sul palco sembra quasi avvolto da una luce particolare.
Poi Mina…non ci sono parole per descriverla, cantare con lei è stato qualcosa di davvero unico, inarrivabile! Come l’esperienza con Dario Fo per il Johan Padan: è arrivato in studio e siamo rimasti come “Paralizzati”, senza parole: mitico!

La tua collaborazione con Elio e Le Storie Tese è ormai consolidata, cosa vi unisce maggiormente? Sia dal punto di vista artistico che umano.
Sicuramente l’amore per la bella musica, quella fatta in modo professionale non lasciando mai niente al caso, anche se può sembrare il contrario! Devi sempre essere “sul pezzo” ma allo stesso tempo ti diverti un sacco.
Sul palco anche gli errori vengono presi con ironia, si scherza moltissimo e questa è una cosa molto rara che non ritrovo in molte altre realtà musicali italiane. Una volta, in tour, ho dimenticato completamente una riga di un brano e poco dopo ho visto che tutti non riuscivano più a smettere di ridere!
In scena vogliamo sempre divertirci, un concerto di Elio Elst non è mai scontato e uguale a quello della sera prima!

Ma la carriera ti porta anche all’estero, fino in Giappone e ultimamente come giudice all’Eurovision Contest, quanto è differente il panorama discografico mondiale rispetto a quello italiano?
Molto diverso. In Giappone, per esempio, comprano i dischi, soprattutto quelli fisici. Si vendono tantissime copie ma ciò che all’estero mi ha colpito di più è che quando contatti una casa discografica o via mail o telefonicamente hai praticamente sempre una risposta! Dopo aver collaborato con Bob James io e il mio staff abbiamo preso dei contatti con l’America e lì tutti ci hanno ricevuto, ci hanno dato consigli e sempre delle risposte! C’è molta attenzione e soprattutto rispetto per il musicista, lì non si dimenticano mai di ciò che hai fatto!
All’estero c’è molta attenzione per lo Show. Ad esempio, per l’Eurovision Contest 2014” a Copenaghenhanno costruito un teatro “Ad hoc”, non è che loro non ne avessero già uno adatto allo show ma hanno deciso di investire in uno nuovo ancora più spettacolare. In Italia invece i Teatri chiudono e al loro posto troviamo di tutto e di più ma mai che si pensi di ristrutturare il Teatro stesso o di fare un qualcosa per salvarlo, la musica o l’arte sono sempre all’ultimo posto. E questo è un peccato perchè così si perde la storia e la cultura di un paese! bisogna cercare di combattere tutto questo, la rivoluzione deve partire dai piani alti (e qui siamo ancora lontani) ma anche da noi stessi!!!

Da più di un’edizione sei la vocal coach di XFactor, uno dei talent show più ambiti in Italia, quali sono i pro e i contro che un giovane vive all’interno del programma?
I pro sono tantissimi! Quando un artista giovane riesce ad entrare lì deve ritenersi fortunato!! I posti sono pochi e si presentano in tantissimi. Certo, si parla di televisione e lo show fa parte del programma ma i ragazzi lavorano molto su se stessi e scoprono un sacco di caratteristiche del loro essere artisti, giorno dopo giorno. Lavorano in modo completo con i vocal coach, sulla pronuncia se il brano è in inglese, sulla dizione per l’italiano, facciamo un lavoro completo di analisi del testo, sull’intonazione e sull’interpretazione! Poi c’è il grande Luca Tommassini che riesce a farli ballare, recitare, li mette sulle altalene, sugli alberi (ovunque!!) e li veste in modo da mettere in risalto i loro punti di forza che prima non sapevano neanche di avere e così, puntata dopo puntata, i ragazzi iniziano a crescere! Specifico sempre che questo è un mestiere e va trattato come tale, volare bassi per arrivare in alto, chi alza la cresta ha vita breve con me e al il primo che si lamenta dico “hai voluto la bicicletta, ora pedala!”! Alla fine della trasmissione però capiscono il perché del mio essere severa e che non c’è solo il “cantare” ma anche tutto ciò che sta intorno a questo mestiere! A XFactor cominci ad imparare che cosa vuol dire essere un “Artista” e capisci che il talent è soltanto un punto di partenza.
Anche per me naturalmente è una bellissima esperienza, io cerco di dare tanto ai ragazzi ma anche loro, credimi, danno tantissimo a me.

