La nuova scena del jazz londinese: la musica come veicolo culturale

La nuova scena del jazz londinese: la musica come veicolo culturale
Il duo Yussef Kamaal (Fonte: Red Bull)

Lo scenario musicale del jazz londinese contemporaneo affonda radici profondissime e trova le sue origini nei discendenti delle colonie inglesi africane e caraibiche. La massiccia migrazione da queste colonie verso l’Europa, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, aumentò notevolmente e con essa aumentarono anche i musicisti caraibici che furono spediti nel Regno Unito per studiare musica.

Attorno a questo nuovo clima di fermento culturale, molti furono i musicisti che iniziarono a contaminare le sonorità classiche del jazz britannico con suoni tipici jamaicani, dell’hip-hop, del funk e dei ritmi africani.

In questo denso e stratificato tessuto socio-culturale, si colloca Gary Crosby, contrabbassista jazz di origini jamaicane che, insieme a Janine Irons, educatrice musicale britannica, ha dato vita al progetto Tomorrow’ Warriors. Dal 1991 forniscono un’istruzione musicale gratuita ai giovani ed in particolare ai discendenti della diaspora afro-caraibica, che non possono permettersi di accedere al sistema jazz londinese che ruota attorno all’ elitario mondo di conservatori e scuole private.

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(Fonte: Instagram Ezra Collective)

Eccoci allora alla scoperta di tre progetti musicali della nuova contemporanea e giovanissima scena jazz londinese, tutti figli della migrazione caraibica ed africana e due dei quali nati proprio dalla dedizione di Gary e Janine verso il loro progetto. Stiamo parlando di Femi Koleoso, che ha dato vita agli Ezra Collective, di Sheila Maurice-Grey con i suoi KOKOROKO e di Yussef Dayes e Kamaal Williams, che hanno creato il duo Yussef Kamaal.

A Brixton, Hackney e Peckham rievocando Mama Africa 

Iniziamo dai KOKOROKO, che in dialetto nigeriano significa “sii forte”. Questo gruppo, composto da ben otto elementi (per la maggior parte donne), è diretto dalla trombettista Sheila Maurice-Grey. Si ispirano alle loro solide radici nigeriane, prendono le mosse dai suoni originari dell’afrobeat per poi mischiarli alle tipiche sonorità “british” del jazz londinese. Il risultato è la rappresentazione di quella Londra stratificata, multietnica e piena di vitalità che gli stessi KOKOROKO definiscono come una tra le poche città ad essere pronta ad accogliere, assorbire e trasformare differenti culture e, con esse, stimoli e suoni diversi: “Londra è speciale”!

Altro collettivo da tenere d’occhio è quello degli Ezra Collective,  gruppo che si muove a cavallo tra i diversi generi dell’hip-hop, dell’afrobeat e del soul. I cinque giovanissimi componenti si ispirano a queste sonorità per creare un mix fresco e vivace, che simboleggia le loro diverse etnie, punto di forza del loro originale sound. Il leader della formazione è Femi Koleoso che, insieme al resto dal gruppo, ha dato vita a uno stile di musica che sembra essere creato volutamente per essere goduto e ballato e che si nutre, proprio come i KOKOROKO, di quel multiculturalismo che fa battere la capitale inglese. E l’ultimo album You can’t steal my joy è un riassunto del loro eclettismo che ha trovato molto seguito tra il pubblico, a giudicare i sold out degli ultimi live.

Quando Yussef Dayes e Kamaal Williams diedero vita a un ibrido

Prossima e ultima tappa di questo breve viaggio nell’intricata scena del jazz londinese contemporaneo è il progetto Yussef Kamaal, il duo formato da Yussef Dayes e Kamaal Williams, rispettivamente batterista e polistrumentista. Anche loro hanno cercato di avviare il jazz alla club culture, per distanziarlo invece da un pubblico ingessato che ha sempre considerato il jazz come uno status symbol. Sonorità sofisticate, eclettiche e a tratti anche elettroniche che si ispirano proprio alla cultura dei club anglosassoni e che strizzano l’occhio al jazz-funk degli anni ’70, per poi strascinarci in un groove energico e vibrante.

Tutti loro, nessuno escluso, hanno saputo rendere perfettamente attuale qualcosa che ormai veniva considerato “passato”, permettendo così al jazz di comunicare con la scena più urbana e underground dei club.

Certo è che tutti, chi più chi meno e a prescindere dalla loro etnia, hanno in comune la consapevolezza dell’essersi trovati nella città giusta, in una Londra pronta ad accogliere questo fermento culturale e a supportarlo. Viene quindi spontaneo chiedersi: cosa sarebbe successo se si fossero trovati in altre città? Una risposta non c’è. Ciò che è certo è che questa formula funziona ed è prolifera più che mai.

A dimostrazione di ciò, una notizia nota solo da pochi giorni: Blue Note e Decca Records, etichette discografiche, rilasceranno a settembre una compilation dal titolo Blue Note Re:imagined con delle tracce rivisitate da alcuni tra i giovanissimi artisti della nuova scena del jazz, tra cui proprio i nostri Ezra Collective.
La più importante label jazz americana affida i suoi reboot ad artisti anglosassoni, fuori dagli schemi e lontani dall’establishment. È una vera e propria rivoluzione in atto. 

 

Articolo a cura di Ottavia Marilungo

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