Intervista a Yuman: “Dopo Sanremo riparto da Qui”
A febbraio è uscito Qui, il nuovo EP di Yuman, cantautore romano classe ’95 in gara a Sanremo 2022 con il brano Ora e qui e vincitore del Premio Jannacci per la lodevole interpretazione.
Yuman riesce a unire in sé l’animo nu soul, il gospel moderno e il funky soul contemporaneo. Artista poliedrico, dopo aver mosso i primi passi in inglese ha posto poi il piede anche nel mondo del cantautorato italiano, senza mai abbandonare le radici della black music. L’abbiamo intervistato.
Ciao, Yuri! Iniziamo subito da Qui. Raccontaci il nuovo disco.
Qui ha visto la luce subito dopo l’esperienza travolgente di Sanremo. Io e la mia squadra volevamo un sound più acustico, più suonato, da rifare live. Il disco è un mix di quiete e puro movimento. Qui è un album un po’ in inglese e un po’ in italiano, perché volevo unire insieme queste mie due anime. In italiano ci sto prendendo davvero gusto, ma tutto ha avuto inizio in inglese, lingua che di certo non si molla.
Cosa cambia per te tra l’inglese e l’italiano?
Cambia tutto il processo creativo. Quando canto in italiano sento un senso critico maggiore, al livello testuale, e presto più attenzione alle parole che uso durante la stesura del testo. In inglese, invece, è tutto più veloce, riesco a parlare anche di cose più semplici con meno sforzo, il processo creativo è più fluido, ma non meno ragionato.
Proprio in inglese ti abbiamo sentito la prima volta. Era il 2019 e stavi aprendo al Teatro greco di Tindari il concerto all’alba di Daniele Silvestri. Sono passati quasi tre anni da quel momento e anche una pandemia, come sei cambiato?
Sono maturato, ho scritto un sacco di canzoni e ho pian piano iniziato a cambiare la mia vita. I passi che fai in avanti non te li aspetti mai, solo quando poi ti fermi e guardi indietro ti rendi conto della strada percorsa fin lì. Guardandomi indietro mi direi che ero un matto, ma che alla fine ho fatto bene, ne è valsa la pena, ci avevo preso.
Quali sono i pezzi che non possono mancare nella tua playlist?
Sicuramente Englishman in New York di Sting, ma anche Romeo and Juliet dei Dire Straits. Sono due pezzi che mi hanno accompagnato durante la crescita, quei brani per cui premi play e non ti stanchi mai di riascoltarli.
In questo periodo di crescita chi è stata la tua guida?
Senza dubbio il mio producer, Francesco Cataldo. Ci siamo sempre sostenuti l’un l’altro, nelle varie situazioni che abbiamo affrontato. È fondamentale!
Infine, pensa a una futura collaborazione. Chi ti viene in mente?
Se dovessi dirti un nome in particolare ti direi La rappresentante di lista, però amo davvero tantissimo sperimentare e spero di poterlo fare il più possibile, per cui non mi precludo alcuna possibilità.




