Tavo e la metafora di Theia. Le catastrofi come fonti di nuove opportunità

Tavo e la metafora di Theia. Le catastrofi come fonti di nuove opportunità

La scoperta dell’altro porta alla presa di coscienza della somiglianza tra noi, la sostanza è la stessa, siamo meno estranei di quanto pensiamo. Dalle catastrofi e dagli errori possono nascere le cose più belle, come la Luna, figlia della collisione della Terra con il pianeta Theia. Questo il concept alla base del nuovo album di Francesco Taverna, in arte Tavo, cantautore alessandrino classe ’93.

Theia è un disco autobiografico, in cui il viaggio nello spazio diventa metafora di un percorso interiore. Smarrimenti psicologici e attimi di vita vissuta sono il filo conduttore dei testi, frutto dell’abile uso di metafore oniriche e di un velo di ironia. L’astronauta e l’indiano solo i Virgilio di Tavo, le guide verso l’ignoto, per imparare dagli sbagli del passato e scoprire che la distanza ci rende appunto tutt’altro che diversi. Abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere al telefono con Francesco, ecco la nostra intervista.

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Ciao, Francesco! Iniziamo da Theia e l’intimo legame tra l’uomo e lo spazio. Descrivici l’album.

Theia è un nome piuttosto singolare che rimanda alla mitologia greca. Theia era la madre di Selene, la Luna. Era un pianeta gigantesco che a causa di un errore della sua orbita si è schiantato contro la Terra, su cui non esisteva ancora alcuna forma di vita fortunatamente, altrimenti sarebbe stata spazzata via in meno di un secondo. I detriti nati da questo impatto sono schizzati in orbita e col passare degli anni hanno generato la Luna. L’idea bella che sta dietro a tutta questa storia e che mi ha ispirato è stata una frase dello scrittore Roberto Mercadini che dice che la Luna è una Eva strappata dal fianco della Terra, una costola del nostro pianeta, costituita dalla sua stessa materia; questo concetto di distanza che però ci rende tutt’altro che diversi. 

Nel pezzo L’astronauta e l’indiano ci sono le tue due guide, simbolo delle esplorazioni umane…

Sì, esatto! L’astronauta e l’indiano sono i miei due compagni di viaggio, due simboli appunto della scoperta e che rendono ancora di più il disco autobiografico, essendo dei giocattoli di quando ero bambino. L’album racconta di persone che ho conosciuto, del rapporto con mia madre e di me. Il viaggio nello spazio è una metafora di un viaggio interiore, entrambi compiuti nell’ignoto.

In Tempo di ballare ritroviamo il rapporto con tua madre ma anche Alessandria. Come ha influito sulla tua musica?

Alessandria è grigia, di umore e di palazzi. È la mia casa, ma è anche un luogo in cui persino la squadra di calcio ha come soprannome “i grigi”, ti lascio immaginare quindi. Qui non esiste praticamente lo spazio per un panorama musicale, l’unico posto rimasto è il Laboratorio sociale, dove fanno spettacoli solo grossi e in cui ho suonato quest’anno per la presentazione del tour. Alessandria quindi è stato un punto da raggiungere, non di partenza. Il mio punto di partenza paradossalmente sono state Milano e Roma, che offrono molte più possibilità per chi suona.

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Sempre qui dici “tempo non toccare l’orologio”. Tutto si è fermato negli ultimi mesi, in che modo hai affrontato l’isolamento?

Di certo è stato traumatico, perché ciò che amo di questo mestiere (un vero atto di fede) è suonare dal vivo. Vedere tutta la mia attività traslata sui social, tra dirette e interviste, mi ha un po’ abbattuto perché il canale digitale per me è un mezzo per suonare, non il fine stesso. Spero che questa quarantena possa servire per puntare i riflettori sul panorama musicale che è scarsamente tutelato, dal lavoro degli artisti a quello dei tecnici. La grave situazione è palese e spero che possa essere uno stimolo per migliorare le normative.

In Sott’odio c’è la descrizione di una società che cambia, in discrepanza con la vecchia generazione…

Sì, io critico soprattutto i luoghi comuni e la disinformazione, che sono alla base purtroppo della società contemporanea. Penso e spero che questo periodo sia servito a mostrare quanto fragili siano i rapporti sui social. Prima della quarantena li vedevamo come un sostituito della vita reale, ora però ci siamo resi conto che è impossibile sostituire il rapporto umano. Mi auguro che questo possa portare a un rifiorire dei veri legami e alla voglia di uscire dalle mura domestiche, mettendo da parte qualche volta la realtà digitale.

Prima Sistema solare ora Theia, com’è nato questo interesse?

Sistema solare è uno dei primi pezzi che ho scritto, anche se l’album è poi uscito solo due anni fa. Sono un amante dei concept album e cerco sempre di mantenere la struttura e un filo conduttore tra i brani, anche il prossimo album sarà infatti così, seguirà una logica musicale ma anche visiva, grazie all’aiuto del grafico Lorenzo Chiesa. Anche le copertine saranno collegate tra loro e formeranno un quadro unico, un girone infernale dantesco che segue un filo logico.

Immagina un feat con un artista della scena musicale contemporanea.

Senza alcun dubbio Francesco Motta, mi piace un sacco. L’ho visto dal vivo e credo che sia stato uno dei più bei live a cui abbia mai partecipato. Quando vai al concerto di un cantante italiano solitamente non hai lo stesso impatto che trovi a un live di un artista internazionale, con Motta invece è diverso, trovi l’impatto.

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