2001-2021: 5 album che compiono vent’anni
Ricorrenze
9 Dicembre 2021

2001-2021: 5 album che compiono vent’anni

Sono passati vent’anni dal 2001 e abbiamo deciso di celebrare quell’anno con cinque album che, secondo noi, rappresentano al meglio lo stile musicale che al tempo andava per la maggiore. Tra Muse e The Strokes, passando per i primi Daft Punk: tenetevi forte, in questo viaggio nel tempo le emozioni sono assicurate.

Origin of Symmetry - Muse

di Giovanni Maria Zinno

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Il 2001 è stato un anno spartiacque: nel mentre che Napster (ricordate quel prodigioso programma di file sharing che permetteva uno scambio gratuito di musica online, vero?) chiudeva i battenti, il 9 gennaio veniva lanciata e messa sul mercato la prima versione dell’Apple iPod, un oggetto che si sarebbe ben presto rivelato rivoluzionario. 

Un semplice involucro di policarbonato bianco divenne il lettore di musica digitale preferito da milioni di ascoltatori: il vero punto di riferimento per ascoltare musica a qualsiasi ora del giorno e in qualunque luogo. Con la oramai caratteristica ghiera girevole, l’ascolto degli album diventava un gioco, un passatempo godibile, a portata di tutti e questo non faceva che incrementare la condivisione di musica nel mondo, complice anche il programma iTunes, capace di interfacciarsi con iPod per rendere l’esperienza musicale ancora più personalizzata e profonda.

Nel 2001, quindi, bastava indossare le cuffie per catapultarsi in un mondo che, per quanto concerne la fruizione musicale, di lì in avanti, non sarebbe stato più lo stesso. Musicalmente parlando, l’anno che ci fece entrare ufficialmente nel XXI secolo fu particolarmente florido: mentre in Italia un giovane cantautore di Latina usciva alla ribalta con Xdono e Manu Chao faceva ballare tutti a ritmo di Me Gustas Tu, il resto del mondo abbracciava sound elettronici provenienti, ad esempio, da un innovativo duo francese: i Daft Punk

D’altro canto, l’etichetta Parlophone pubblicava l’album d’esordio di un interessante gruppo dal nome bizzarro (i Gorillaz) e il quinto di una band già pienamente affermata: i Radiohead. Nel mentre, in piena estate, uscivano alla ribalta due gruppi che avrebbero ben presto rivoluzionato il genere indie rock alternativo: i Muse e gli Strokes.

Il 2001 in musica, visto con gli occhi di oggi, è un successo annunciato. Al tempo, comunque, sembrava già promettere molto bene e, come vedremo, non ha per nulla deluso le aspettative. Per questo motivo celebriamo cinque album che quest’anno hanno compiuto vent’anni, ma che paiono talmente al passo con i tempi che potrebbero essere stati pubblicati giusto qualche mese fa. 

Daft Punk – Discovery

«Questo album ha molto a che fare con la nostra infanzia e i ricordi di quella fase nella nostra vita. È la nostra relazione personale con quel momento. È meno di un tributo alla musica disco del periodo 1975-1985, e più una focalizzazione sulla nostra infanzia. Quando sei un bambino non giudichi o analizzi i brani, li ascolti e basta, e non ti interessa sapere se è recente o vecchio. […] Questo album ha un aspetto giocoso, divertente, colorato e soprattutto musicale. È l’idea di guardare qualcosa con una mente aperta e non farsi troppe domande.»

Non farsi troppe domande, per Thomas Bangalter (uno dei due componenti dei Daft Punk), è la chiave per comprendere Discovery, secondo album in studio del gruppo francese. Il duo era già noto ai più per Homework, il loro primo lavoro, che, però, non era nato con l’intento di essere effettivamente un album, quanto più un compendio di vari singoli usciti negli anni precedenti al 1997.

Discovery, al contrario, è classificabile come la vera e propria nascita dei Daft Punk: vengono accolte sonorità melodiche, influenze synth-pop e disco-music. L’album, almeno inizialmente, non è un successo: in effetti, alcuni fan della prima ora del gruppo francese arricciano un po’ il naso dopo aver ascoltato Aerodynamic o Digital Love, catalogandole come troppo divergenti e “accusando” i Daft Punk di aver tradito le loro intenzioni musicali iniziali. Incassata la critica, Discovery riceve dalla stampa un numero incommensurabile di giudizi positivi, classificandosi addirittura al trentatreesimo posto nella classifica di Rolling Stone dei “100 Best Albums of the 2000s”.

