Intervista ai Santamarya. Cooper e la metafora del sogno

Intervista ai Santamarya. Cooper e la metafora del sogno

I protagonisti dell’intervista di oggi sono i Santamarya, band originaria della Tuscia Viterbese composta da Leonardo Belleggi (voce), Francesco Brunetti (chitarra), Gabriele Santoni (basso) e Filippo Potenziani (batteria). Sonorità ricercate e un po’ vintage fanno da compagne a un’atmosfera straniante, in cui il sogno è il protagonista principale. Ispirati dal mondo del cinema e dai profumi della provincia, i Santamarya sono pronti a far uscire in autunno il loro album d’esordio, già preannunciato da Fantasmi, Amsterdam e Cooper, tre brani evocativi e in bilico tra realtà e sogno. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Leonardo, ecco la nostra intervista.

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Ciao, Leonardo! In Cooper ritroviamo un’atmosfera onirica e intima alla ricerca della verità. Descrivici il pezzo.

Il brano è nato un paio di anni fa. Avevo appena finito di vedere la serie tv Twin Peaks, sotto consiglio di Filippo, il batterista, ed ero molto soddisfatto. Intanto stavo anche cercando di scrivere qualcosa e la serie mi ha coinvolto così tanto da conquistare la mia scrittura. Ho immaginato di vivere in prima persona la storia raccontata e da qui ha avuto inizio tutto. Forse può sembrare un po’ strano che si scriva un pezzo su una serie tv, ma è stato tutto davvero così spontaneo e naturale. Dopodiché è diventata la nostra canzone della quarantena e abbiamo deciso di farla conoscere agli ascoltatori e farla uscire quindi come singolo prima della pubblicazione dell’album.    

Riferimenti cinematografici ma anche videoclip che sono dei corti ben realizzati. Parlaci del tuo rapporto con il cinema.

Ho un ottimo rapporto con il cinema, preferisco di gran lunga i film alle serie tv e amo particolarmente alcuni registi quali David Lynch e Stanley Kubrick. Ultimamente però sto aprendo i miei orizzonti e apprezzando anche qualche serie più moderna come Dark, presente su Netflix. Il cinema ha influenzato parecchio le nostre canzoni ed è una passione comune che lega tutti i membri del gruppo.    

Un tema che ricorre in Cooper ma anche in Amsterdam e Fantasmi è quello del sogno…

Sì! La verità sta dentro i sogni e tutto ruota intorno a essi. Cooper è infatti un po’ una metafora per indicare che le cose belle della vita, le aspettative e le speranze sono nei sogni e che è importante coltivarli tutti i giorni. Un sogno è però anche l’idea di far parte di un gruppo, di scrivere musica e di condividere questa passione insieme.

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Santamarya e Viterbo. Che influenza ha avuto?

La provincia ti influenza parecchio sia nel modo di scrivere sia di vivere. È sicuramente più difficile emergere dalla provincia rispetto che dalla città, però Viterbo ha anche molti aspetti interessanti e che sono stati fonte di ispirazione per noi, come i suoi stessi abitanti.

A breve uscirà il vostro album di esordio. Descrivilo con tre parole.

Direi onirico, piacevole e particolare. L’album è il manifesto di una sonorità più dolce rispetto al suono massiccio che va adesso per la maggiore, penso per esempio alla Trap. Il nostro stile è differente e questo ci contraddistingue nel panorama contemporaneo. Speriamo di poter far ascoltare a tutti al più presto l’intero disco, che sarebbe dovuto uscire già prima dell’estate. La pandemia ha cambiato e procrastinato i nostri piani, nei prossimi mesi faremo conoscere agli ascoltatori altri pezzi e in autunno l’album vedrà finalmente la luce.  

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