Kublai. I dialoghi evocativi di un’amicizia improbabile

Kublai. I dialoghi evocativi di un’amicizia improbabile
Fonte: Ufficio stampa dell'artista

Il 22 settembre esce Orfano e Creatore, il primo singolo di Kublai, il nuovo progetto musicale targato Teo Manzo. Immerso in un’atmosfera onirica, il pezzo anticipa l’uscita di un album che si prospetta suggestivo e visionario, con al centro la storia di un’amicizia improbabile tra due personaggi apparentemente agli antipodi ma intimamente connessi. Marco Polo e l’imperatore Kublai sono infatti due facce della stessa medaglia, unite dalla comune solitudine. Marco è il cosmopolita, l’emblema dell’esploratore; mentre Kublai è lo stanziale, prigioniero del suo stesso regno e ignaro delle bellezze situate intorno a sé.

I testi dei brani inseriti nell’album si presentano come pensieri dei personaggi, flussi di coscienza e dialoghi evocativi tra i due, uno scambio vicendevole, che è ricchezza e fonte di conoscenza. Nato come un omaggio a un amico regista scomparso di recente, Orfano e Creatore è solo un primo assaggio, il biglietto da visita di un progetto che promette bene e che fonde insieme elettronica e cantautorato, avvolgendo l’ascoltatore in uno scenario notturno e intimistico. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Teo, ecco la nostra intervista…

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Fonte: Ufficio stampa dell’artista

Ciao, Teo! Kublai rievoca storia e leggenda, ma anche letteratura. Come mai questa scelta?

Kublai è lo pseudonimo di un progetto musicale che racconta un’amicizia tra due personaggi, facendo un po’ il verso all’amicizia che Italo Calvino descrive ne Le città invisibili, tra Marco Polo e l’imperatore Kublai. Le canzoni sono un dialogo tra questi due uomini, che appartengono a mondi situati agli antipodi ma che si incrociano dando vita a un’amicizia improbabile. La scelta del nome è stata quindi automatica, non deliberata, è nata da sé spontaneamente.  

Marco è un apolide, Kublai è invece quasi la stasi. Com’è Teo?

Direi un apolide però stanziale. La mia natura è abbastanza “Kublai”, vivo nella mia stanzetta e viaggio con l’immaginazione. La vita mi sprona a tendere verso la parte di Marco Polo e io mi sforzo per farlo, coltivo la curiosità e combatto la mia natura un po’ pigra.

Orfano e Creatore è il quotidiano immerso nel visionario. Parlaci del pezzo.

Il contesto sonoro e musicale è volutamente non esplicito, ma visionario ed evocativo. L’atmosfera onirica permea anche la sfera canora, non creando una narrazione univoca e palese, ma sfumata. Tutti i testi dei brani presenti nell’album sono pensieri dei personaggi, non racconti di episodi o avvenimenti concreti. Orfano e Creatore rappresenta due archetipi in cui Marco Polo e Kublai si riconoscono e di cui parlano, identificandosi vicendevolmente in entrambe le figure. Non è quindi chiaro chi sia l’orfano e chi il creatore, i ruoli sono un po’ interscambiabili. La prima strofa racconta l’archetipo dell’orfano, cioè di un abbandono materno, cui segue una seconda strofa dedicata al creatore, in cui fa da padrone un amore ritrovato.

Com’è nata l’idea del videoclip?

L’idea è nata grazie a Riccardo, un mio amico che faceva il regista e che ha scritto la sceneggiatura del videoclip. Un paio di anni fa purtroppo ci ha lasciato, per cui non ha mai visto la realizzazione del progetto, che ora si propone come un omaggio. Il videoclip prende le mosse da Le città invisibili e rappresenta tre dei luoghi descritti da Calvino. Marco Polo e Kublai viaggiano con la fantasia, creando un’atmosfera onirica in cui il primo racconta all’imperatore le bellezze del suo regno.

La notte è lo scenario di Orfano e Creatore, ma anche di Pellicano. Ti appartiene?

Direi assolutamente di sì e mi fa piacere che tu abbia notato questo aspetto, che ho visto anche io ma a posteriori. Vige sempre quest’atmosfera un po’ nottambula che corrisponde abbastanza al mio essere serotino.

Descrivici il nuovo album con tre aggettivi.

Magmatico, arioso e conturbante. Magmatico nel senso che questo disco è un laboratorio in cui si fondono insieme tanti generi e si accavallano in maniera anche un po’ confusa. Arioso perché c’è l’elemento del canto melodico, con linee vocali orecchiabili. Infine, conturbante, perché questo progetto è nato in un momento in cui nella mia vita regnava il caos e il risultato è un album che stimola la sfera emotiva e che risveglia personali istinti latenti, reazioni ma anche malinconie.

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