Intervista a Jesse The Faccio: “La fiducia è un rischio, ma mi piace correrlo”

Intervista a Jesse The Faccio: “La fiducia è un rischio, ma mi piace correrlo”

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere al telefono con Jesse The Faccio, interessante volto dell’attuale scena musicale adriatica in cui sonorità Lo-Fi di matrice nord-americana si incontrano con il cantautorato italiano, in un’atmosfera quasi onirica e di gusto punk. Dopo l’esordio avvenuto nel 2018 con I Soldi per New York, Jesse torna ora con Verde, un album che ruota intorno al concetto di speranza. Il disco è infatti un percorso catartico con al centro Verde pt. 2, un pezzo strumentale che segna il netto superamento del cinismo e l’abbandono nelle braccia della speranza, una necessità urgente per l’uomo contemporaneo.

Jesse The Faccio 2

Ciao, Jesse! Partiamo subito dal focus del nuovo disco Verde. Nella vita tu dai più importanza alla speranza o sei un po’ cinico?

Diciamo che forse sono un po’ più cinico. Credo però pienamente nella speranza e quindi ho bisogno che ci sia, ho la necessità di darle grande importanza soprattutto in un momento come quello che stiamo vivendo. Di solito però nella mia vita sono una persona poco speranzosa e sto cercando di lavorare e di impegnarmi molto in tal senso.

In Verde fai riferimento alla stagione migliore. Qual è per te?

Penso che sia questa che ci stiamo un po’ giocando con la quarantena. In primavera non fa né troppo caldo né troppo freddo e si può mettere il giubbotto di jeans, una delle cose più belle che abbiano mai inventato.

Nei tuoi pezzi ci sono diversi riferimenti musicali. Da ragazzino com’eri? Cosa ascoltavi?

Sin da piccolissimo ho sempre ascoltato un sacco di grunge anni ’90 e tutto quello che riguardava i Nirvana principalmente, arrivati alle mie orecchie tramite casa. Dopo ho ovviamente attraversato anche io la fase metal che ha interessato un po’ tutta la mia generazione, per poi passare all’ascolto dell’indie rock, soprattutto di stampo inglese, come i Franz Ferdinand, gli Arctic Monkeys e i The fool. Crescendo mi sono avvicinato invece alla musica italiana, dal cantautorato al punk degli Skiantos e dei CCCP.

In Yaz dici “Carta bianca a chi ti vuole bene”. Sei una persona che dà fiducia facilmente?

Assolutamente sì, è una cosa secondo me fondamentale, possibilmente reciproca certo. Io ci metto veramente poco a fidarmi degli altri, rimanendo infatti molto spesso deluso poi dal loro comportamento. La fiducia è un rischio, ma mi piace correrlo.

Concludi il brano facendo riferimento ai tatuaggi. Ne hai? Ti piacciono?

Sì, mi piacciono parecchio. Ne ho solo uno, però, che ho fatto quando è uscito il mio disco d’esordio I Soldi per New York. Era il mio primo tatuaggio e l’ho fatto in mezzo a 50 persone in un negozio di computer a Padova, mentre a mezzanotte stavamo festeggiando l’uscita dell’album. È una bandiera degli Stati Uniti stilizzata.

Verde pt. 2 è un pezzo strumentale. Pensi di portarlo ai live?

Sì, assolutamente, è un pezzo pieno di carica. Nelle prove infatti stavamo pensando di inserirlo in mezzo o addirittura in apertura come intro dei live, che speriamo possano riprendere al più presto. È l’unico brano tra l’altro che è nato lavorando in saletta.

I video dei tuoi pezzi sono molto diversi tra loro. Cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi videoclip?

Inizialmente il progetto prevedeva di concentrarmi su una parte più grafica in questo album e distogliermi quindi dall’idea dei videoclip del primo disco. Con Samuele Canestrari è nato il video di Caviglie ed è andata molto bene. Dopo ci siamo totalmente dedicati ai singoli e abbiamo un po’ accantonato il progetto, le idee sono state messe da parte e nel video di 666 abbiamo fatto qualcosa di diverso e improvvisato. Per il futuro invece è quasi pronto un singolo estivo, nel cui videoclip penso che cercheremo di fare una cosa più anni ’90, abbandonando quindi di nuovo la grafica.

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