Intervista a Maestro Pellegrini. La bellezza di essere fragili

Intervista a Maestro Pellegrini. La bellezza di essere fragili
Fonte: Ufficio Stampa

Oggi è ufficialmente in formato disco negli stores Fragile, il primo album da solista di Maestro Pellegrini, chitarrista degli Zen Circus dal 2016. Tante sfaccettature per un’anima delicata, che trae forza dalla propria fragilità per creare musica ed esprimere a pieno con essa sé stesso. Fragile è un disco intimo e autobiografico, con al centro l’uomo che racconta frammenti della propria esistenza.

Con questo progetto Francesco Pellegrini si mette a nudo, ma il suo percorso non è solitario. Insieme a lui alcuni colleghi, amici di sempre, che lo supportano e lo accompagnano lungo il cammino. Polistrumentista, il Maestro è nato in una famiglia che respira musica sin dagli albori, crescendo quindi in un’atmosfera suggestiva che l’ha stimolato a produrre e a edificare la propria strada. Abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con l’artista, ecco la nostra intervista.

Ciao, Francesco! Iniziamo subito da Inattacabile, parlaci del pezzo.

Tutto il disco nasce da un’esigenza personale di raccontare la mia storia, la mia vita e (di riflesso) anche i miei sentimenti, paure e fragilità. Scavando dentro di me scopro ogni giorno persone particolarmente importanti, come appunto mia sorella Chiara. Il nostro rapporto ha subito un’evoluzione nel corso degli anni. Da bambini eravamo molto uniti e affezionati, poi crescendo una distanza spaziale si è interposta tra noi e questo ci ha allontanato fisicamente ma mai emotivamente. In questi ultimi dieci anni la nostra vita è cambiata, ma con questo brano ho voluto dedicarle un pezzo di me. Siamo due lati della stessa medaglia, molto simili, sebbene con caratteristiche differenti. Lei è inattacabile appunto, io invece più fragile.  

Fragile vol.1 e Fragile vol.2, tra analogie e differenze. È un unicum?

Sì! L’idea di dividere l’album in due volumi è scaturita dall’emergenza sanitaria, una decisione presa in sinergia con la mia etichetta. Il periodo della quarantena necessitava della musica, per cui ho deciso ugualmente di pubblicare i singoli, nonostante le difficoltà. I pezzi sono il frutto del mio lavoro e della collaborazione con ospiti che per me sono amici e che mi hanno accompagnato in questo percorso. Un artista che è rimasto in sordina, per poi fare il suo ingresso oggi nell’album è Francesco Motta, un compagno di sempre.

Il progetto Fragile rimane parallelo al percorso con gli Zen Circus o ne prende il posto?

Assolutamente, resta un progetto parallelo a quello della band. Faccio parte della famiglia Zen Circus da circa tre anni, sono il fratellino minore che stima grandemente i maggiori. I ragazzi hanno compreso a pieno la mia esigenza di dar vita a un progetto personale e mi hanno sostenuto in tutto, non è una cosa scontata e da poco. Siamo una band che dà piena libertà a ognuno di avere i propri spazi e questo ci rende ancora più coesi.

Ho perso la voce o l’ho messa in un cassetto”, cito da A volte ti capisco. Qual è oggi il tuo sogno nel cassetto?

Esatto, brava, hai colto nel segno! All’epoca, quando ho scritto il pezzo, il mio sogno accantonato era proprio quello di incidere un mio primo disco da solista e con Fragile l’ho realizzato. Oggi sono invece molto concentrato sul presente, ho tantissimi impegni, ma non smetto di sognare. Nel cassetto c’è di certo la voglia di riuscire a diplomarmi in fagotto entro febbraio 2022, è la mia impresa personale che spero di portare a compimento.

Infine, sei parte di una famiglia nata e cresciuta a pane e musica…

Sì, un’arma a doppio taglio. In Semplice cerco di spiegare la condizione del musicista, un punto di vista a volte distorto che non viene considerato come un lavoro ma una passione. Non si vede la fatica, l’impegno che comporta questa scelta di vita, le rinunce dovute all’esigenza di porre la propria arte prima di tutto. Io ho avuto la fortuna di avere un padre musicista, ma questo ha comportato anche dei contro. Crescere in una famiglia cullata dalla musica è un privilegio, ma ovviamente anche una fonte di pressione psicologica, è naturale. La strada che ho intrapreso è diversa da quella di mio padre, non ho lavorato nella bottega musicale di famiglia, ma ho scelto di rischiare e di aprirne una nuova che mi rappresentasse in toto.

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