Interessante è come sia stato concepito il lavoro dal duo francese: piuttosto che basarsi sui campionamenti per creare nuovi brani, i Daft Punk hanno lavorato con alcuni compositori per la stesura e l’aggiunta di prestazioni strumentali (che, tra l’altro, sono citate sul retro-copertina dell’album stesso). Ad esempio, l’introduzione di I Love You More di George Duke è il tema di Digital Love o le primissime parole che canta Barry Manilow nella sua Who’s Been Sleeping in My Bed sono ripetute molte volte nella traccia Superheroes.

Una curiosità: il rapper Kanye West, in Stronger (tratta dall’album Graduation, del 2007) ha inserito un campione vocale di Harder, Better, Faster, Stronger: un altro punto a favore per Discovery, un album rivoluzionario, perché ha gettato le basi per una nuova forma e concezione di come si possa fare musica disco e che ha influenzato enormemente la generazione subito successiva riguardo le modalità innovative di inserimento delle campionature nei brani.

Gorillaz – Gorillaz

Il fenomeno mediatico del 2001: i Gorillaz. Usciti alla ribalta proprio vent’anni fa dopo aver pubblicato l’omonimo disco, si fanno notare fin da subito per una particolarità: l’essere una cartoon band. In effetti, il gruppo è costituito da quattro personaggi animati: 2D (cantante e tastierista), Murdoc Niccals (bassista e fondatore del gruppo), Noodle (chitarrista) e Russel Hobbs (batterista), veri e propri protagonisti dei video musicali che in quel tempo andavano per la maggiore su Mtv. La domanda che tutti si ponevano, oltre alla data di uscita dell’omonimo album in programma, era una soltanto: Chi sono i Gorillaz?

La ricerca della vera identità degli elementi della band (che si è scoperto essere Damon Albarn dei Blur e Jamie Hewlett, fumettista e character designer britannico) ha permesso ai Gorillaz di diventare un vero e proprio fenomeno mediatico e di vendite. L’album Gorillaz fu un vero successo: ha raggiunto la terza posizione nel Regno Unito con 6 milioni di copie vendute e la quattordicesima negli Stati Uniti.

Composto di 15 brani, lo stile dell’album è largamente considerabile come alternativo, non mancando numerose influenze hip hop, pop ed elettroniche, oltre a brani che toccano il dub e il funk. Una vera e propria esperienza multisensoriale senza precedenti, che ha elaborato un nuovo modo visionario di concepire il termine musica.

Curiosità intrigante: la quindicesima traccia di Gorillaz è fantasma e la si trova dopo 10 minuti e 40 secondi dal termine di Slow Country (la quattordicesima) ed è uno speciale remix del singolo Clint Eastwood, uno dei massimi cavalli di battaglia della band.

Radiohead – Amnesiac

Dopo il successo di OK Computer e Kid A (che aveva dato origine alla cosiddetta “trilogia della decostruzione” continuata proprio con Amnesiac e conclusasi nel 2003 con la pubblicazione di Hail to the Thief), i Radiohead erano una band già molto affermata sulla scena internazionale. L’idea di creare un filo logico, al contempo in connessione ma frammentato, che corresse incessantemente tra Kid A e Amnesiac era venuta in mente allo stesso Thom Yorke: 

«Sono separati perché non possono essere presi uno dopo l’altro come in una linea retta. Si cancellano l’un l’altro come lavori completi. Credo che Amnesiac dia un’altra interpretazione di Kid “, una specie di spiegazione […] Qualcosa di traumatico è accaduto in Kid A, e questo è il girarsi a contemplarlo, provando a rimettere in sesto i pezzi. Torna ad ascoltare Kid A dopo Amnesiac, e credo che lo capirai».

E non lo ha capito soltanto il giornalista che ascoltava in quel momento la risposta di Yorke, ma praticamente tutto il mondo: Amnesiac è stato un successo di critica e pubblico e nel 2001 si è posizionato primo in classifica in: Austria, Canada, Finlandia, Irlanda, Norvegia, Nuova Zelanda e Regno Unito. 

