D2. Il progetto avant pop di Dario Daneluz

D2. Il progetto avant pop di Dario Daneluz
Fonte: Profilo social dell'artista

Il soul è un genere apprezzato ancora oggi dalle nuove generazioni? Abbiamo parlato di questo e di tanto altro con Dario Daneluz, cantante romano di grande esperienza con all’attivo collaborazioni con nomi di spicco della scena musicale italiana, tra cui Papik, Emporium Band, Baraonna e Unbound voices.

È uscito D2, il suo primo progetto da solista, un disco avant pop che si articola in undici tracce che immergono l’ascoltatore in un’atmosfera anni ’80 e ’90, strizzando sempre l’occhio anche all’attualità. In equilibrio tra elettronica, pop e soul, D2 è il figlio della poetica dell’isolamento.

Nato in piena pandemia, vede la luce in un momento di incertezza ma che profuma già di speranza e di rinnovamento. Undici tracce frutto della collaborazione con Corrado Santini e Adriano Patella, un piccolo assaggio di ciò che Dario Daneluz si prepara a farci gustare presto nei tanto attesi live.

Ciao, Dario! D2 è fuori su tutte le piattaforme digitali. Parlaci di questo nuovo progetto.

Ciao! L’idea è nata abbastanza all’improvviso e per caso ed è legata intimamente al periodo di chiusura che abbiamo affrontato lo scorso anno. A causa della pandemia mi sono ritrovato a casa con molto più tempo a mia disposizione e sono andato quindi a rivedere alcuni abbozzi che avevo lasciato nel cassetto. Piano piano mi sono reso conto di avere sottomano un disco già completo, è stato un bel viaggio portato avanti con tanti amici musicisti che mi hanno dato una mano a concretizzare il progetto.

Esiste ancora oggi un legame tra il soul e i giovani?

Ho una figlia di circa 18 anni e noto la grande differenza di interessi musicali tra la mia e la sua generazione, ma credo sia giusto così. Questo non esclude che anche i giovani di oggi riescano a capire dove c’è buona musica. Ne ascoltano tanta, la facilità di accesso al mondo musicale è diversa rispetto al passato e credo ci sia comunque un ingente recupero del mondo musicale evergreen, persino nelle influenze sonore della trap odierna.

Sei un artista cresciuto a pane e live. Il tuo primo ricordo legato alla musica…

Rievoco alla memoria un momento abbastanza preciso. Ero a casa di un amico, avevo circa 12 o 13 anni e stavo ascoltando il disco di un artista italo canadese, che mi ha sempre appassionato: Gino Vannelli; l’album in questione era Brother to Brother del 1978. È uno dei miei modelli, una fonte di grande ispirazione, mi ha sempre affascinato la sua voce.

Insieme a Vannelli chi troviamo nella tua playlist?

Non può mancare appunto Vannelli, in particolar modo il brano I just wanna stop. Accanto a lui di certo Stevie Wonder con I wish e il primo Pino Daniele con I Say I’ Sto Ccà.

Puoi anticiparci qualcosa sui futuri appuntamenti?

Per ora è tutto work in progress, la musica live mi attende ma è purtroppo ancora presto per organizzare delle date, nell’attesa mi occuperò di far ascoltare il più possibile il mio nuovo progetto. Non ho intenzione di dedicarmi ai concerti virtuali e alla fruizione online, non è il mio mondo. Aspetto quindi con trepidazione di potermi esibire dal vivo, io sono un uomo di live.

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