E’ davvero l’unico mezzo per farsi conoscere al giorno d’oggi? Da cosa si può ripartire secondo te?
XFactor è un bel mezzo per farsi conoscere, ovviamente come ho detto prima i posti sono pochi, come a Sanremo d’altronde. Forse dovrebbero esserci più possibilità per i giovani ma in Italia, oltre ai talent, ci sono davvero tanti ottimi concorsi ed iniziative per proporsi con la propria musica. In molti di questi ho ascoltato e segnalato cantanti con brani inediti davvero meravigliosi!
Oggi c’è il web, una grandissima possibilità per ogni artista, un esempio è quello di Cixi. Io sono una sua fan e lei già prima di entrare nel talent aveva il suo grosso seguito sul web tramite youtube.
Bisogna solo non essere pigri, rimboccarsi le maniche senza aspettare la telefonata, farsi sentire e continuare ad insistere, bussare ad un sacco di porte perchè prima o poi qualcuno ti apre, molti ragazzi si danno da fare ma altri hanno dentro questa pigrizia innata! Prendete esempio da grandi artisti che hanno un passato di studi e sacrifici ma anche di delusioni! Bisogna avere la capacità di riprendersi sempre, bisogna essere un po’ come punching-ball, se c’è il colpo, si cade a sinistra per poi rialzarsi da destra!

Ed ora arriva il tuo nuovo singolo da solista Woodstock, un riadattamento della versione di Joni Mitchell, perchè partire proprio da questo brano?
Io ho sempre amato Joni Mitchell come artista, poetessa e pittrice, l’ho sempre seguita! Conosco tutto di lei e quando mi è venuta voglia di ri-fare qualcosa di suo ho iniziato a leggere tutti i suoi testi, ad uno ad uno (meravigliosi) e tra tutti, forse proprio per la sua modernità e (purtroppo) attualità, visto quello a cui stiamo assistendo nel mondo, mi ha colpito “Woodstock”. Il testo non sembra scritto anni fa, parla del nostro presente. Io cito sempre “back to the garden”, il ritorno all’Eden e alle origini che è un po’ quel desiderio che trovo nello sguardo di molte persone che incontro…ora c’è molto successo del Biologico, delle cose naturali e non artefatte. Sto vivendo un mio vero momento di rinascita riscoprendo la passione per le cose semplici, “basic” …si sta ritornando al piacere di parlare di arte e cultura proprio per il solo piacere di farlo. Quella frase rappresenta davvero il mio stato d’animo attuale.
Ho voluto stravolgere il brano dal punto di vista dell’arrangiamento ma senza cambiare niente della melodia e con il video (che è un Lyric-video) ho voluto enfatizzare la parte testuale per evidenziare al massimo il messaggio contenuto nelle parole di Joni…chiaramente il testo in Inglese aiuta tantissimo in questo.

Cosa ti ha spinto a tornare nel panorama discografico da solista?
Da tempo avevo molte cose da dire ma non sentivo ancora il bisogno di comunicarle. Diciamo che è partito tutto con Elio e con XFactor.
Con Elio Elst ho scoperto un nuovo modo di fare musica, sono stati un grande incentivo per me. E stando a contatto con i giovani di XF, così bisognosi di comunicare, ho ritrovato tantissima energia positiva e creativa. Così ho preso finalmente la decisione di condividere con le altre persone le mie esperienze di questi anni , sia positive che negative.

In quanto a temi, generi e collaborazioni cosa troveremo nell’album? E quali sono i tuoi progetti futuri?

Nell’album ci saranno tutti i colori di Paola, dal rosso scuro a quello chiaro, dal nero al grigio, proprio un po’ di tutto e sono molto felice di quello che sta accadendo e della forma che sta prendendo tutto il lavoro. Ci saranno Elio e le storie tese, Rocco Tanica, Francesco Rapaccioli (che è anche il mio produttore), Carlo Palmas, un brano scritto da me, uno da Claudio Bisio, Bebo Ferra, ci sarà anche Fabio Treves ed altre grandi collaborazioni di cui vado fiera!
Ad ottobre uscirà il nuovo singolo e l’album nel 2015, ancora non so la data e
neanche il titolo, ma tra pochissimo saprete tutto!
Tra i progetti futuri c’è la nuova edizione di XFactor e poi mi vorrei ripresentare a Sanremo. A prescindere ovviamente dall’uscita dell’album, è un’esperienza che rifarei con grande piacere!

Potete trovare tutti gli appuntamenti di Paola Folli su www.paolafolli.it e Paola Folli Official.

Marco Rimmaudo
29 luglio 2014

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