Rycott. Il flusso di coscienza della musica elettronica made in Sicily

Rycott. Il flusso di coscienza della musica elettronica made in Sicily
Fonte: Pagina Facebook di Rycott

Il protagonista dell’intervista di oggi è Federico Gentile, in arte Rycott, producer di musica elettronica made in Sicily. I suoi lavori sono l’espressione della sua anima, l’intrecciarsi di gioie e di dolori, l’evoluzione della mente. Ogni traccia è un’istantanea di attimi vissuti, in cui si manifesta l’alternarsi del caos e della quiete dei pensieri.

Il processo creativo alla base dei suoi pezzi è scardinato dagli schemi precostituiti e libero dai vincoli della musica mainstream, con l’intento di cercare sempre qualcosa di diverso e sperimentare nuove sonorità. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Rycott, che ci ha raccontato le sensazioni che generano la sua arte, intima ed evocativa, suggestiva e adrenalinica.

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Fonte: Pagina Facebook di Rycott

Ciao, Federico! Reale e onirico. Parlaci della tua musica.

La mia musica è l’espressione di ciò che sento, la manifestazione di tutto quello che nascondo dentro di me. Quando suono cerco di incanalare tutte le sofferenze e la parte di me un po’ più triste e malinconica nel binario dell’arte, con l’obiettivo di trasformare poi tutto in qualcosa di creativo e produttivo. Alla base ci sono le mie sensazioni, che si tramutano in musica.

Con Ipo (Look What You’ve Done) ti sei cimentato come videomaker, come nasce l’idea del videoclip?

L’isolamento provoca noia e la noia può essere trasformata in qualcosa di utile, da qui è nato il videoclip, che già avevo in mente da un po’ di tempo. Non ho mai avuto esperienza come videomaker, è stato qualcosa di inedito. Volevo cercare di raccontare la mia quarantena, facendo vedere per esempio dal terrazzo un tramonto che purtroppo non era ancora possibile ammirare con gli amici sulla spiaggia, mostrando i particolari evocativi della casa in alternativa ai dettagli suggestivi della natura.

Per te il 2020 è stato prolifico, penso anche a Ricostruzione al computer di un parassita obbligato. Parlaci del progetto.

La raccolta contiene inediti e remix, lavori vecchi e sperimentazioni frutto del periodo di isolamento. Ho deciso di riprendere idee di qualche anno fa, le ho rieditate per produrre qualcosa di nuovo e sfruttare al meglio il tempo della quarantena.

Facciamo un salto indietro. Origami, where perfection is an error, da dove nasce questo titolo?

La perfezione non esiste, è inutile provare a cercarla. Se la trovi è solo per errore, non è reale. Quando è uscito l’album il titolo era differente, così come la copertina. All’inizio infatti non c’era il riferimento all’origami, giunto in seguito quando ho avuto l’idea di inserire la fotografia di un foglio di carta accartocciato, che rappresenta appunto l’origami di un errore.

La musica elettronica è un genere non ancora mainstream nella realtà in cui viviamo. Quali sono i pro e i contro?

Essere un po’ una voce fuori dal coro ti permette di non sottostare alle rigide regole di una major che, sì ti sostiene, ma modifica anche il tuo lavoro. La mia musica mi permette di essere totalmente libero e di esprimermi tramite i mezzi a me più consoni, mostrando a pieno l’istinto creativo. Tanti però sono anche i contro. Non essere mainstream significa non raggiungere un’ampia fetta di ascoltatori e questo per chi fa musica è un male, giustamente. In Italia la mentalità però si sta aprendo e l’elettronica sta prendendo sempre più piede, sebbene siamo ancora indietro rispetto ad altre Nazioni, penso alla Germania o al Regno Unito.

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