Amnesiac è la perfetta sintesi tra il noise, l’elettronica, l’ambient e il jazz ed è scritto e concepito nello stesso periodo di Kid A, ma si differenzia da quest’ultimo poiché meno spiazzante e più solido: i Radiohead, in questo caso, hanno puntato tantissimo sull’artwork della copertina, che rappresenta la metafora della distanza. Pyramid Song, primo singolo estratto, sintetizza alla perfezione questo dissidio e i Radiohead cominciano sempre più ad avvicinarsi ed empatizzare con la loro già assodata fetta di pubblico molto fedele fin dagli esordi.

The Strokes – Is This It

Fine agosto 2001. New York. Quando sembra che tutto stia volgendo al termine e l’estate ha già fatto largamente il suo corso, un’altra piccola rivoluzione sta nascendo: Is This It dei The Strokes. Con quasi cinque milioni di copie vendute in tutto il mondo, la band capitanata da Julian Casablancas si presenta così: 

«Siamo franchi nell’affermare che gli Strokes sono i più grandi “bastardi” che ci siano in giro al momento… Ci hanno mandato al tappeto con la passione e la purezza romantica del punk rock di New York, gli Strokes avanzano spavaldi con l’aria di poeti della strada che hanno mandato in pezzi la canzone pop, per sostituirla con la rabbia, l’incomprensione, l’odio, la libidine. Hanno illustrato in Technicolor e su schermo gigante tutte le frustrazioni dei giovani adulti…Ecco svelata l’essenza, a volte tanto profonda quanto casuale, dello stile di questi bardi fotogenici della Bowery.»

La frustrazione, le urla di disperazione (con una tacita ma sempre presente speranza verso un futuro possibilmente migliore) sono i capisaldi dell’avventura iniziata con Is This It, i cui suoni riecheggiano e strizzano l’occhio ai primi anni Settanta, in cui si navigava nell’universo Velvet Underground e Ramones.

Interessante anche il fatto che le due versioni dell’album, europea e statunitense, si distinguono per le diverse copertine: infatti, nella versione europea c’è la ormai celebre foto di Colin Lane e rappresenta il particolare di una ragazza che si accarezza il fondoschiena con la mano guantata. Sulla copertina della versione americana, invece, è raffigurato “Big Bang”, particolare della collisione di particelle effettuata nell’acceleratore di particelle del CERN per evitare problemi di censura.

In ultimo: l’album è uscito in Inghilterra il 27 agosto 2001, mentre la pubblicazione negli USA, prevista per l’11 settembre 2001, è stata posticipata al 9 ottobre dello stesso anno proprio in seguito agli attentati dell’11 settembre.
Anche per questo motivo, la canzone New York City Cops, presente nell’edizione europea, è sostituita nella versione statunitense da When It Started. Questa sostituzione avviene per la frase del ritornello di New York City Cops potenzialmente offensiva proprio nei confronti dei poliziotti di New York: «New York City cops. They ain’t too smart» (“Poliziotti di New York. Non sono troppo svegli”). New York City Cops viene comunque suonata durante i concerti e pubblicata negli Stati Uniti come B-side nel singolo di Hard to Explain.

Muse – Origin Of Symmetry

In un famoso negozio romano che vendeva dischi e vinili, verso la fine degli anni Novanta, aveva fatto la sua comparsa un disco dal titolo Showbiz sotto la categoria “New Wave”. Al di là di ogni tipo di catalogazione (che agli occhi di oggi può far sorridere), il gruppo che era uscito alla ribalta erano i Muse, band inglese del Devon con un cantante, Matthew Bellamy, che possedeva un falsetto prodigioso.

Il loro vero successo è in arrivo due anni più tardi, con l’uscita di Origin of Symmetry, disco fondamentale e pietra angolare per ogni amante e ascoltatore assiduo di alternative rock. Un concept album da doppio disco di platino che lancia i Muse in testa a tutte le classifiche del globo, coadiuvati anche (e soprattutto) da Plug In Baby e New Born, due singoli-spartiacque, che hanno permesso di ripensare, inconsciamente, la musica alt in termini di canoni di lunghezza e variazioni melodiche.

Origin of Symmetry è l’origine del successo di Matt, Chris e Dom ma anche il disco da cui prender atto di una trasformazione musicale che stava avvenendo proprio in quel preciso momento storico. Il 2001.

articolo a cura di Giovanni Maria Zinno